L’Italian bar formato esportazione

Formule –

La ricetta di Franco Gelato&Caffè: partita dal Libano, punta a espandersi nei Paesi del Mediterraneo e in Medio Oriente

Valorizzare la tradizione italiana del caffè e l'arte del gelato, proponendo entambi in una veste elegante e moderna. È la mission di Franco Gelato&Caffé, insegna internazionale che si propone di fare valere l'appeal del “made in Italy”, sia appunto che si tratti di un gelato preparato a regola d'arte, sia un cappuccino servito con la giusta quantità di crema di latte. L'obiettivo è ambizioso ed è quello di guardare al mercato mondiale, in particolare alle opportunità offerte da quei Paesi extraeuropei che, nonostante la recessione mondiale, vantano anche a livello potenziale interessanti tassi di crescita.
Si tratta di una formula iperflessibile in termini di format (si va dal corner di 25 mq allo store di 100 mq) e che si può adattare perfettamente a ogni contesto: dal centro commerciale al quartiere di lusso. Francesco Cesario, ceo di Gastronomia Italiana Holding proprietaria della catena Franco Gelato&Caffè, racconta la filosofia di questa insegna che è già presente con alcuni locali in Libano e in Tunisia. «In tutto il mondo - spiega - c'è una richiesta espressa o latente di specialità italiane. In particolare dalla sponda meridionale del Mediterraneo, sia asiatica che africana, questa domanda è in crescita e si sposa con la possibilità di trovare della materia prima di qualità, per esempio un'ottima frutta per i sorbetti. Inoltre il Libano ha standard di vita molto elevati, un sistema legislativo e finanziario molto snello che permette l'installazione di head quarter per gestire operazioni di espansione mondiali». Una vita da manager nel settore degli accessori e nel fashion, Cesario ha saputo coniugare la propria conoscenza dei mercati internazionali con la passione per la gastronomia tricolore, in particolare per il gelato, che ha conosciuto a fondo frequentando anche i corsi della Carpigiani Gelato University. Internazionale anche il portafoglio dei soci: oltre a Cesario, nel board aziendale siedono due finanziatori libanesi e i gestori di Euromed, fondo di Finlombarda Sgr, che detiene il 40% del capitale e che ha permesso di accelerare il processo di espansione. «Oggi abbiamo già sei locali in Libano - spiega Cesario- e uno in Tunisia, ma puntiamo a un potenziamento delle reti in entrambi i Paesi per arrivare complessivamente a 18 store. Contemporaneamente vorremmo entrare nei mercati turco e marocchino e utilizzare la formula del franchising per sbarcare anche nei Paesi del Golfo. In totale, miriamo all'apertura di una trentina di store». A regime, fra 5 anni, la catena, prevede l'imprenditore, sarà a capo di una rete di 90 negozi tra store di proprietà e in franchising, con un fatturato tra i 7 e i 9 milioni di euro. Un programma di sviluppo con margini ulteriori di crescita in aree geografiche dove l'intergrazione tra gelato e caffetteria, naturalmente sotto l'ombrello protettore del “made in Italy”, può giocare un ruolo chiave nell'accettazione locale e nell'integrazione con le abitudini di consumo dei vari Paesi.
L'Iran, per esempio, o i Paesi arabi in generale, tutte realtà nelle quali il servizio al tavolo, la qualità dei prodotti, la profondità dell'offerta sono elementi di grande importanza per fare breccia nel cuore di una clientela affascinata da tutto ciò che è italiano ma che è anche molto esigente. «A livello teorico - osserva Cesario- per un'offerta come la nostra i mercati più interessanti potrebbero essere anche gli Stati Uniti ove si fa avanti il nuovo trend del cosiddetto “de-junking” lanciato dal presidente Barack Obama per diffondere tra gli americani abitudini alimentari più sane, il Brasile che ospiterà nel 2014 i Mondiali di Calcio e naturalmente la Cina».

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