Bar industry, i 6 italiani che contano (e influenzano) di più

Simone Caporale (16°), Ago Perrone (28°), Mario Farulla (55°), Diego Ferrari (83°), Giacomo Giannotti (91°) e Dario Comini (94°). Sono loro gli unici sei professionisti italiani che figurano nella classifica dei 100 top influencer stilata da Drinks International, autorevole testata britannica nota per compilare ogni anno graduatorie e classifiche, molte seguite e considerate dagli addetti ai lavori della bar industry, su locali, cocktail, categorie di spirit e brand a livello globale (Bar World 100 – The Industry’s Most Influential Figures). Una graduatoria, quella dei 100 top influencer, compilata sulla base delle risposte di 100 opinionisti da tutto il mondo provenienti in maggioranza dal mondo dei media e della comunicazione (quasi il 60% del panel) ma anche da formatori, organizzatori di eventi, consulenti e brand ambassador.

  • “Altro…”

    Ad ognuno degli opinionisti coinvolti, è stato chiesto di indicare i nomi di 10 personaggi del bartending internazionale che, a prescindere dalla loro bravura o status, stanno, oggi, imprimendo un nuovo passo alla bar industry, innovando standard, sfidando le convenzioni o ispirando con il loro esempio altri loro colleghi. Non più di tre voti potevano andare a professionisti residenti nella propria città e non più di cinque a professionisti della stessa nazionalità. Infine, non si poteva votare per se stessi e votare personaggi in conflitto di interessi. Quest’anno, il podio è stato monopolizzato dalla coppia Monica Berg e Alex Kratena del Tayer + Elementary di Londra, rispettivamente al 1° e 2° posto. Il terzo posto è invece andato all’imprenditore Ryan Chetiyawardana, alias Mr. Lyan. Per la cronaca, l’anno scorso era stato proprio Mr. Lyan a conquistare la prima piazza, tallonato da Kratena e da David Wondrich, scrittore e autore di apprezzati testi sulla storia della miscelazione. Una classifica che parla inglese, più della metà dei 100 top influencer sono di nazionalità americana o britannica, con New York e Londra che si confermano le piazze di riferimento della cultura internazionale del bere.

    L’importanza di creare una community

    Della striminzita pattuglia tricolore (ma è andata meglio dell’anno scorso, quando gli italiani erano solo cinque) due su sei lavorano stabilmente in Italia (Farulla e Comini) mentre gli altri si dividono tra Londra (Caporale e Perrone), Madrid (Giannotti) e l’Europa (Ferrari). Considerato l’alto livello medio dei nostri professionisti e soprattutto la loro massiccia presenza all’estero in qualità di imprenditori, bar manager, bartender, consulenti ecc. in locali iconici e di tendenza del bartending internazionale si poteva ragionevolmente sperare in qualcosa di più. Forse, il professionismo, l’esperienza, la gavetta non bastano più. Oggi servono anche altre “abilità” e basta leggere i profili dei 100 top influencer per capirlo: dalla capacità di comunicare a quella di sviluppare iniziative parallele o complementari al core business (dalle attività di charity alla creazione e al lancio, ad esempio, di un proprio spirit). E, soprattutto, l’abilità di fare community e di aggregare, a livello trasversale, pubblici diversi. Solo così, forse, si riesce nell’impresa di conquistare un posto al sole come influencer. C.B.

Simone Caporale, la ricetta per diventare un top influencer

Secondo Drinks International, sei il professionista italiano con il punteggio più alto nella classifica mondiale dei top influencer. Come ti senti?

Mi fa molto piacere. Ma non mi monto certo la testa. In fondo, se pensiamo all’universo dei contatti che un professionista può avere, si tratta di un giudizio dato da un panel che rappresenta un numero ristretto di persone.

 

Nella classifica compaiono solo sei professionisti di nazionalità italiana. Non ti sembrano un po’ pochi rispetto, ad esempio, alla massiccia presenza di imprenditori, bar manager e bartender italiani che lavorano all’estero per la bar industry?

Direi che la quantità è importante ma non è tutto. È molto più importante la qualità delle persone. Registro, a questo proposito, l’assenza di un grande professionista come Salvatore Calabrese.

 

Se dovessi dare un consiglio a chi vuole intraprendere la carriera di influencer, che cosa gli suggeriresti?

