Cantastorie per vocazione

Meeting&Cocktail bar –

Social media, videobox, volantini da collezionisti e una carta che canta. Dietro l’exploit del Micca Club di Roma una squadra che sa esaltarne i valori

Non ci sono tante strade per emergere. Ce n'è una: la vostra. Lo scrittore inglese Alexander Pope diceva che “i pazzi osano dove gli angeli temono d'andare”. Forse è arrivato il tempo di abbandonare la via maestra e strabattuta, per imboccare la strada secondaria, e da lì proseguire con coerenza fino a destinazione. Cercando di portare avanti il progetto, senza trascurare nessun dettaglio. Proposta gastronomica, divise dello staff, drink, scelte artistiche, strategie di marketing. Se vogliamo renderci riconoscibili, ogni tessera per comporre il nostro mosaico dovrà essere scelta con cura. In poche parole dovremmo munirci di un'identità, precisa e unica, che ci faccia spiccare nel mucchio. Risponde alle suddette caratteristiche il Micca Club di Roma. Inaugurato nel 2006, quattro anni prima che a Sanremo esplodesse il caso Dita Von Teese, è un locale specializzato in burlesque e, più in generale, nel recupero storico, artistico e intellettuale dell'immaginario rétro, con spettacoli come il Velvet Cabaret, show d'altri tempi con ballerini di tip tap, cantanti, illusionisti. Il concept del locale, frutto di un lavoro di squadra tra il direttore artistico Alessandro Casella e il proprietario Massimo Innocenti Jr, ha mirato a trasferire in una location di intrattenimento l'esperienza de Il Giaguaro Magazine (di cui Casella è stato il creatore), una rivista revival che spazia da balli anni Venti a spettacoli anni Sessanta. Da qui la scelta dei concerti dal vivo che alternano vari generi - jazz, soul, beat, rock'n'roll -, sia quella dei dj set, dove sui piatti gira solo il vinile. In pochi anni questo spazio dalla proposta fuori schema è stato capace di calamitare artisti noti e un grande pubblico grazie a un'unica arma: la coerenza. Tutto nel locale è a tema. Oltre agli spettacoli, il locale si propone come palco per corsi di burlesque, ma anche come laboratorio per il workshop Cocktail Story, dedicato alla riscoperta e valorizzazione dei cocktail d'antan.

Una squadra di comunicatori

Dietro la complessa macchina organizzativa si muove uno staff di comunicazione, composto da tre specialiste e capitanato da Alessandro Casella, che è stato capace di valorizzare la curiosa offerta del locale di via Pietro Micca 7, all'Esquilino. «Il successo del Micca Club - spiega Casella - si deve a più fattori, fra i quali la proposta artistica, la qualità del bar e del servizio. Su queste basi concrete ed essenziali, la comunicazione gioca un ruolo chiave. Partiamo sempre da un contenuto per poi comunicarlo in una forma artistica. La forza del locale sta nell'avere al suo interno un team creativo, che è in grado di produrre un evento nel suo complesso: dalla selezione degli artisti alla scelta dell'immagine della comunicazione. Ed è per questo che la comunicazione si rivela vincente».
L'attività del locale romano è comunicata attraverso molti canali: dall'attività di ufficio stampa ai social network e blog, da Facebook a Twitter , passando per YouTube dove sono presenti con un canale dedicato con video di grande qualità a cominciare dal promo “Tutto questo è… Micca Club” fino all'incantevole “Cocktails and Wines” con protagonista il bartender Daniele Gentili (lo trovate anche su www.miccaclub.com). «Oltre a questo - prosegue Casella - produciamo diversi flyer che spesso diventano dei gadget per i nostri clienti e, in certi casi, veri oggetti da collezione. Abbiamo avuto in passato anche una postazione radio all'interno del Micca Club dove ogni sera era prevista la diretta su una radio romana. L'unica figura su cui non puntiamo è il classico pr: ciò che conta per noi sono i contenuti e lo stile della nostra comunicazione». Un capitolo a parte merita un altro jolly del locale: la carta dei cocktail. Diciotto pagine, impreziosite da immagini d'epoca, nelle quali trovano spazio oltre ai drink della casa delle pietre angolari della miscelazione d'epoca, cadute per anni nel dimenticatoio e oggi di nuovo alla ribalta nel mondo. Drink come il Planter's Punch o il Sazerac. E a margine di ogni ricetta, giusto per spingere la vendita, c'è una breve curiosità legata al drink in questione.
«La carta - sottolinea Gentili - è il vero biglietto da visita. Lo stile, la grafica e il contenuto sono gli elementi che fanno la differenza tra un menu vincente che identificherà in maniera inconfondibile il locale, e una lista che non coinvolge il cliente e che porta a chiuderlo dopo pochi secondi e a rivolgersi al banco con il solito: Per me un Mojito…». Alla promozione dei drink tramite la carta, si aggiunge quella altrettanto efficace messa in campo da barman e camerieri. «Stimolare il cliente a far ricadere la sua scelta in una delle proposte della casa è un'arte. Abbiamo introdotto il servizio al carrello per i nostri habitué. Un modo teatrale di fare cocktail che ci ha portato ottimi risultati».

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