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Barawards 2018, professionisti e locali sul podio

Una partecipata e festosa serata di gala ha celebrato i vincitori di Barawards 2018, il premio che vuole valorizzare le eccellenze dell’ospitalità made in Italy, promosso da Bargiornale, Ristoranti, Dolcegiornale e WeBar. A fare da palcoscenico alla quarta edizione dell’evento con la regia artistica di Mauro Adami, lo scenografico Unicredit Pavilion ubicato nel cuore della Milano verticale. A premiare  Stefano Nincevich, giornalista di Bargiornale, insieme a Rossella De Stefano, direttore della testata.

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    La serata ha alternato momenti di intrattenimento con il contributo di un trio artistico d’eccezione formato dalla violinista Elena Cirillo, dalla dj Valentina Sartorio e dall’arpista Silvia Minardi a momenti di partecipazione durante le numerose premiazioni dei Barawards che hanno visto più di una cinquantina di professionisti dell’ospitalità italiana calcare il palco dell’Unicredit Pavilion per ritirare i loro riconoscimenti. Molti i volti noti presenti ai Barawards come i bartender Flavio Angiolillo, Filippo Sisti e Mario Farulla, gli chef Giancarlo Perbellini, Vito Mollica, Eugenio Boer e Lara Pasquarelli, i maestri pasticceri Alessandro Servida, Andrea Besuschio, Marco Pedron, Davide Comaschi e Federica Russo.

    Super ospiti in platea

    Tra i super ospiti in platea il campione Bruno Vanzan, il maestro del bartending italiano Dario Comini, l’organizzatore di eventi Danilo Bellucci e il “gustosofo” Michele Di Carlo. Qualificata e nutrita anche la presenza di esponenti del mondo del caffè come Andrea Antonelli, Fabio Dotti ed Elisa Urdich. Tra i protagonisti più applauditi anche i rappresentanti di note aziende della nostra bar industry che si sono classificate ai primi tre posti delle nove categorie previste dal Premio Innovazione dell’Anno. Evento nell’evento, la celebrazione dei primi quarant’anni di vita di Bargiornale con il taglio simbolico da parte di Ivo Nardella, editore della testata, di una torta con quaranta candeline. A chiudere in bellezza la serata, allo scoccare della mezzanotte,  i 12 professionisti bartender del nostro Drink Team al completo che hanno dato appuntamento ai Barawards 2019. C.B.

La bar industry che innova

Anche quest’anno pioggia di premi per la bar industry che fa innovazione. Un Premio all’Innovazione che, anno dopo anno, guadagna attenzione e visibilità: nel 2018, infatti, sono stati ben 79 i prodotti finalisti. E all’Unicredit Pavilion di Milano, lo scorso 10 dicembre, sono stati finalmente svelati i prodotti vincitori del prestigioso riconoscimento ed ecco i loro nomi. Per la categoria alcolici, il primo premio è andato a Martini Fiero, aperitivo di Martini realizzato con una miscela di selezionati vini bianchi a cui sono stati aggiunte scorze di arance dolci e mandarini della Murcia (Spagna). A ritirare il premio Manuel Greco, advocacy manager di Bacardi-Martini.

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    In quella dei superalcolici ha trionfato Jefferson Amaro Importante del Vecchio Magazzino Doganale. A ritirare il premio Ivano Trombino e Domenico Dragone. MeMento, base versatile per la preparazione di drink, si è invece classificato al primo posto nella categoria dei preparati per cocktail. A ritirare il premio, l’ideatore e ceo di MeMento Eugenio Muraro insieme al bartender Andrea Montagnana.