Primo, di non dimenticarsi mai che la professione di bartender è un lavoro che si fa dal vivo. Non è un lavoro che si fa da remoto o dietro a un computer. È, dunque, essenziale, essere prima di tutto bravi, competenti e concentrati sul quello che si fa quotidianamente dietro al banco. Poi, una volta terminato il proprio turno di lavoro, è necessario dedicare ogni minuto che resta della giornata alle attività di networking. E, a volte, non basta dare il 100%. Occorre dare il 200%!

Clicca sulle foto e scopri la storia dei nostri influencer

16° - Simone Caporale, consulente (Londra)

Consulente freelance dal 2019, ha lanciato diversi brand di spirit e co-fondato la piattaforma formativa P(our). Il suo nuovo locale, Sips, aprirà presto a Barcellona in collaborazione con Marc Alvarez, discepolo di Ferran Adrià

 

28° - Ago Perrone, The Connaught (Londra)

Modello di eleganza e professionalità, è alla guida di un team che si è distinto ai massimi livelli nelle più importanti competizioni internazionali. Durante il lockdown, si è prodigato in attività on line di supporto all’industry e di raccolta fondi ai lavoratori del settore

55° - Mario Farulla, Chapter (Roma)

Dopo aver portato alla ribalta internazionale Baccano, è oggi impegnato nel lancio del Lobby Bar del Chapter, boutique hotel della Capitale. Mixologist di talento, si è distinto, durante il periodo di lockdown, in attività di formazione e live chats con la community della bar industry.

 

83° - Diego Ferrari, Cocktail Art/Brand Ambassador Matusalem (Milano)

Personaggio poliedrico, si è fatto conoscere grazie al suo sito Cocktail Art e al lavoro sulla miscelazione a bassa gradazione alla Rotonda Bistro di Milano. Scrittore e saggista, oggi ricopre anche il ruolo di brand ambassador per il rum Matusalem

91° - Giacomo Giannotti, Paradiso (Barcellona)

Professionista dotato di una straordinaria creatività ha fatto del suo Paradiso, un locale icona che ha rivoluzionato i codici della miscelazione e della guest experience. Durante il lockdown, non si è mai fermato lavorando online e progettando Galileo, il suo nuovo bar

94° - Dario Comini, Nottingham Forest (Milano)

Mixologist molecolare ed esperto delle tecniche più avanzate nel mondo della miscelazione, si è costruito una reputazione inossidabile in campo internazionale. Tra le sue mille attività anche quelle di consulente, scrittore, organizzatore di eventi e mentore della bar industry

Barawards 2020: le candidature chiudono sabato 10 ottobre

Conto alla rovescia per le candidature alla nuova edizione di Barawards. Mancano infatti pochissimi giorni alla chiusura della prima fase del premio dedicato alle eccellenze dell’ospitalità made in Italy. Il termine fissato per la chiusura delle candidature è infatti sabato 10 ottobre. Un premio che, mai come quest’anno, vuole mettere in luce chi, pur nelle estreme difficoltà del periodo attuale, non ha rinunciato a perseguire l’obiettivo di un’ospitalità di grande qualità. Ma, al contrario, ha provato a rilanciare, mettendo in campo tutte le proprie migliori energie imprenditoriali, umane, di inventiva e di capacità di accoglienza. Cerchiamo imprenditori coraggiosi che possano essere di esempio e di guida per tutti quelli che non vogliono rinunciare al proprio sogno: continuare a servire i propri clienti nel migliore dei modi possibili, facendogli vivere esperienze capaci di rendere loro migliore la vita, anche solo per una sera. Barawards quest’anno ha ampliato i propri orizzonti, con nuove categorie dedicate all’hotellerie e ai suoi protagonisti. Cinque le testate del Gruppo Tecniche Nuove coinvolte: Bargiornale, Dolcegiornale, Hotel Domani, Ristoranti e WeBar.

