
Oltre 10.000 presenze. Un successo quasi inaspettato, capace di stravolgere il programma: porte aperte al pubblico anche nel lunedì B2B per assorbire l'onda d'urto degli ingressi. La terza edizione del Salone del Vermouth è andata in scena a Torino con numeri significativi e buone sensazioni per il comparto e per un prodotto che quest'anno celebra 240 anni di storia.
«La terza edizione segna un cambio di passo decisivo – spiega Laura Carello, direttrice del Salone –. Superare le 10.000 presenze significa aver costruito un format solido, attrattivo e credibile. Il pubblico non è solo curioso, ma profondamente interessato: questi numeri sono la prova concreta di come investire sulla cultura e la conoscenza di questo prodotto rappresenti un asset strategico anche per il turismo e per il brand Torino, non solo a livello nazionale ma anche internazionale».
Curiosità che è stato facile annusare negli spazi scenografici del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Fin dal taglio del nastro di sabato mattina, si è registrato un interesse tangibile. Sale gremite (fin troppo, in alcuni momenti), dialogo serrato ai banchi d'assaggio e un'area divulgativa da tutto esaurito, così come le aule didattiche.
Tra i talk in programma hanno spiccato appuntamenti di peso: dalla tavola rotonda istituzionale inaugurale a Palazzo Birago Cosa cambia perché nulla cambi – Capitolo 2, che ha riunito istituzioni, produttori storici e nuovi artigiani per raccontare i prossimi 5 anni del vermouth, a La vita segreta delle botaniche con - tra gli altri - Matteo Bonoli (master herbalist) e Beppe Musso (master blender Martini). Fino al dibattito 1786 - 1925: l'Alchimia dell'aperitivo perfetto, con Chiara Buzzi, Christian Costardi, Flavio Angiolillo e Matteo Fornaro.
Il vermouth oggi
Sul fronte espositivo, la mappa dei 32 marchi presenti ha restituito una fotografia lucida della produzione odierna. I pesi massimi della liquoristica – da Martini a Carpano, passando per Cocchi, Carlo Alberto e il debutto di Cinzano sotto le insegne di Gruppo Caffo 1915 – hanno condiviso il palcoscenico con realtà artigianali all'esordio o quasi. Dal bicchiere sono emersi nuovi prodotti, in alcuni casi nuovi marchi, ma anche edizioni limitate di stretta ricerca e un curioso ritorno alle interpretazioni dry ed extra dry. Interessante poi la continua ricerca sulla base enologica, sulla quale i marchi oggi giocano la partita più audace: al fianco dei classici cortese, moscato e trebbiano, infatti, i produttori stanno esplorando basi vinose sempre più disparate e territoriali. Il risultato? Curioso sempre, interessante in molti casi, a volte complesso da immaginarsi in miscelazione, ma toccherà ai bartender dosarli con mano millimetrica.
Il Fuorisalone
L'onda lunga della fiera ha poi contagiato la città con un programma diffuso che ha intrecciato cultura, mixology, gastronomia e turismo esperienziale. Il Fuorisalone ha archiviato i suoi numeri: 45 eventi spalmati su 32 location hanno coinvolto istituzioni, musei, ristoranti, cocktail bar, librerie, piazze e luoghi simbolo della città. In calendario hanno trovato spazio 12 guest shift con bartender da tutta Italia e 5 cene in pairing, a conferma del ruolo centrale dell’ospitalità e della contaminazione creativa. Un travaso continuo tra bancone e cucina.
Il cocktail-restaurant nikkei Azotea ha incrociato i calici di Carpano in una cena a quattro mani con l'insegna fiorentina Saporium, per poi ospitare Lucas Kelm del Gellivs. Il fermento ha toccato i presìdi della tradizione, con Cinzano protagonista ai tavoli dello storico Madama Piola. Agli appuntamenti rodati si sono affiancate location d'eccezione: il Bar Cavour – Del Cambio ha ospitato una miscelazione contemporanea chiudendo con Flavio Angiolillo in partnership con Martini. Flora Cocktail Bar ha celebrato l'eredità del Negroni con Francesco Dipalma, in arrivo dal fiorentino Caffè Giacosa.
Spazio anche all'approfondimento guidato: da Eataly sono andate in scena le degustazioni a cura di Lorenzo Burrone per Carpano, mentre La Drogheria, Caffetteria Reale e Dispensa hanno dedicato drink list mirate alle riserve di Carlo Alberto. Da Store Biraghi, il racconto del territorio si è materializzato nei calici di Cocchi e Bordiga.
Sipario calato, coordinate già tracciate: la quarta edizione tornerà al Museo del Risorgimento a febbraio 2027.


