
Nel quartiere di Sant’Ambrogio, a pochi passi dai percorsi più battuti del centro, un palazzo fiorentino del Cinquecento inciso con una data simbolica - 1564 – è oggi la casa di The James Suite Hotel Firenze, boutique hotel di 14 suite, che fa parte della Manfredi Fine Hotels Collection. Ex convento rinascimentale, l’edificio conserva volumi, volte e una corte interna che dialogano con l’interior design contemporaneo firmato dal designer fiorentino James Cavagnani. Dentro questa cornice raccolta e accogliente trovano spazio anche il James Restaurant e il 1564 Lounge Bar, indirizzo dedicato alla mixology.

L’atmosfera è intima, elegantemente retrò, quasi cinematografica. Qui il bere miscelato non punta sull’effetto, ma sul racconto e sulla precisione tecnica. La drink list nasce attorno a “13 misteri fiorentini”, un filo narrativo che attraversa simboli, passaggi segreti, suggestioni alchemiche e dettagli nascosti della città, trasformati in ingredienti, lavorazioni e struttura gustativa. A guidare il progetto è Matteo Zed, oggi corporate mixology director del gruppo Manfredi, responsabile dell’identità creativa e operativa di tutti i bar della collezione. «È un lavoro di rispetto verso Firenze e le sue stratificazioni. Non solo bellezza evidente, ma simboli, alchimia e segreti mai del tutto svelati. Le suggestioni devono essere percepite più che spiegate e l'idea diventa concreta solo quando passa dalla tecnica», racconta Zed.
È il caso del Metamorphosis Negroni, con Liquore di carciofo ridistillato, bitter, nocciola, Methamorphosis Incantesimo, dove distillazioni, fermentazioni leggere, infusioni e un uso calibrato dell’amaro restituiscono nel bicchiere l’idea della trasformazione, con un gusto che evolve nel tempo. Oppure del Different Espressotini, un Martini al caffè completamente trasparente con Vodka Altamura, ridistillata con espresso italiano, amaro, nocciola. «Ha una struttura solo apparentemente semplice, che nasconde in verità una texture inattesa, pensata per sorprendere sorso dopo sorso. Al 1564 il mistero non si racconta, si assaggia».
Il territorio resta una base concreta: «Si ritrova negli ingredienti, negli aromi e in una certa profondità del gusto: amari, note erbacee, richiami botanici tipici della tradizione italiana e toscana». Accanto a questo emerge un linguaggio internazionale fatto di tecnica, pulizia e precisione, necessario per dialogare con un pubblico eterogeneo.
Fondamentale anche l’operatività: «La drink list doveva essere solida, ma leggibile, con pochi elementi chiave e grande costanza esecutiva. In un hotel bar il cocktail deve essere memorabile, ma anche immediato». Una maturità professionale che coincide con il nuovo ruolo: «Oggi non lavoro più sul singolo progetto, ma su una visione più ampia. Il 1564 sintetizza esperienza, disciplina e identità».
Accanto al lounge bar, l’esperienza si completa al James Restaurant, guidato dall’executive chef Giuseppe Di Iorio, chef che vanta la stella Michelin per Aroma a Roma, in cima all’hotel del gruppo Manfredi che guarda il Colosseo. Nell’avventura fiorentina è affiancato dal resident chef Axel Caldani, con cui ha elaborato una cucina di ispirazione mediterranea e radici toscane, capace di accompagnare egregiamente i drink, trasformando l’indirizzo in una destinazione completa, dall’aperitivo alla cena.