  • “Altro…”

    Dodici le categorie in palio tra i professionisti: Bartender dell’anno, Bartender under 30 dell’anno, Bartender italiano all’estero dell’anno, Bar manager dell’anno, Bar team dell’anno, Barista dell’anno, Cuoco dell’anno, Pasticcere/gelatiere dell’anno, Albergatore dell’anno, General manager d’albergo dell’anno, Brand ambassador spirit dell’anno, Brand ambassador coffee&more dell’anno. Nove i premi da assegnare per bar, ristoranti, alberghi, pasticcerie e gelaterie: Cocktail bar dell’anno, Bar caffetteria dell’anno, Bar pasticceria/gelateria dell’anno, Bar rivelazione dell’anno, Bar d’albergo dell’anno, Ristorante rivelazione dell’anno, Ristorante d’albergo dell’anno, Hotel dell’anno e Hotel rivelazione dell’anno. Sotto i riflettori ci saranno anche le industrie dell’horeca che innovano: il Premio Barawards Innovazione dell’anno andrà ai prodotti, ai servizi, alle attrezzature e alle tecnologie più innovative lanciate sul mercato nell’ultimo anno (da luglio 2019 a oggi). Per garantire una festa dell’eccellenza dell’ospitalità italiana nel pieno rispetto delle norme anti Covid-19, la serata di gala di Barawards quest’anno si terrà in una location d’eccezione. Il central point di Superstudio Più a Milano, 2.500 metri quadri di spazio per accogliere gli ospiti in sicurezza e con il giusto distanziamento. Il Barawards Dinner Gala andrà in scena lunedì 11 gennaio 2021. A.M.

Empanadas, gastronomia, pastificio, vini. Perdomo & soci allargano l’impresa

Matias Perdomo, Simon Press e Thomas Piras – il consolidato trio di soci dello stellato ristorante Contraste  e del bistrot Exit in piazza Erculea a Milano – già da tempo pensavano a nuovi progetti da varare; poi ci si è messa di mezzo la pandemia e le cose sono andate un po’ più per le lunghe. Ma ora ci siamo, e alla grande, addirittura con quattro nuove attività, sempre a Milano, che saranno operative a partire da ottobre. Spiega Perdomo: «In questo momento abbiamo tre cantieri aperti, per altrettanti progetti. In via San Maurilio angolo via Torino a metà ottobre apriremo Empanadas del Flaco (il soprannome di Simon Press, vero motore di questo progetto)».

  • “Altro…”

    «Il locale è piccolo, pensato per l’asporto o per il consumo on the go, anche se siamo riusciti a ricavare qualche coperto all’interno. Qui dovrà essere il prodotto a “parlare” al cliente, perché per il tipo di locale che stiamo creando i consumi saranno veloci. Tutto ruota attorno alle tipiche empanadas sudamericane di carne, di pesce, di formaggio e vegetariane (circa 75 g di peso ciascuna), con orario dalle 11 di mattina fino a sera. La parte produttiva sarà localizzata nel nostro laboratorio a Lambrate, dove abbiamo 130 mq di cucina; qui facciamo ricerca e produzione, comprese alcune lavorazioni di Contraste. Le empanadas verranno prodotte lì e poi rifinite nel punto vendita. Il bello, al di là della varietà dei gusti, è che le empanadas sono un prodotto che anche il giorno dopo sono ottime, basta rigenerarle al microonde o in forno. Si tratta di un format che si presta a essere replicato, speriamo che sia ben accolto dai milanesi». Altra idea, altra formula è quella di Roc (acronimo di Rosticceria Origine Contraste). «Visto quello che è successo in questi mesi di lockdown – dice lo chef – non potevamo non pensare a un progetto di gastronomia a domicilio, che consenta di mangiare bene a casa propria, con il know how del ristorante. Roc vuole essere una rosticceria on line con consegne organizzate con motorini elettrici, per impattare meno sull’ambiente. Nel menu non avremo abbinamenti preordinati, ma piatti da combinare a piacere; di base sono ricette classiche, ma con un tocco alla Contraste; il tutto confezionato in vaschette monoporzione termosigillate, indicate anche per la rigenerazione. Ci piacerebbe che poco alla volta nella clientela di Roc passasse il concetto di “compri oggi ma puoi mangiarlo anche domani”, non quindi come un delivery (che prevede un consumo immediato), ma quasi come una vera dispensa di casa. L’ulteriore sviluppo, a breve, sarà far diventare Roc anche un luogo reale, una gastronomia 2.0 dove non solo ci saranno i piatti, ma potremo organizzare incontri con fornitori locali o fare degustazioni». Il tutto con un costo accessibile, che si aggira tra 6 e 10 euro a piatto. Ancora. A metà ottobre dovrebbe vedere la luce anche Exit Pastificio Urbano, ristorante con sede in via Curtatone angolo via Orti, un concept di cui ora Perdomo e soci stanno formando il personale e definendo il menu. «Exit parte con un concept molto difficile perché la pasta è nel dna italiano, è un piatto identitario. Da quando sono arrivato in Italia ho capito che per un cuoco la pasta è un prodotto che rappresenta amore e odio in un menu degustazione: la pasta riempie così tanto la testa e la pancia che tutto il resto in un certo senso tutto il resto perde di importanza. Però la amo e mi ero detto “Prima o poi aprirò un ristorante di solo pasta”. Così nasce Exit Pastificio, dove in carta ci saranno una serie di antipasti ma poi solo pasta. Sarà un format internazionale e urbano, con un cocktail bar all’ingresso che svecchia l’idea di trattoria, ma una volta entrati si mangeranno piatti classici di pasta, che collegano l’Italia da Nord a Sud, oltre a piatti signature che ci identificano in modo preciso». Dulcis in fundo, Abere!, progetto legato al mondo del beverage. «Questo è un progetto del mio socio Thomas Piras con l’enologo Marco Tinessa, che stanno mettendo in piedi un progetto di distribuzione diretta di vini alla ristorazione, puntando soprattutto a far conoscere quelli di piccoli produttori di qualità». M.B.

