La riscossa delle donne sommelier

Professioni –

Gentilezza e predisposizione alle relazioni sembrano essere gli atout del gentil sesso. Quanto al palato, non vi sono differenze

Le donne in divisa sono in aumento, decise e preparate, pronte a estrarre il tastevin appena si profila un vino da identificare, testare e degustare. Se per loro il rossetto è soprattutto un vigneto tipico del Lazio, non trascurano affatto fascino e femminilità, sommando queste doti a preparazione ed esperienza. Armi temibili nell'ambito della sommelleria italiana in cui l'autorevolezza della figura maschile si è imposta per anni e dove, attualmente, il problema delle quote rosa non si registra.
Verificata la consistente presenza femminile ai corsi e tra i soci AIS, viene piuttosto da chiedersi se esistano delle caratteristiche peculiari che contraddistinguono le donne sommelier e come vengono recepite dai colleghi, dai datori di lavoro e dal pubblico.

Peculiarità
Anche se il fascino maschile, quando c'è, non si discute, lo charme e la grazia femminile nel servire il vino sono qualità che fanno la differenza. «La donna, per sua natura, è portata ai modi gentili - spiega Arno Galeazzi sommelier professionista e delegato provinciale Ais di Treviso - è particolarmente sensibile a sentori e sapori, spigliata e predisposta alla conversazione. Virtù che spiccano nello svolgimento del servizio e che portano ad apprezzabili risultati, come per Nicoletta Gargiulo, eletta di recente sommelier dell'anno».
In alcuni casi però il lavoro potrebbe apparire più adatto al fisico maschile. Una riflessione che appartiene a Serena Capuzzo, sommelier vincitrice nella categoria femminile del concorso Charme Sommelier, organizzato dal produttore Gianluca Bisol in collaborazione con AIS del Veneto. «Capita soprattutto quando c'è una degustazione di bottiglie dai grandi formati, come nel caso degli Champagne. Fa parte delle nostre abituali occupazioni ma, in questo caso, gli uomini risultano avvantaggiati: per una donna sollevare un Nabuchodonosor da 15 litri non è agevole. Per il resto non noto grosse differenze, neanche nell'approccio con il pubblico e nel gradimento dei clienti. L'importante è che il sommelier sappia distinguersi e riesca a comunicare le proprie conoscenze con un linguaggio comprensibile. In questo il sesso di appartenenza non è determinante».

Testimonianze
Secondo la celebre scrittrice americana Leslie Sbrocco, premiata autrice di “Wine for Women” (2004), non esistono differenze di palato tra uomo e donna. Ciò che è diverso è piuttosto la prospettiva con cui le donne si accostano al vino, parere confermato da Linda F. Bisson, docente di viticoltura ed enologia all'Università della California di Davis che, nei vari anni di insegnamento, non ha mai notato un considerevole divario tra gusto maschile e femminile. Secondo Renato Paglia, presidente regionale Ais del Friuli Venezia Giulia, le donne sono più stimolate a emergere in un ambiente che è rimasto maschile per molti anni. Capita che siano più determinate dei colleghi e se si pongono un obiettivo è difficile che si arrendano prima di raggiungerlo.

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