Tutti a caccia di capsule, i collezionisti ringraziano

Collezioni –

In dieci anni il club dei collezionisti di capsule ha raccolto adesioni anche negli Usa. E il catalogo vanta 650 nuovi esemplari. Alcuni con quotazioni da capogiro

Le più preziose sono quelle in argento, create per celebrare un evento o una nascita, magari con un cristallo Swarovski o la miniatura di una coccinella inseriti al centro. Poi ci sono quelle che celano messaggi, d'amore o persino vecchi assegni ormai fuoricorso. Infine ci sono quelle artistiche addirittura dipinte a mano.
È variegato e sorprendente l'universo delle capsule da spumante, il dischetto di metallo che si trova tra il tappo a fungo e la gabbietta che lo lega alla bottiglia. Se ne parla nell'ultima edizione del Catalogo generale della capsule italiane di spumanti e vini frizzanti curato da Renato Procacci del Ccc, il Club Collezionisti Capsule, insieme ad aziende di spumanti e grafici (pag. 254, Agra editrice, si può chiedere a giorgioccc@tele2.it. Il volume giunto alla quinta edizione, è stato ampliato nella veste grafica e nei contenuti. Si è, inoltre, arricchito di oltre 650 nuovi inserimenti.

Storia della capsula
Spiega Procacci, che è anche sommelier: «Ho cominciato a collezionare capsule di spumanti nel 1997, per caso. Il volume che ho curato è la prova più evidente del diffondersi della capsulomania. Oggi in Italia il Ccc ha circa trecento soci, ma gli appassionati cultori della capsula sono molte migliaia, come migliaia sono in Francia, Spagna. Alcuni club stanno nascendo anche in Germania e come Ccc abbiamo soci iscritti anche dagli Stati Uniti d'America».
Ma com'è nata la capsula che in termine tecnico, e forse meno elegante, è chiamata anche cappellotto o scudo? La nascita ufficiale risalirebbe a oltre 160 anni fa, più precisamente il 15 novembre 1844, giorno in cui il signor Adolphe Jaquesson, produttore di Champagne di Chalon-sur-Marne, avrebbe depositato il brevetto attestante la sua invenzione di un disco di metallo da inserire tra tappo e gabbietta. L'aggeggio fu battezzato “capsule”, ma anche “plaques de muselets” o, in Spagna, “plaques de cava”. Racconta Procacci: «In circa dieci anni i raccoglitori italiani hanno trovato chicche interessantissime. Dagli esemplari unici, come le capsule di spumanti prodotti da maison lombarde o marchigiane che hanno chiuso i battenti, al quello di una bottiglia di spumante Cinzano degli anni Trenta o alla capsula di una cinquantina di anni fa che celava un assegno da mille lire ormai inesigibile».

Nata per promuovere il vino
Il cappellotto o capsula che dir si voglia, oltre la funzione di protezione del tappo è anche un formidabile mezzo di promozione aziendale a servizio dell'enomarketing. La maggior parte dei produttori di spumanti, frizzanti con tappo a fungo, Champagne e Cava, differenziano frequentemente la colorazione, il logo o l'immagine raffigurata. Alcune aziende francesi e spagnole contano decine di tipologie grafiche e dimensionali. Un esempio è la Moët et Chandon che ne cataloga oltre 250. Va ricordato che in Francia, a Vertus, a pochi chilometri da Reims, capoluogo della Regione Champagne-Ardennes, ogni anno, il giorno 11 novembre si svolge la Manifestazione più importante del Mondo di borsa-scambio di capsule, alla quale partecipano non meno di tremila persone.

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