Scopri di più sui protagonisti

  • Matias Perdomo

    Uruguaiano classe 1980, inizia la gavetta in un catering di tipo francese e poi al ristorante di cucina italiana Paninis, portando il piccolo locale a diventare una catena. La voglia di crescere lo spinge a raggiungere e affiancare l’amico Juan in Italia. Nel frattempo va in Spagna a seguire stage in ristoranti stellati come Berasategui di San Sebastian e El Celler de Can Roca a Girona. Nel 2011 il suo estro creativo e il suo modo di cucinare senza frontiere gli valgono la stella Michelin. Quattro anni dopo, sempre a Milano, apre il suo ristorante, Contraste, insieme a Thomas Piras e Simon Press.

  • Thomas Piras

    Maître di sala di Contraste. Nato a Milano nel ‘85, dopo il liceo si trova per caso a fare il cameriere, ma capisce subito che il lavoro in sala sarà il suo futuro. Inizia esperienze internazionali che lo conducono in Spagna, poi in Australia, Stati Uniti e Norvegia. Torna dopo 8 anni a Milano e nel 2015 inizia l’avventura di Contraste con Perdomo e Press, che hanno la sua stessa visione di ristorazione: divertente ma allo stesso tempo precisa, innovativa e con un grande rispetto per la tradizione.

  • Simon Press

    Sous chef di Perdomo, nasce a Buenos Aires nel ‘79. Inizia la carriera lavorando con Dolli Irigoyen, a Buenos Aires, ma a 21 anni l’Argentina gli sta stretta e parte alla scoperta del vecchio Continente: Spagna, Francia, Italia. L’incontro con lo chef Matias Perdomo è un punto di svolta per la sua carriera: con lui condividere la stessa filosofia e la voglia di sperimentare in cucina. Elementi che li porteranno a lavorare insieme per la realizzazione del ristorante Contraste.

A Bologna, una vermoutheria in stile iberico

Guccini cantava Bologna una piccola Parigi. E perché no, da oggi anche un po’ Barcellona. È arrivato infatti Bollore, la prima vermoutheria e sugheria della città. È la novità 2020 del capoluogo emiliano. Tutto nasce dall’intuizione di Marco Guerci e Samuele Paolino, che hanno voluto portare in città qualcosa di unico nel panorama bolognese. Strizzando l’occhio alla tradizione spagnola. L’ispirazione infatti è arrivata dalle vermoutherie tipiche dei centri storici delle città iberiche, con la scintilla dopo l’utimo viaggio a Barcellona. Perché nonostante il vermouth sia un vanto nostrano, ad oggi forse è ancora poco diffuso nel nostro Paese e a Bologna manca del tutto un luogo dove questo sia protagonista. Bollore vuole provare a colmare questa mancanza, rendendo protagonista il “vino rinforzato”. L’offerta infatti è di oltre 25 etichette differenti, non solo italiane, ma con un occhio di riguardo a quelli che sono i prodotti locali. Il vermouth viene servito principalmente in calice, puro o con ghiaccio e soda. Con poco spazio alla miscelazione, in puro stile spagnolo. Uniche eccezione per i grandi classici, come Spritz, Negroni, Americano e Milano-Torino. Il tutto in una atmosfera estremamente dinamica e informale, data anche dalla posizione stessa. 