    Drink e foodservice

    Per la categoria bibite si è distinto Frapshake, innovativa linea di bevande fredde targata Natfood. A ritirare il premio Alessandra Caletti, responsabile marketing di Natfood con il bartender Charles Flamminio. Per la categoria caffè e bevande calde, la palma della vittoria è andata a Mermaid Latte di Foodness: bevanda “rosa” a base di estratti funzionali. A ritirare il premio Sabrina Negrini, responsabile controllo qualità dell’azienda emiliana. Unico Gelato Espresso si è guadagnato la vetta della categoria foodservice dolce. A ritirare il premio Fabrizio Maroni e Francesco Reali. Mentre per la categoria foodservice salato, si è imposto Il Grissino 1936 di San Carlo. A ritirare il premio il brand manager Marco Mangiarotti.

    Arredi, attrezzature e tecnologie

    Nella categoria attrezzature e tecnologie, ha vinto il Combi Wave Smart di Techfood: forno multiuso e multifunzione per cuocere e riscaldare alimenti. A ritirare il premio, Gabriele Iori, responsabile marketing e comunicazione di Techfood. Infine, per la categoria strumenti di servizio e arredi ha guadagnato la prima posizione il Secchiello Timber di Italesse. A ritirare il premio Massimo Barducci, amministratore delegato di Italesse. C.B.

Alla Terrazza Martini di Milano ultima tappa di Caffè Torino

Alla Terrazza Martini di Milano si è svolto l’episodio finale del 2018 di Caffè Torino, il bar itinerante di Casa Bacardi Martini, punto d’incontro tra ospiti internazionali della bar industry e i barman italiani. Un tour che sotto l’egida di un tema generale, gli imminenti 100 anni del Negroni, ha creato una tavola rotonda formata da masterclass con nomi di punta e ospiti dietro il banco. La prima tappa dell’anno si è svolta ad Aperitivi & Co Experience, all’interno di F.I.C.O. Eataly Bologna, con la presenza di Matteo Di Ienno (Locale, Firenze, peraltro fresco vincitore del titolo di Cocktail Bar dell’Anno ai Barawards 2018) e Alessandro Zampieri (Il Mercante, Venezia), seguito da quattro giorni di attività a settembre all’interno di Terra Madre – Salone del Gusto 2018 di Torino, con ospite Remy Savage dell’Artesian di Londra. A ottobre è stata la volta di Simone Caporale al Bar Cavour di Torino, mentre a novembre ben quattro appuntamenti che hanno visto come ospiti Yuri Gelmini (Surfer’s Den, Milano), Mirko Turconi (Piano 35, Torino) e Giorgio Bargiani (Connaught Bar, Londra).

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    L’ultima tappa di Caffè Torino per quest’anno non poteva avere luogo in una location più iconica: Terrazza Martini ha aperto le porte del quindicesimo piano ai professionisti del settore accorsi in un lunedì dicembrino freddo e frizzante quanto un buon Americano: il giusto. L’incontro di Milano chiude la kermesse per il 2018 apponendo un sigillo su di un concept dal bilancio positivo, come confermano Roberta Mariani e Nicola Piazza, rispettivamente global ed Italian brand ambassador Martini, presenti a supervisionare e supportare le attività della giornata. La tappa meneghina ha visto avvicendarsi ospiti di diversa estrazione professionale, ma accomunati dalla militanza sotto la bandiera del buon bere: Nikos Bakoulis ha portato da Atene uno spaccato del suo Clumsies (settimo posto nei World’s 50 Best Bars 2018) e deliziato la platea con alcune eccellenti rivisitazioni del Negroni, mentre Stefano Nincevich, responsabile iniziative speciali di Bargiornale, ha raccontato “come si è arrivati a tutto questo”: una passeggiata tra le strade della Milano da bere, le mode, i drink, gli aperitivi e il loro significato sociale dagli anni ’80 all’odiernagolden age, con il piglio divertito del testimone oculare.

