Vino, si produce meno, ma si beve meglio

Osservatorio –

Diminuiscono volumi e consumi, ma cresce il numero di etichette che si possono fregiare di Igt, Doc o Docg. Segno che gli amanti del vino chiedono una certa qualità. Il report Ismea mette in luce gli andamenti generali del settore

Terzo Paese per superficie vitata, dietro Spagna e Francia, l’Italia copre il 17% della produzione mondiale (il 28% a livello Ue). Produciamo circa 46 milioni di ettolitri l’anno e contiamo circa 63mila aziende vinificatrici, mentre sono addirittura 473mila quelle che hanno una vite. Sono alcuni dati che emergono nel recente report economico finanziario di Ismea che traccia il bilancio del settore nel 2011. Dati importanti e relativi a un settore economicamente rilevante che tuttavia non riescono a nascondere un lento, ma costante ridimensionamento sia sul fronte dei consumi sia su quello della produzione.

Procapite in calo
Poco meno di 40 i litri consumati procapite (erano oltre 100 una trentina di anni fa) e una produzione che solo cinque anni fa ammontava a 52 milioni di ettolitri circa, contro i 46 di cui parlavamo poco fa. Fortunatamente, a questi due dati, fa da contrappeso una produzione sempre più centrata sulla qualità dei vini, tanto che oggi circa i due terzi dei volumi possono fregiarsi di Docg, Doc o Igt che pur non essendo veri e propri marchi di qualità testimoniano comunque la volontà dei produttori di arrivare alla commercializzazione di rossi, bianchi e spumanti prodotti in determinate zone e secondo certi standard produttivi. Insomma, è sempre più vero il fatto che si beve meno, ma meglio.
Da segnalare che l’andamento del nostro mercato non si discosta da quello registrato a livello mondiale dove, anche per via della crisi economica e finanziaria, nel biennio 2009-’10 il volume produttivo (pari a poco meno di 240 milioni di ettolitri) è risultato inferiore rispetto agli anni precedenti. Tuttavia qualcosa di buono si è registrato nel 2010. Ovvero gli scambi commerciali che, dopo qualche anno di stasi, hanno ricominciato a muoversi, in particolare per quanto riguarda i vini sfusi e l’Italia, da sempre grande produttore, ha trovato modo di rafforzare la propria leadership per volumi di prodotti scambiati. Siamo invece solo secondi se parliamo di valore.

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