  • “Altro…”

    Un vero e proprio banco del Mercato Albani

    Bollore infatti non è un locale nell’accezione classica, ma un banco del Mercato Albani alla Bolognina. Questo perchè al centro dell’idea dei titolari vi era investire in una delle zone più in fermento della città, la Bolognina appunto. «Prima abbiamo scelto il posto e poi cosa fare – dice sorridendo Samuele Paolino -. Senza però andare a snaturare quello che è il luogo originale, ma anzi provando a inserirsi appieno nella vita quotidiana di un mercato rionale. Anche perché, in fondo, i mercati zonali sono una delle anime storiche di questa città». Bollore, quindi, non ha una sala interna e nemmeno uno spazio esterno. Questo si crea allestendo un dehors di tavoli e sedie sotto la copertura dell’Albani, permettendo di respirare ancora l’atmosfera da mercato dove si mangia e beve. «Non ci piaceva però l’idea di tenere abbassate le serrande fino alle diciotto, era una mancanza di rispetto verso il mercato». E così, per essere ancor di più parte integrante della vita rionale, i titolari hanno deciso di aprire ogni mattina come un normale banco di mercato, provando a vendere i propri sughi ai clienti quotidiani. Questo perché la proposta di Bollore non è limitata al solo bere ma si amplia anche di una offerta culinaria, dove i co-protagonisti, accanto ai vermouth, sono i sughi.  Accanto al bicchierino di vermot – come direbbero a Torino – la casa infatti offre una serie di sughi da mangiare rigorosamente senza pasta, ma gustabili nei pasughini, panini vuoti e riempibili con i sughi del giorno. O all’aperitivo, nel format scarpetta. In cui al posto della classica bruschetta o della pizzetta si possono gustare i vari ragù facendo la tipica scarpetta con pane fresco, serviti in scodelle di rame. Da qui il nome di vermoutheria e sugheria.

    Obiettivo: replicare il successo di Pizzartist

    Una coppia di titolari, Marco e Samuele, che ha già conquistato Bologna in passato. I due infatti, con Pizzartist – oggi Certo-  avevano portato per la prima volta in città la pizza alla romana, rivoluzionando il modo di mangiare la pizza a Bologna e divenendo ben presto la più famosa pizzeria cittadina. Con Bollore vogliono provare a replicare lo stesso successo, tenendo fede alla filosofia dell’identità differenziale. L’idea cioè di avere una identità forte ma anche unica nel panorama cittadino. Con tutti i rischi del caso. Amore o odio insomma.  Tre i vermouth più consigliati, tutti dell’Emilia-Romagna. Il Malatempora, proveniente da una azienda di Parma su base Lambrusco, rimane il vermouth più simile a quelli tradizionali. Vi sono poi il Demos ed il Treggenda, creati rispettivamente su base Sangiovese e Albana e che sono entrambi romagnoli. Con il Treggenda che sorprende per il gusto presentandosi quasi come un malvasia più che un vermouth vero e proprio e che spalanca le porte ad un mondo, quello del vermouth, che molto spesso, a torto, limitiamo a semplice ingrediente per la preparazione del Negroni. Ma che in realtà è molto di più. G.C.

Una casa del rum dall’anima polifunzionale

Dalla caffetteria alla rumeria, a Roma, nel suggestivo quartiere Coppedè, il passo è breve. Nel mezzo c’è un alambicco, simbolo e nome del locale che ha appena aperto in via Tronto. Una nuova e inedita proposta nel panorama romano dall’anima multiforme, perché cambia pelle a seconda dell’orario in cui ci si trova. Il core business sono le oltre 50 referenze di rum, da abbinare con le varie tipologie di cioccolato Domori monorigine e le fave di cacao, secondo la selezione compiuta da Marco Scarfò. Tuttavia Alambicco apre dalla mattina presto e non dimentica gli altri appuntamenti della giornata.

