Le nuove stelle, già coperte di nebbia

Alberghi –

Arrivano le nuove stelle. Pronta una bozza di riordino degli attuali standard di classificazione. Punto critico: chi controlla e le eventuali sanzioni

Sarà vero che il multiforme sistema di classificazione degli alberghi, affidato fino a oggi alla competenza delle Regioni, sta per andare in pensione? A sentire Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo parrebbe proprio di sì.
«Dopo 24 anni - ha dichiarato Michela Brambilla - finisce il caos in questo settore poiché vareremo un nuovo sistema nazionale che riguarda le imprese turistico-ricettive».
La bozza di decreto, infatti, affronta uno dei capitoli più contestati dagli operatori turistici esteri, riportando sotto la responsabilità del Dipartimento del turismo di Palazzo Chigi la materia della classificazione dei 33.700 alberghi italiani e rendendone omogenei i requisiti minimi.

Solo 11 Regioni hanno standard minimi

Dopo la riforma del Titolo Quinto della Costituzione, ciascuna Regione stabilisce infatti i criteri di classificazione in maniera autonoma e disomogenea. Per fare un esempio, in un albergo a tre stelle la tv in tutte le camere è obbligatoria in Sicilia e in Emilia-Romagna, ma non in Lombardia e in Campania. Con il risultato di alimentare confusione, allontanando il consumatore da una chiara identificazione di ciò che deve aspettarsi. Allo stato dei fatti, però, solo 11 Regioni hanno adottato degli standard minimi.
La bozza di decreto dunque prevede non solo omogenietà a partire dalle strutture di nuova costruzione, ma anche delle sanzioni per chi non osserverà la norma nazionale. Sul sistema di rating si conferma il sistema delle stella, ma si introduce una certificazione volontaria accessoria con l’introduzione di lettere che si aggiungono alle stelle. Positivo il commento di Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi-Confturismo, che, oltre a inserire nell’offerta, che rappresenta 27 mila strutture: «Siamo sempre stati favorevoli alla determinazione di standard minimi e soprattutto al loro innalzamento, quindi ritengo soddisfacente il testo della bozza così com’è. Certo bisognerà capire bene che cosa significa e come funziona il sistema di rating prima di aderirvi, visto che è su base volontaria».

Lo spinoso problema dei controlli

Più articolato il commento di Elena David, da poco eletta presidente di Aica, l’associazione delle catene alberghiere di Confindustria (31 associati per 48 mila camere), che, pur apprezzando il fatto che si è dato avvio al riordino della materia, rileva una serie di aspetti critici sia sul metodo («come associazione avremmo preferito essere coinvolti nella fase di stesura del testo»), sia su alcuni contenuti, che presentano il rischio di incrementare le barriere allo sviluppo di nuove e moderne strutture perché introduce restrizioni particolarmente penalizzanti per gli alberghi in fase di costruzione o ristrutturazione. Non mancano però altri motivi di critica. In particolare, sottolinea Elena David: «La bozza si concentra ancora su criteri quantitativi e non qualitativi e non prevede un sistema di controlli periodici per verificare il mantenimento nel tempo dei parametri previsti. Un albergo a 4 o 5 stelle crea delle aspettative nei consumatori che devono essere garantite nel tempo».
una classificazione fuori dall’Europa
Aggiunge inoltre la David: «Se l’obiettivo della nuova classificazione era quello di introdurre un sistema basato sulla trasparenza, la confrontabilità e la protezione del consumatore, l’introduzione di un rating espresso in lettere e associabile alle stelle, al quale ciascun albergatore aderisce su base volontaria, va esattamente nella direzione opposta». Proprio il rating è, secondo gli estensori della bozza, una sorta di marchio di qualità, ma sul blog Tourism Cafè il direttore commerciale di Atahotels Monica Lira annota che: «Se parallelamente alla certificazione non si attivano gli organi di controllo, l’iniziativa viene vanificata e la credibilità della qualità del made in Italy viene meno».
E Bernabò Bocca rileva che: «Senza controlli le regole non hanno senso. Resta, poi, ancora da capire se ci saranno e chi farà questi controlli».
È poi assente qualsiasi riferimento alla normativa europea. Proprio recentemente una votazione del Parlamento Europeo ha avviato l’iter legislativo per l’adozione di criteri comuni nell’attribuzione e valutazione delle stelle e per garantire al consumatore un livello minimo di qualità in tutti i Paesi della comunità. «Il non allineamento della classificazione italiana a quella europea penalizza la destinazione Italia e potrebbe rivelarsi pericoloso per il nostro sistema turistico», sottolinea il presidente di Aica.

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