    Finale con il gran cerimoniere Mauro Lotti

    Chiusura in bellezza con il gran cerimoniere Mauro Lotti che, con gustosissimi aneddoti in prima persona sul Negroni nella Firenze del dopoguerra e sui suoi anni al Grand Hotel di Roma, ha anche confessato una bonaria idiosincrasia per il drink del Conte. Conclusasi la parte per la mente, si è indugiato su un aspetto decisamente più ludico, con ospite, dietro il bar, tutto il team di Rita & Cocktails. La super squadra guidata da Edoardo Nono, per l’occasione in elegante giacca bianca, è stata impegnata fino a tarda serata a mescolare classici e signature drink per un after party al gusto Dolce Vita sul tetto di una Milano con le luci come sempre accese. S.N. (ha collaborato Giuseppe Caterino).

Gran finale a Firenze della Campari Barman Competition

Ben 420 barman e barlady si sono recentemente affrontati con altrettante varianti originali sul tema “Negroni” in occasione della 6.a edizione di Campari Barman Competition.
Nel 2019 ricorre infatti il centenario della creazione del cocktail Negroni, preparato la prima volta dal barman Fosco Scarselli al Caffè Casoni di via Tornabuoni a Firenze, su proposta del conte Camillo Negroni che, reduce dalle esperienze londinesi, desiderava un Americano “rinforzato” con un terzo di gin al posto del seltz, insieme ai due tradizionali terzi di Bitter Campari e Vermouth Rosso.

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    Insieme alla ricetta, i numerosissimi partecipanti hanno dovuto inviare una breve descrizione della rispettiva proposta, chiarendo le suggestioni a cui si sono voluti ispirare. Dopo un’accurata preselezione web, i 420 barman selezionati si sono esibiti, tra il 26 novembre e il 5 dicembre, in gruppi di trenta suddivisi in 14 tappe nelle città di Milano, Imola, Roma, Bari e Catania.

    Campari Barman of the Year

    A Firenze il 14 gennaio i nove semifinalisti dovranno, oltre che realizzare tre esemplari della rispettiva ricetta, superare un test teorico-degustativo sul mondo Campari. La somma dei punteggi delle due prove aprirà le porte a 3 barman che si affronteranno il giorno successivo, sempre a Firenze, per aggiudicarsi il titolo di Campari Barman of the Year. Assistiti da un tutor, inoltre, dovranno effettuare una prova di miscelazione su di un tema a sorpresa. Al vincitore sarà aggiudicato un Master di specializzazione Campari Experience presso la Campari Academy, oltre a partecipare al Guest Bartending Programme, tour itinerante in locali e a eventi in Italia e all’estero, e a sessioni di training per educational Campari. L’iscrizione al percorso formativo Bar Master è riservato al secondo classificato, mentre al terzo andrà in premio un kit bartender personalizzato. R.G.

Al Prima di Milano cibo e drink sono di conforto

Viaggio Allucinante è un film del 1966 basato su un romanzo del grande autore di fantascienza Isaac Asimov. Una squadra di micronauti a bordo di un miscroscopico sottomarino, si perde e si ritrova tra le cellule del corpo umano. È un viaggio nel profondo, direi più profondo non si può. Sempre nel 1966 il Palm Beach Post pubblica un racconto che per la prima volta menziona il comfort food.È quel genere di cibo a cui gli adulti si rivolgono quando sono sottoposti a forte stress emotivo”. Tutti, a qualsiasi latitudine, hanno il proprio. Ed è un cibo legato a filo doppio con la nostra infanzia.

  • Mary Poppins

    Ingredienti
    40 ml di vodka al basilico
    60 ml acqua di pomodoro
    15 ml limone fresco
    15 ml salsa Worcestershire
    Salsa Piccante 3 dash sriracha
    Sale di sedano qb
    Pepe qb

    Presentazione
    Throwing

     

  • Soldato Ryan

    Ingredienti
    40 ml Michters rye whisky
    20 ml Bitter del Professore
    15 ml aperitivo rosato
    15 ml infuso di camomilla e frutti rossi
    10 ml sherbet di agrumi
    7,5 ml lime fresco

    Preparazione
    Shake & Double Strain

     