  • “Altro…”

    Si comincia con la colazione, con lievitati freschi e caffè in partnership con la nota torrefazione romana Mondi Caffè, che ha scelto questa nuova apertura per lanciare la sua linea che comprende gli specialty coffee selezionati dallo stesso Franco Mondi, chiamata The Bocs. Break di mezza mattinata magari con un tè Dammann o una centrifuga, fino ad arrivare al pranzo di mezzogiorno, strutturato su una proposta gastronomica adatta ai tempi della pausa dall’ufficio e completato dalle proposte del giorno dello chef Federico Spiga. Da qui si attende l’ora dell’aperitivo, con i cocktail sempre realizzati da Scarfò, a cui segue la cena strutturata sui sapori della tradizione culinaria romana proposti in chiave personale dallo chef Spiga con piatti quali gli Spaghettoni Lagano alla Gricia con Tartufo Estivo, i Ravioli di Carbonara Dentro e Fuori e il Filetto di Vitello alla romana con Patate Fumè, senza dimenticare le preparazioni alla griglia. Dalle 22 “apre” la rumeria con la carta dei Rum (tra cui Matusalem, El Doraro, Pyrat Xo, Plantantion, J Bally e molti altri) e gli abbinamenti a base di cioccolato premium. Nell’estetica molto legno, a ricordare le botti in cui riposa il rum e tonalità di carta da zucchero e bianco a rischiarare l’ambiente. «Abbiamo voluto creare un luogo accogliente nel quale proporre abbinamenti di qualità, dedicati agli appassionati del rum», afferma l’ideatrice e patron Federica Delle Vedove. A.T.

Oro, neo tempio della whisky experience

Nasce a Roma, dall’esperienza decennale dei fondatori Daniele Gentili, Pino Perrone e Andrea Fofi, incastonato tra le Mura aureliane, tra il Circo Massimo e la Piramide di Caio Cestio, ORO Whisky Bar, un vero e proprio tempio del whisky per riunire i clienti di Whisky&Co., boutique specializzata nel cuore di Roma, e il pubblico del Roma Whisky Festival. Più di 500 etichette in carta e un’attenzione al servizio e al food pairing per regalare ai clienti della Capitale una vera e propria experience alchemica in accordo con il nome del locale.

  • “Altro…”

    Aperto dal martedì al sabato dalle 20 alle 4, ORO offre una carta dei whisky davvero molto ampia, dove non mancano imbottigliamenti rari, vintage o di recente emissione, e proprio per questo adatta alle esigenze di tutti i clienti, siano essi veri e propri esperti alla ricerca di un’esperienza di qualità o neofiti, aiutati quest’ultimi nella scelta da una ruota degli aromi, presente in carta, la quale sintetizza i principali macrodescrittori dei whisky, dal cereale al fruttato passando per l’erbaceo e il marino, e i loro microdescrittori. La stessa carta è divisa in sette categorie, cinque per provenienza geografica (whisky scozzesi, whiskey irlandesi, whiskey americani, whisky giapponesi, whisky dal mondo) e due speciali che riuniscono rispettivamente, whisky preziosi provenienti da distillerie misteriose, scomparse o dormienti la cui risonanza è viva nel presente (Silent distilleries) e una selezione di oltre 100 referenze imbottigliate nel vecchio millennio per viaggiare nei whisky di un volta. Per gli amanti della miscelazione, ORO offre una drink list con signature drink e twist on classic, uno per categoria, più alcuni speciali per grandi ospiti e grandi occasioni come il Limited Edition Cocktail ORO #1 per soli 79 fortunati, come il numero atomico dell’oro. Ogni cocktail è servito in tre versioni, rispettivamente da 12, 15 o 18 euro in base al whisky prescelto dal cliente. Oltre al whisky, ORO propone due drink analcolici, una premium beer e una selezione esclusiva di altri distillati. Ad accompagnare il tutto una proposta food davvero interessante, un viaggio sensoriale studiato ad hoc, con la collaborazione di Casa Manfredi, per unire whisky e cocktail con abbinamenti dolci e salati. M.M.

