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Tecnologia –

Gli apparecchi elettrici professionali devono rispondere a precise norme di sicurezza. Con tanto di certificati di garanzia al seguito

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Piastre per panini, vetrine refrigerate, frigo e congelatori, forni a microonde, lavastoviglie o lavabicchieri sono tutti strumenti fondamentali per un bar. Non se ne può fare a meno, ma quando li si acquista attenzione: devono rispondere a precise caratteristiche costruttive che l’acquirente, cioè il barista, deve poter riscontrare sulle etichette dei prodotti e sui libretti d’istruzione all’uso. «In realtà – spiega Gaetano Bonarrigo, esperto di Imq, l’Istituto italiano del marchio di qualità – gli apparecchi professionali non sono diversi, dal punto di vista della certificazione, dagli elettrodomestici destinati alla casa. In particolare quelli che utilizzano energia elettrica devono rispondere a criteri di sicurezza e di compatibilità elettromagnetica. La conformità ai requisiti è attestata dalla presenza della marcatura CE sui prodotti». Il simbolo CE è una sorta di autocertificazione. Spiega Bonarrigo: «Le direttive chiedono al fabbricante di produrre una dichiarazione di conformità, una sorta di presa di coscienza dei requisiti che devono avere i prodotti e di assunzione di responsabilità con cui si dichiara che il proprio apparecchio soddisfa i requisiti minimi di sicurezza richiesti dalle direttive. Per assolvere a questi requisiti i produttori più scrupolosi si avvalgono del supporto di un ente di certificazione terzo, per l’esecusione dei test e la verifica del materiale documentale necessario per una responsabile e corretta apposizione della marcatura CE. Ne ottengono una documentazione che deve essere tenuta a disposizione delle autorità competenti in caso di controllo».

Enti terzi di certificazione

Oltre alla presenza della marcatura CE bisogna assicurarsi che il prodotto sia corredato da una dichiarazione di conformità, un documento firmato dal legale rappresentante dell’azienda distributrice che deve riportare il nome del prodotto, i dati tecnici, i riferimenti alle direttive applicabili. Spesso però, guardando il prodotto o il libretto, si notano altri simboli, come i marchi di sicurezza. Questi indicano che il prodotto, su incarico del produttore, è stato sottoposto da un ente terzo di certificazione ai test di rispondenza alle norme EN. Le realtà accreditate a operare come ente di certificazione sono presenti in tutti i Paesi. In Italia opera Imq che, oltre al suo marchio, può rilasciare, per esempio, il marchio collettivo Enec e quello Imq Gs. Tra gli altri enti di certificazione europei ci sono Aenor, Nf, Ove, Intertek. Sui prodotti destinati anche ai Paesi extraueropei possono poi essere presenti anche marchi di conformità ai requisiti stranieri, come Ccc per la Cina, Csa per il Nord America o il marchio Gost per la Federazione Russa.

Un’etichetta energetica volontaria

Gli apparecchi elettrici professionali non hanno invece l’obbligo dell’etichetta energetica, che indica i consumi elettrici, come avviene invece per lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, congelatori e, ora, anche televisori destinati all’uso domestico. Qualcosa si sta però muovendo a livello volontario. Da marzo è entrata in uso un’etichetta energetica per i frigoriferi professionali a cui Ceced Italia, la sezione italiana del consorzio europeo dei costruttori di elettrodomestici (per la casa e professionali), ha lavorato per oltre quattro anni insieme con i produttori associati e con Imq. «Si tratta – spiega ancora Bonarrigo – di un’etichettatura non obbligatoria, ma che anticipa i tempi e mette i produttori aderenti in una posizione di vantaggio, soprattutto in previsione di regolamenti nazionali o regionali, attualmente in definizione, che potrebbero incentivare l’acquisto di apparecchi professionali a risparmio energetico». Se comprate un frigorifero o un congelatore per il bar provate a chiedere se ha l’etichetta energetica.
Tutti gli apparecchi con parti a contatto con gli alimenti devono poi rispondere alla normativa sulla compatibilità alimentare, definita dal regolamento CE 1935/2004.
La norma prevede l’uso di materiali inerti che non rilascino sostanze nel cibo. Inoltre vanno impiegate accortezze nella produzione per garantire la massima igiene delle superfici: per esempio angoli smussati dove non possa depositarsi lo sporco. Va soprattutto prestata attenzione al libretto del prodotto, che deve contenere istruzioni per il trattamento dei materiali a contatto con il cibo e indicazioni per la rintracciabilità del materiale. Queste informazioni, nel caso di commercio all’ingrosso, tipico degli apparecchi professionali, devono essere visibili sui documenti di accompagnamento e su etichette e imballaggi. Il produttore deve poi fornire una dichiarazione scritta che attesti la conformità alle norme e deve tenere in sede, a disposizione delle autorità, una documentazione completa per dimostrare la veridicità della dichiarazione.
Anche in questo caso, i produttori più seri si rivolgono a enti terzi di certificazione per attestare la compatibilità alimentare dei loro prodotti.

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