Noi ricominciamo dalla Reggia di Caserta

Una carta ispirata alle varietà botaniche dei Giardini Reali per il rinnovato Radici Clandestine, locale storico, oggi cocktail bar

Corso Trieste è un’arteria cittadina che conduce alla maestosa Reggia di Caserta. Ampia, ricca di vetrine, negozi e uffici, è da sempre il cuore pulsante del capoluogo campano. In questa zona si è appena trasferito Radici Clandestine, cocktail bar “storico” della città. Un cambiamento che segna una vera svolta, una rivoluzione, nel suo concept. Il locale è cresciuto. Da street bar si è fatto maturo proponendosi oggi come cocktail bar a vocazione internazionale.
Gli sgabelli in legno hanno lasciato il posto a sedute in tessuto dal design raffinatissimo. Gli spazi, disegnati dall’architetto Raffaele Miale, si sono fatti ampi e comprendono ora anche un elegante dehors, al quale fanno ombra palme e ulivi.

L’impatto, già all’ingresso del locale, è spiazzante. Ad accoglierci troviamo le luci soffuse della sala e quelle tenui, sebbene sufficientemente luminose, poste sui tavolini. Un’atmosfera ben congeniata, bilanciata dal grigio metallico delle mensole e delle pareti, alternate a numerosi specchi. Un insieme progettuale che rimanda ai modelli, sospesi tra tradizione e contemporaneità, presenti Oltreoceano. Radici Clandestine è una realtà singolare, specie se si considera la sua collocazione territoriale. Siamo in una provincia meridionale, non a Manhattan. Il nuovo format piace e convince soprattutto i professionisti e imprenditori del centro cittadino. Una clientela esigente che viene accolta da un’esperienza visiva fuori dall’ordinario. Il banco bar ha forme futuribili e un ricco bottigliere che non viene subito allo scoperto. Si dischiude, come un bocciolo, a mano a mano che dal centro sala ci si avvicina agli sgabelli. Un effetto voluto come sottolinea il proprietario Tommaso Russo: «Con questo escamotage visivo noi vogliamo testimoniare un passaggio, un’evoluzione. Dallo street bar dei nostri inizi al nuovo approccio internazionale: la nostra novità si esprime in un’apertura agli spazi ampi, al mondo, al futuro. Nella nostra vita passata ci scoprivamo subito, ora vogliamo farlo per gradi». Un approccio internazionale, come lo stile dei due head bartender: Giovanni Bologna e Manuel Falconi. Un passato comune nella scuola londinese, diverse le rispettive declinazioni, gli stili: dall’approccio pratico, versatile ed essenziale di Falconi, al rigore inflessibile su classici, storia e servizio di Bologna. Un’eterogeneità che offre ricchezza a Radici Clandestine, un bar che vive del suo forte attaccamento alla cultura locale, all’identità del luogo, unita alla voglia di guardare al futuro e aprirsi al resto del mondo.

Patrimonio botanico

Uno sforzo ben espresso nella cocktail list. Per realizzarla i due bartender hanno compiuto ricerche e analisi storiche sul patrimonio botanico della vicina Reggia, studiando gli aromi delle piante presenti. Il risultato è una segmentazione dei drink e dei distillati offerti, in sezioni basate su quattro elementi: Flowers, Fruit, Soil e Wood. Una sorta di bussola sensoriale, come dice Bologna: «Lo studio dei Giardini Reali, delle sue botaniche e delle sue peculiarità olfattive è stato basilare. Ne abbiamo tratto un’ispirazione fondamentale per il nostro lavoro: tradurre in forma liquida la storia e la cultura della nostra città. Le nostre “radici”, appunto». Al banco l’obiettivo è andare all’osso, alla natura elementare delle cose. Come nel caso dell’House Daiquiri. «Nel prepararlo immaginiamo la formulazione originaria del Daiquiri. Usiamo un blend di rum, zucchero cubano non trattato e poniamo grandissima attenzione alla freschezza dei nostri lime», ci racconta Falconi. «Nelle nostre interpretazioni dei classici puntiamo a riscoprire l’essenza, il corredo genetico del drink proposto. Abbiamo messo al bando gli stravolgimenti delle ricette. Se si parla di classici puntiamo a fornire sempre sapori ben calibrati, esaltati da diluizioni fatte a regola d’arte e in linea con quelle orginarie».
Guardarsi intorno è un altro tratto tipico del locale. Qui si scoprono altri mondi, attingendo da altri ambiti, più o meno contigui a quello della cocktailerie. È il caso di After 8, drink ispirato al famoso cioccolatino After Eight a base di menta piperita nobile e cioccolato fondente. In questo caso si tratta di un dopocena composto da bourbon, crème de cacao e Brancamenta.

Un after dinner ispirato

Una miscela che esalta un binomio oramai storico della mixology, quello tra whiskey e menta, in un after dinner dagli aromi spiccatamente aromatici e legnosi. Un viaggio nell’epoca dei pionieri del bere miscelato, che ritroviamo nella nostra terza scelta del locale casertano: l’Artemis Rage. Signature della Casa, si presenta come una rivisitazione in chiave moderna dei primi Manhattan: assenzio, vermouth a sostenere la base di genever.
Una proposta dichiaratamente vintage in tutte le sue forme: dal calice utilizzato per il servizio passando per i suoi equilibri organolettici dolci e aromatici, fino alla sua presentazione senza troppi fronzoli. Un modo come un altro per andare a ritroso fino all’origine del bar. Uscendo dal locale scorgiamo, lontana, la Reggia. Per farsi conoscere dal resto del mondo è sempre importante sapere da dove si proviene.

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