Baritalia parte da Firenze. Cercasi 60 protagonisti

Cerchiamo 60 bartender desiderosi di mettersi in gioco: mandaci la tua ricetta per partecipare alle selezioni di Baritalia Lab! La prima tappa della nuova edizione di Baritalia si svolgerà a Firenze al Locale Firenze lunedì 16 novembre 2020. Una nuova edizione ripensata per creare un evento nel pieno rispetto della sicurezza dei partecipanti e delle regole anti Covid-19. Come funziona il laboratorio? Il tema di quest’anno è il cocktail più venduto di sempre e da sempre: il “Fai tu!”. Un invito a creare un drink capace di conquistare i tuoi clienti, un cocktail con la tua firma, la tua impronta, la tua capacità di creare una ricetta destinata a rimanere nella testa (e nel cuore) di chi la beve, di accendere il desiderio di berlo ancora.

  • “Altro…”

    Per creare la tua ricetta, bastano due semplici passaggi: scegliere uno dei sei prodotti protagonisti (quelli elencati qui sotto) e quindi caricare la tua ricetta. I sei prodotti protagonisti dei cocktail della prima tappa della nuova edizione di Baritalia saranno Amaro Nonino Quintessentia, Campari, Cointreau, Organics, Tequila Corralejo e Tequila Ocho. Per candidare la tua ricetta, basta iscriverti alla sezione Premium di Bargiornale e compilare il form di iscrizione alla tappa di Firenze di Baritalia. Nei primi giorni di novembre selezioneremo i magnifici 60 che saranno protagonisti della prima tappa di Baritalia 2020-21. La tappa di Firenze di Baritalia si terrà all’interno di una location d’eccezione: il Locale Firenze di via delle Seggiole, in pieno centro cittadino, a un quarto d’ora a piedi dalla stazione di Santa Maria Novella. Per rispettare le norme anti-Covid-19, utilizzeremo tutti gli spazi del Locale per il laboratorio (sono previste esibizioni di tre bartender alla volta) e per le Masterclass, che saranno riservate a un numero ristretto di professionisti. Attenzione quindi: l’accesso sarà consentito solo a chi si sarà registrato alla tappa (e fino ad esaurimento posti). Le iscrizioni apriranno a breve… A.M.

Una videoricetta ti fa diventare Artista (del Panino)

Ultimi giorni per iscriversi al concorso Artista del Panino, il concorso organizzato da Vandemoortele in collaborazione con Bargiornale e l’Accademia del Panino Italiano. Trovate il link in questa pagina e ricordate che quest’anno per sperare di essere selezionati tra i venti semifinalisti che vedranno le proprie ricette messe on line e quindi sottoposte al voto popolare, bisogna allegare, oltre alla ricetta, anche un breve video di presentazione della ricetta stessa.

  • “Altro…”

    Niente di complicato, naturalmente. Il video dovrà durare tre o quattro minuti e dovrà contenere una breve presentazione dell’autore. E poi? Poi liberi di raccontare la ricetta come preferite. Potete fare una carrellata degli ingredienti che verranno utilizzati, un’inquadratura del pane che intendete usare e potete chiudere con qualche fase del lavoro come per esempio il taglio del pane, la descrizione di eventuali passaggi in piastra, oppure la fase di farcitura (non dimenticate, per esempio, di dire da quale ingrediente partire e con quali altri proseguire). Potete, mentre lavorate, raccontare qualche curiosità su uno o più degli ingredienti che state utilizzando.

    Girate tranquillamente il video con il vostro smartphone. Ormai tutti i modelli consentono di registrare video di buona qualità.

    Fate attenzione ad alcuni dettagli, che dettagli non sono. Presentatevi in ordine, con la giacca da lavoro in perfette condizioni, lavorate in un ambiente pulito e ordinato (e così dovranno essere anche gli strumenti che utilizzerete). Preparate e disponete razionalmente gli ingredienti che utilizzerete (questo vi aiuterà a lavorare bene e velocemente). Concludete il video mostrando il panino finito. R.Ba

Super Taurus, ritorna il bitter storico di Poli

Jacopo Poli rilancia il Super Taurus, bitter storico della distilleria di Schiavon (Vi) ispirato all’omonimo camion a cabina avanzata prodotto dalle Officine Meccaniche (OM) di Milano. «Quel giorno del 1948 – racconta il patron – quando il Super Taurus arrivò in distilleria, venne tutto il paese a vederlo. Non si era mai visto a Schiavon un camion così. I bambini salirono a turno, curiosi e spaventati. I grandi brindarono con quel bitter speciale, robusto e potente come il Super Taurus, alla rinascita economica dell’Italia». A distanza, dunque, di 72 anni Poli Distillerie presenta in una rinnovata veste contemporanea (anche la ricetta è stata aggiornata per andare incontro ai gusti attuali, gradazione alc. 25% vol.) un liquore dall’intenso aroma amaricante frutto di una sapiente lavorazione artigianale con infusione naturale di scorze di agrumi e botaniche, tra le quali rabarbaro e radici di genziana.