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    È un nutrimento che calma i nervi, ci concede una sosta mentre siamo in corsa e ci riallinea con i pianeti come avrebbero cantato gli idoli hippy Fifth Dimension, qualche anno dopo, durante la Summer of Love. Ora, con un salto spazio-temporale degno della Space Age, atterriamo ai giorni nostri. E precisamente sul Naviglio Grande a Milano dove, in barba a Il Milanese Imbruttito e al suo “Chi va piano non è di Milano”, ha aperto uno spazio multifunzionale intitolato al culto del comfort food (e del comfort drink), al piacere della tavola, senza limiti di tempo e all’ozio massimo. Rudy Corpetti e Gianluca Proietti, i giovani autori di questo visionario progetto, si sono fatti portabandiera del piacere della tavola come espressione di emozioni forti legate ai sapori e profumi del nostro passato. «L’essenza di Prima Comfort Food & Bar è un concetto di cucina semplice, che poggia le proprie basi sulla volontà di far emergere attraverso il cibo, profumi e sapori rimasti sospesi nel tempo di prima». Tra le specialità dello chef Stefano Crea, proposte a rotazione stagionale, c’è un punto fermo. Parliamo della Pinsa, interpretazione di una ricetta dei tempi dell’Antica Roma, che qui a bordo Navigli è leggera e croccante, fatta con la selezione di farina di frumento, riso e soia, con alta idratazione e lunga lievitazione con lievito madre. Attualmente nel menu specialità come Terrina di zucca, scarola e taleggio; Acquadelle fritte, limone e zenzero; Tonno, fichi, burrata, cipolla caramellata e chips di pane…Domani chissà. Un’altra stagione arriverà e anche i menu cambieranno. Parliamo di menu al plurale perché anche la lista dei cocktail è varia e mutevole. Daniele “Dana” Molaro, bar manager con il capo barman Marco Serio e Andrea Daprà, presentano 14 signature della casa giocati su basi alcoliche differenti. Spazio a buoni mezcal, Tequila, Calvados, gin, vodka e bourbon per la costruzione di drink eccellenti, semplici e mai banali. Sotto ve ne riportiamo alcuni esempi.

    Il pregio di una super atmosfera

    Il resto del Prima lo fa l’atmosfera. Complice un progetto architettonico, curato da Michael David, che ha saputo creare ambientazioni diverse, ma contigue nella loro eleganza. A cominciare dalla cucina e proseguendo con i materiali di pregio utilizzati: legno, marmo, rame e pietra che prendono ispirazione da un arredamento passato, ma rivisitato in chiave contemporanea, un mix & match selezionato con cura, a partire dai dettagli. I mosaici a pavimento e sugli archi ricordano le storiche abitazioni cubane dei primi del Novecento, l’isola centrale fronte bar è tipica delle vecchie brasserie parigine, il retro banco bar richiama le vetrate anni Venti e alcuni elementi caratterizzanti come le sedie in formica della pinseria, tipiche degli anni sessanta e i piatti appesi alle pareti, sono rivisitazioni artistiche di quelli più artigianali che si trovavano nelle trattorie italiane degli anni Cinquanta. Salti temporali che ci fanno apprezzare quanto di buono e di bello c’era Prima. Per ultimo, ma non per importanza, c’è il locale segreto ricavato nel piano interrato. Si chiama Oblio, inaugurerà a gennaio, ma una foto siamo riuscita a rubargliela e la trovate qui. S.N.

Peck apre nel cuore della nuova Milano

Il glorioso Peck esce per la prima volta dal tracciato di via Spadari, delle 5 Vie e della Milano medievale per insediarsi nel cuore della Milano verticale, quella del CityLife Shopping District (il più grande distretto commerciale urbano d’Italia) sotto le le torri di Allianz, Generali e, presto, anche di PWC. «Il nuovo spazio – racconta Leone Marzotto, la cui famiglia ha rilevato il marchio nel 2013 dalla famiglia Stoppani e che dal 2016 ne è l’amministratore delegato – ha quattro anime: gastronomia, ristorante, enoteca e cocktail bar. E si tratta di un’apertura doppiamente storica: non solo è la prima volta che Peck apre a Milano fuori dal proprio quartiere, ma questo negozio è anche il primo dei nuovi Peck. La sfida è portare la nostra altissima idea di qualità, di servizio e la nostra passione a contatto con pubblici nuovi: con innovazioni destinate a durare nel tempo, e senza inseguire trend o mode passeggere».

