Bar del futuro, ambienti pensati a misura di experience

Nella cultura e nella tradizione italiane il bar è sempre stato il luogo di socializzazione. In molte zone della Penisola lo è ancora adesso, un po’ come lo sono ancora i pub in Inghilterra o in Scozia. Ma in molte altre aree, soprattutto quelle urbane, questa funzione si è un po’ persa per fare anche dei bar urbani tanti “nonluoghi”, come li definirebbe l’antropologo francese Marc Augé: ambienti che frequentiamo con regolarità ma in cui, in definitiva siamo estranei. Nonluoghi sono, ad esempio, gli aeroporti, le stazioni, i centri commerciali e rischiano anche di diventarlo tanti bar italiani. Come possiamo fare in modo che ciò non accada? Un’idea, in tal senso, è stata proposta a Baritalia Hub, il 13 e 14 giugno scorsi, dall’architetto Simone Micheli e dal weddinng designer Mauro Adami, che insieme hanno sviluppato il progetto Concept Bar 2.0 – CAFè Atelier. Uno spazio che, nell’allestimento milanese curato per Bargiornale, si presentava come uno spazio aperto, in cui oltre al bancone, bianco e nero, punto d’attrazione del locale, si distinguevano anche molti altri elementi: tappeti rotondi con impresso il volto degli ideatori del concept, appendiabiti appesi al soffitto con vestiti da sposa, sedute, lampade ed elementi decorativi in tubolare metallico a forma di bicchieri e calici, alternati a sgabelli bassi in legno.

Location coreografica

Uno spazio aperto e plastico che Micheli definisce: «Smart, avvolgente, totalizzante, che moltiplica le sue funzioni e che offre variegate possibilità di interazione». Un bar, ha detto provocatoriamente l’architetto toscano: «Dove per assurdo si potrebbe arrivare a proporre un caffè a 7 euro e mezzo perché quello che offre non è soltanto un prodotto ma un’esperienza fuori dal comune». Aggiunge Adami: «Si tratta di un progetto che trasforma il bar in uno spazio in cui è possibile rappresentare quello che si vuole: può essere un atelier ma anche una location per performance, tanto che non parlerei di arredo o di allestimento, ma di una coreografia». In questo scenario il bancone, ad esempio. diventa quasi un palco, un luogo di esibizione.

Connessione con i social

Non un’operazione fine a se stessa, quella di Concept Bar 2.0 - Cafè Atelier ma un concept pronto a farsi concreto e diventare un locale “in carne e ossa”. «Oggi - spiega Micheli - è già possibile dar vita a luoghi che esprimano i significati mostrati a Baritalia Hub, con l’avvertenza che ogni attore coinvolto si prenda carico delle effettive responsabilità e diriga la sua mente verso la sperimentazione, l’analisi, l’ibridazione, l’innovazione. La realizzazione di un luogo del genere, infatti, non termina con la sua esecuzione pratica, ma giorno dopo giorno il suo valore deve essere rinforzato e la sua essenza rinnovata e riplasmata, affinché non cessi mai di essere smart, interattivo e rivolto al futuro». È la tecnologia? Ci si aspetterebbe di vederla in ogni angolo, mentre in realtà non si nota. Risponde Adami: «La tecnologia c’è, ma è sotterranea. Si concentra nei controlli delle luci e dell’audio e, ovviamente, anche nella parte gestionale. Per il resto, per rendere davvero hi tech un locale tutto quello che serve è una rete wi-fi efficiente. La tecnologia è infatti ormai addosso a ciascuno di noi. Inutile, dunque, investire in tecnologie nell’allestimento per scoprire poi che tra qualche anno saranno già obsolete. In realtà la connessione deve essere più sottile e più profonda e si annida nei social, attraverso i quali  far conoscere gli eventi che animano il bar del futuro».

 

I due autori del progetto

Simone Micheli

È una delle “archistar” italiane più conosciute nel mondo, fondatore nel 1990 dell’omonimo studio di architettura e, nel 2003, della società di progettazione Simone Micheli Architectural Hero. Moltissime le sue partecipazioni a eventi internazionali in cui ha rappresentato l’immagine dell’Italia. È anche docente al Poli.Design e alla Scuola Politecnica di Design di Milano. I suoi interessi progettuali si indirizzano al mondo residenziale e della collettività e lo hanno portato a creazioni anche nel settore dell’ospitalità, delle spa e del wellness che sono state premiate in tutto il mondo. 

Mauro Adami

Wedding Designer e Global Stylist. È direttore artistico del team Domo Adami e un creativo capace di trasformare l’idea in progetto. Crea abiti da sposa, ha inventato il concept #Domoadamievents e ha dato vita alla Domo Adami Academy, in cui mette il suo know-how a disposizione dei professionisti del settore. È stato scelto per gli allestimenti di eventi di rilievo come Macef Homi e Cosmoprof e per trasmissioni tv come “Cambio vita… mi sposo” e “Mi ha lasciato… cambio vita”, trasmesse su Sky Discovery Real Time, o come “Cristina Parodi Live” in onda su La7.

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