  • “Altro…”

    «Viviamo un periodo storico ed economico inconsueto, velato da incertezze – aggiunge Jacopo Poli – un’esperienza emotiva che l’Italia ha già conosciuto e superato in passato. In questo contesto è fondamentale ritrovare il gusto delle cose semplici e recuperare la nostra memoria storica, quale guida e incoraggiamento per il futuro». Il nuovo Bitter Super Taurus vuole, quindi, essere anche un messaggio augurale di un ritorno alla normalità per tutto il settore del fuori casa, offrendo a professionisti e mixologist un prodotto originale e territoriale in grado di personalizzare e valorizzare la proposta di cocktail classici e signature di un locale. Super Taurus va, infatti, ad ampliare la linea di prodotti da miscelazione della famiglia Poli, che vede già presenti sul mercato il Gin Marconi 46, l’aperitivo tipico veneto Airone Rosso e i due vermouth Gran Bassano (Bianco e Rosso). Da segnalare che anche per il nuovo Super Taurus (bottiglia in vetro da 700 ml) la distilleria veneta ha previsto l’iconico ed originale tappo a scatto in ceramica, che contraddistingue tutti i prodotti della casa. C.B.

L’Americano by Poli

Ingredienti
3 cl Bitter Super Taurus
3 cl Vermouth
Gran Bassano Rosso
Splash di soda

Preparazione
Build in tumbler basso
con ghiaccio

Guarnizione
Mezza fetta di arancia
e twist di limone

0
25
% vol.

Gradazione alcolica

0
700
ml

Formato bottiglia

0
1948

Lancio di Super Taurus

Bonaventura Maschio lancia due amari tributo a 5 generazioni di distillatori

Bonaventura Maschio, storica distilleria di Gaiarine (Tv) famosa per i suoi distillati d’uva, potenzia la propria proposta di amari, fino a ieri rappresentata da Pratum – L’Amaro dei Prati Stabili, lanciando due specialità intitolate al fondatore: Amaro Bonaventura Erbe e Fiori e Amaro Bonaventura Erbe e Spezie. Il primo è un riferimento all’amaro che la distilleria produceva nel secolo scorso ed è un una specialità caratterizzata da note floreali di geranio, legno di rosa, tiglio e fiordaliso, accompagnate dall’amaro dell’ortica e del trifoglio fibrino, e rinfrescate dai sentori agrumati di arancio e cedro e fruttati di mela e pera. La connessione con Prime Uve Bianche è presto detto: se il distillato d’uva è l’espressione del frutto da cui proviene, l’amaro del fondatore con i suoi profumi fioriti ne è il degno complemento.

  • “Altro…”

    Erbe e Spezie nasce, invece, da Prime Uve Nere, acquavite dal carattere meditativo che viene affinata in legno e presenta quindi profumi speziati e tostati. E sono, dunque, le spezie il suo tratto distintivo con cannella, vaniglia e fava tonka unite alla parte amaricante di genziana, china, salvia sclarea e arancio amaro, impreziosite dalle note balsamiche del finocchio e del carvi, il noto cumino dei prati.

    Cinque generazioni di distillatori

    Due amari che sono, come tradizione aziendale, frutto di un’intensa attività di ricerca interna alla distilleria che si è storicamente sempre distinta nell’anticipare i tempi e nel proporre ai professionisti del fuori casa prodotti ad alto tasso di innovazione. «Una ricerca – ha commentato Andrea Maschio, responsabile della produzione – che non si è mai fermata, neppure nei giorni più cupi del lockdown, dando forma e carattere al nuovo Amaro Bonaventura. Un omaggio della distilleria al suo fondatore e alle sue antiche ricette che, rielaborate attraverso gli occhi e l’esperienza di cinque generazioni di distillatori, hanno dato luce a questo amaro in due diverse declinazioni ». C.B.

0
2

Amari a base di erbe, fiori e spezie

0
30
% vol.

Gradazione alcolica

0
70
cl.

Formato

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