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    È, dunque, probabile che presto vedremo l’apertura in città di nuove gastronomie fregiate con lo storico marchio fondato nel 1883. Intanto, il “prototipo” di Peck CityLife si presenta, dunque, ricco di occasioni di consumo: dal “mangiare in gastronomia” – i clienti potranno gustare i cibi seduti al bancone – al nuovo ristorante (50 coperti) aperto a pranzo e a cena con menu differenti. Le proposte variano moltissimo e, ovviamente, non mancano i must di Peck come l’insalata russa, il paté, il vitello tonnato, lo storione insieme ai classici della tradizione milanese come il risotto giallo con ossobuco e la cotoletta.

    Un cocktail bar dalle grandi ambizioni

    L’enoteca in comunicazione “fluida” con le altre aree del locale, mette in scena una collezione di vini e distillati disposti teatralmente su un’importante parete che espone una selezione di 150 etichette, italiane e francesi. Appassionati e curiosi potranno farsi consigliare dai due sommelier della casa sia per la mescita sul luogo, sia per l’acquisto di bottiglie da asporto. Lo spazio sarà anche teatro di incontri dove poter conoscere i produttori di alcune etichette pregiate e degustare annate importanti delle migliori cantine. Infine, forse la novità più eclatante del nuovo Peck: un vero e proprio cocktail bar con tanto di bottigliera (circa 150 etichette), drink list (11 signature cocktail, vini al calice e una ricca selezione di distillati) e uno staff dedicato capitanato da Riccardo Brotto (prezzo consumazione minimo aperitivo 12 euro). Quest’ultimo vanta un corposo curriculum di esperienze soprattutto all’estero (5 anni a Londra lavorando al Cahoots, alSushi Samba e al Crazy Bear e in Australia al Bolt Hole) e in Italia (al Pinch di Milano) e divide il banco con due aiuti barman, Lorenzo Burrone e Basma Najmi. «Abbiamo messo a punto dei cocktail che riflettono la storicità di Peck ma anche la sua contemporaneità  – sottolinea Brotto – come, ad esempio, Il Dandi, rivisitazione del Boulevardier a base di whisky giapponese Taketsuru, essenza di legno d’acero, Campari, zafferano, Barolo Chinato e Sangue Morlacco, o lo Spadaiquiri, gioco di parole  tra Daiquiri e Via Spadari dove sorge il il negozio Peck sin dal 1883, a base di rum agricole, Dom Benedictine, limone e zafferano. Sarà una bella sfida in quanto a differenza delle altre aree, quella del cocktail bar è una proposta assolutamente inedita per Peck, ma abbiamo numerose iniziative in programma per diventare presto un polo d’attrazione per tutto il quartiere di CityLife».

    Design elegante ed essenziale

    Il progetto è stato affidato allo Studio Vudafieri-Saverino Partners che per il design degli interni ha reso omaggio alla Milano del dopoguerra, della ricostruzione, del miracolo economico, della grande operosità e progettualità meneghina: il pavimento richiama la pietra milanese storica, il ceppo di Gré delle cave del Lago d’Iseo. Il controsoffitto del ristorante, a losanghe di legno, cita Villa Necchi Campiglio di Portaluppi, così come i montanti che reggono le mensole rievocano la Torre Velasca di BBPR. Per le sedute invece è stato scelto Gio Ponti (foto courtesy Peck). C.B.

Mixologia e cucina in un club di ispirazione martiniana

Metti un famoso club del centro storico, punto di riferimento per schiere di giovani per una serata in musica a Roma. Metti un nome importante, Martini, che oltre ad aver concesso il nome e il logo, fa da partner ufficiale, e mette a segno quindi la sua prima bandierina sulla Capitale. Metti un giovane chef promettente in cucina, Giulio Ancaiani, cresciuto alla scuola di Arcangelo Dandini ed ex di Passetto, mentre al bar c’è il mixologist Stefano Franzon.

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    Tutto questo è My Martini, il cui spazio attiguo è occupato dal già consolidato Sharivari, aperto sempre dall’imprenditore Fabrizio Martiradonna, titolare di entrambi i locali. E se lo Sharivari è aperto dalla mattina presto per le colazioni, a notte inoltrata per la discoteca, My Martini è operativo dall’ora dell’aperitivo all’after dinner nella zona lounge bar, passando per il momento principale, la cena gourmet, con prezzi fra i 40 e i 60 euro e un concept basato su ottime materie prime e metodi di cottura innovativi, per dar vita a una cucina con alcuni piatti d’ispirazione fusion. Tra i primi spicca, ad esempio, la Tartare di ricciola mediterranea con guacamole e lamponi e, tra i secondi, il Tonno panato con blend di sesamo tostato, carciofi alla romana e salsa teriyaki. Tra i dessert, non potevano poi mancare dolci griffati come il TiraMysù con Vermouth Martini o il Tortino mon cheri con Dry Martini e amarena.

    Atmosfera barocca e foto di David La Chapelle

    Sul lato beverage spiccano sia una carta dei vini importante, con un focus sugli champagne, che una selezione di cocktail e distillati non ordinari, scelti fra prodotti internazionali di nicchia. Una cinquantina i coperti, distribuiti fra le due eleganti sale dall’aspetto glamour, sulle cui pareti spiccano quadri realizzati da fotografie di David La Chapelle, noto per la sua attività nel campo della moda e in pubblicità, in cui si mescolano visioni oniriche e atmosfere barocche (foto di Matteo Bizzarri per Ciak si cucina). A.T.

Da Off il bancone è un palcoscenico

Quella di Off è una scommessa: dar vita a un dinner club esclusivo in un quartiere di periferia di Roma, Casal Bertone. Un rione finora conosciuto solo per i centri commerciali, su cui gli imprenditori Matteo di Persio e Francesco Curcio hanno puntato, mettendo sul piatto un locale di grandi dimensioni (400 mq su 3 livelli) congegnato e disegnato dall’architetto e progettista Antonino Cardillo. Protagonisti due barman di fama come Patrizio Boschetto (già Achilli al Dom) e Luca Devon Moroni (ex Acquolina e brand ambassador Molinari) e una coppia in cucina e nella vita, entrambi ex del ristorante stellato All’Oro, Adriano Magnoli, ex sous chef di Riccardo Di Giacinto e Antonella Mascolo, che nello stesso ristorante era la pastry chef.

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    Appena entrati, lo sguardo non può che posarsi sul bancone del bar, che domina il piano terra, dalle luci volutamente soffuse e un’atmosfera da lounge bar. Circa 25 i posti a sedere più una decina al banco: uno schema che si ripete anche nella zona ristorante. Il palco su cui si muovono Boschetto e Moroni è un bancone di marmo nero a specchio, che esalta il lavoro del mixologist grazie alla retroilluminazione progettata per rendere il bartender il protagonista assoluto della scena.

    Sake particolari e asian food

    In drink list, una decina di signature dagli echi giapponesi, in cui l’elemento orientale è spesso caratterizzato da etichette giapponesi non comuni, come particolari sake e shochu. Si gioca molto sul filone del food pairing e del cibo liquido, tanto che i drink vengono serviti con uno snack dal sapore orientale. Inoltre c’è un menù di distillati con oltre 200 etichette fra premium e superiori. Per quanto riguarda la zona ristorante, coordinata dal restaurant manager Paolo Carrara, basta scendere al livello inferiore del locale per entrare nel regno asian gourmet di Magnoli e Mascolo. I menù degustazione saranno da 50 e 70 euro. In alternativa, per chi sceglie un’esperienza giapponese a tutto tondo, basta sedersi al bancone del piano di sotto e osservare il sushi-man in azione (per le foto dell’articolo si ringrazia l’architetto Antonino Cardillo – © Antonino Cardillo architetto). A.T.

Siete pronti per la sfida sul riso?

Siete pronti? Siete carichi? Ormai ci siamo, ha preso il via la nuova edizione del Premio Gallo 2019 – Specialista del riso. Un prodotto protagonista della grande tradizione gastronomica italiana, che i giovani cuochi o aspiranti tali sono chiamati a interpretare in modo personale e innovativo. Il riso è ovviamente il protagonista della sfida, che lascia ampio spazio alla fantasia dei partecipanti, chiamati a interpretare un ingrediente versatile come il riso in modo inedito, utilizzando almeno un prodotto Riso Gallo fra i seguenti: Carnaroli Riserva, Venere, Originario, 3 Cereali, Aroma. Gli spunti non mancano certo, perché il riso consente infiniti abbinamenti e stili di preparazione: dal raviolo farcito con riso all’arancina creativa, dal sartù ai timballi, dai piatti unici alle verdure farcite, dalle torte di riso dolci o salate: le possibilità gastronomiche sono ampie.

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    A questo punto a voi l’iniziativa: ogni candidato può inviare – entro il 15 febbraio 2019 – fino a tre ricette, compilando il form di adesione sul sito www.ristorantiweb.com. Ogni ricetta deve essere corredata da ingredienti, dosi, tempi, preparazione e una fotografia del piatto finito. Uno staff di esperti selezionerà le ricette inviate, individuando 10 nominativi che si contenderanno la finalissima, che si terrà a Milano entro il 30 aprile 2019, quando dovranno preparare dal vivo e di fronte alla giuria la loro ricetta. In palio importanti premi per i primi tre classificati in strumenti di cottura Ballarini 1889 Professionale: al primo 3.000 €, 2.000 al secondo e 1.000 al terzo. E al primo in classifica, il premio più ambito: vedere pubblicata la foto del proprio piatto sulla copertina della undicesima edizione della Guida Gallo, oltre a proporre la propria specialità nella serata di gala in occasione della presentazione della Guida, prevista a ottobre 2019.

    Fatevi sotto, la sfida è aperta!

Torna Rosso Antico, quando l’innovazione segue la tradizione

Anni ’60, anni rivoluzionari del boom economico e delle rivolte giovanili, nascono il raggio laser e i fumetti, si diffondono le minigonne e il bikini e Martin Luter King con i suoi discorsi cambierà la storia. Questo clima di rivoluzione e novità non risparmia neanche il mondo degli spirits; è il 1962 quando, dall’esperienza liquoristica della Distilleria Jean Buton, nasce Rosso Antico, un aperitivo originale a base di vino dal sapore deciso e dall’iconica bottiglia, il cui successo negli anni a seguire gli varrà l’appellativo di “Principe degli aperitivi“. Oggi nel 2018 quello stesso prodotto, grazie a Gruppo Montenegro, torna sul mercato con una riattualizzazione della formula originaria e un restyling volto a recuperarne l’immagine storica che lo rese tanto riconoscibile negli anni ’60 e ’70. Adatto ad essere bevuto in coppa come allora o miscelato nei più iconici cocktail con il vermouth: Negroni e Americano su tutti per citarne solo un paio.

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Le erbe aromatiche

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I gradi alcolici

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Il formato

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    Rosso Antico è un vermouth dalla formula complessa, a costituirlo la attenta unione di vini bianchi selezionati e la sapiente scelta di ben 33 erbe aromatiche. Tra queste tre diverse specie di Artemisia: l’Assenzio maggiore, l’Assenzio pontico e l’Assenzio gentile, che unite conferiscono a Rosso Antico la sua peculiare personalità e amaricità, ma anche il legno di sandalo, il pimento, la violetta e la noce moscata, tutti protagonisti del sapore raffinato del Principe degli aperitivi. Ma la vera regina del bouquet di Rosso Antico è però l’Ireos Florentina, nota come la più pregiata varietà di iris esistente, è quest’ultima a donare al vermouth la sua tipica e indistinguibile nota floreale. l’iris, in ossequio alla ricetta tradizionale, viene lavorata singolarmente attraverso un processo artigianale così da conservarne ed esaltarne i principi aromatici.

    Restyling che riporta alle origini

    Anche le nuova bottiglia di Rosso Antico, sottoposta a restyling da RobilantAssociati, vuole richiamare alle origine di questo vermouth, il packaging riprende la forma originale e riporta infatti in evidenza dettagli storici del prodotto come la scritta in rilievo “Premiata Distilleria“, l’anno di fondazione (1820) e la firma di Jean Buton anch’essi in rilievo. L’etichetta riporta invece le erbe aromatiche del prodotto, al centro di tutto lo stemma della distilleria. M.M.

Il mondo del food&beverage a ExpoRivaHotel

C’è un appuntamento da segnare in agenda: a Riva del Garda (Tn), dal 3 al 6 febbraio 2019, si terrà la 43a edizione di ExpoRivaHotel, la fiera dedicata al mondo horeca. Un evento che già nella scorsa edizione ha riscosso il grande interesse di operatori professionali e aziende, con oltre 27mila visitatori, 39mila metri quadrati occupati e un totale di 521 espositori presenti, oltre 100 fra degustazioni, show cooking e seminari formativi.

Aree tematiche

Quattro le aree tematiche su cui si sviluppa la manifestazione: Coffee&Beverage, su 6.500 metri espositivi, che presenterà il meglio in tema di caffè, the, infusi, acque minerali, succhi di frutta, bevande analcoliche, birre industriali, birre artigianali, vini, distillati e liquori.
Food&Equipment è il settore che ricopre quasi un terzo dell’intera offerta espositiva della fiera: due padiglioni in cui trovare l’eccellenza culinaria italiana, prodotti alimentari e materie prime per la ristorazione professionale, prodotti per gelateria e pasticceria, attrezzature e grandi impianti, blocchi cucina, prodotti e macchinari per la detergenza. M.B.

(Foto di Jacopo Salvi)

Quanto manca?

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    Tendenze in evidenza

    Fra le tendenze “forti” individuate, che saranno in evidenza in queste due aree durante la manifestazione, temi come il biologico, il veganismo e i superfoods. Per quanto riguarda il beverage all’interno di RPM – Riva Pianeta Mixology, special project dedicato al bere miscelato, si terranno vari seminari: tra questi, nelle giornate di lunedì 4 e martedì 5 febbraio terranno i loro workshop bartender di chiara fama, quali Flavio Angiolillo, Samuele Ambrosi, Claudio Peri, Gianni Zottola e Leonardo Veronesi (Project Manager di RPM e relatore). I temi: “Dietro le quinte del Rivabar” (Leonardo Veronesi); “Innovare senza strafare” (Flavio Angiolillo); “Tiki is not tropical: l’evoluzione del Planeters Punch” (Gianni Zottola); “Cloackroom cocktail lab: how we make your drinks” (Samuele Ambrosi); “The new soda Jerk’s cocktails and attitude” (Claudio Peri).
    Importante anche l’area Indoor&Outdoor Contract, dedicata ad arredo e accessori per interno ed esterno, arredo bagno, forniture tessili, tappezzerie e moquette, arredo e accessori per la tavola, tecnologie e sistemi informatici, articoli cortesia. Infine, lo spazio Eco Wellness&Technology, contenitore di idee e novità legate al settore del benessere, del risparmio energetico, attrezzature e prodotti per centri benessere, sistemi e tecnologie per hotel e ristoranti.
    Biglietti acquistabili in fiera (giornaliero 25 euro, 18 se acquistato online).

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