Immagini e suoni da spettacolo

Tecnologia –

Come realizzare un impianto audio e video di qualità e a costi contenuti. Il primo consiglio è di evitare il fai-da-te e componenti per il mercato domestico

Nicola Piovani ed Ennio Morricone, autori di soundtrack cinematografici noti a tutti, lo scorso luglio hanno lanciato l'allarme: «Attenti alla musica passiva!» Di cosa si tratta? Di tutti quei suoni che ci vengono imposti, che siamo costretti ad ascoltare in luoghi dove qualcun altro sceglie per noi la colonna sonora, imponendoci il suo gusto, le sue preferenze e, soprattutto il suo volume. Per Piovani e Morricone dovrebbero esserci dei luoghi in cui possiamo trovare riparo dall'invasione sonora. Quella dei due maestri è certo una provocazione, ma anche un monito che i gestori possono e devono recepire. La musica in un bar va proposta nel giusto modo e nella giusta misura, senza assordare, senza che diventi una presenza invadente, ma in modo tale da svolgere la funzione positiva di rendere piacevole il momento della consumazione e di facilitare la comunicazione tra gli avventori anziché impedirla.

Criteri di qualità e budget

Come procedere allora al compito di realizzare un impianto di diffusione sonora (e, perché no, anche video) che risponda a criteri di qualità ma anche di contenimento dei costi? La tentazione è di rivolgersi ai tanti sedicenti esperti in materia: il parente elettricista, l'amico dj ecc. «Un approccio del genere - spiega Damiano Pinazza, esperto nella realizzazione di impianti professionali - è la miglior garanzia per l'insuccesso. I prodotti pensati per l'uso domestico, come diffusori (casse) e amplificatori, non danno garanzia di durata e di funzionamento ottimale in un ambiente commerciale. Ma soprattutto la scelta delle componenti e della struttura dell'impianto dipende dall'ambiente e dalle sue qualità sonore: non c'è impianto audio migliore di un locale con un'acustica perfetta». Che cosa vuol dire? Il discorso è complesso. La diffusione dei suoni in un ambiente avviene secondo regole fisiche ben precise e non semplici da padroneggiare. Le onde sonore che trasportano musica e parole colpiscono il nostro orecchio direttamente, cioè lungo un percorso senza ostacoli dalla sorgente sonora a noi, oppure in modo riflesso, per effetto del riverbero che un'onda subisce incontrando uno o più ostacoli. Una stessa onda sonora, per intenderci, può essere riflessa da una parete verso l'interno del locale, dirigersi verso la parete opposta, essere riflessa anche da quest'ultima e così via, teoricamente in una serie infinita di riflessioni, finché l'onda sonora non raggiunge una frequenza non più percepibile dall'orecchio umano. Questo intrico di onde sonore che si può creare in un locale, se non è ben compreso al momento del progetto di un impianto audio, finisce per tradursi in un disturbo di fondo. «Nell'impostare un impianto - dice Pinazza - è fondamentale l'intervento di un esperto di acustica che abbia le competenze tecniche per misurare il rumore di fondo, considerare il suo effetto sull'ambiente e calcolare con precisione il rapporto tra la superficie riflettente e quella assorbente».

L'acustica del locale

Che cosa significa? In ogni locale ci sono materiali, come le pareti o la vetrina, che riflettono il suono secondo determinate caratteristiche fisiche, e altri, come tendaggi o tessuti, che assorbono i rumori. Un buon progettista deve, a partire dalla configurazione “nuda” del locale, capire quali materiali riflettenti e assorbenti impiegare. «La situazione ideale - dice Pinazza - è quella in cui sentiamo perfettamente che cosa dicono le persone al nostro tavolo, ma non possiamo invece capire che cosa dicono nel tavolo a fianco, perché il suono è in parte assorbito dall'ambiente e per il resto coperto dalla musica sapientemente modulata. La musica, inoltre, deve giungerci percepibile e intelligibile, perché solo così non facciamo fatica ad ascoltarla; in caso contrario diventa un fastidioso rumore di fondo. Se poi l'ambiente è ben trattato, anche i rumori più fastidiosi, come quelli di posate o bicchieri che cadono, sono attutiti. E, soprattutto, non si innesca il fenomeno per cui, al crescere del rumore di fondo, tendiamo ad alzare la voce per farci capire, generando un'escalation che finisce per rendere l'ambiente invivibile».
Una valutazione di questo genere, anche all'interno del più piccolo dei bar, non è alla portata di tutti. «In realtà sono proprio le esigenze dei bar più piccoli - dice Pinazza - le più difficili da realizzare. Si vuole di solito una musica che faccia da sottofondo, che sia chiara ma non disturbi la conversazione dei clienti. Ma basta che l'affollamento dell'ambiente passi da due a dieci persone per creare condizioni diverse». Come procedere allora? «Fatta una precisa analisi dell'acustica del locale - dice Pinazza - di solito la soluzione migliore per un bar è disporre un buon numero di diffusori in posizione elevata, vicino al soffitto, e indirizzarli verso il basso, in modo che il cono di onde sonore emesso dall'altoparlante “illumini” la sala». Ma la cosa non è così semplice, perché vanno considerate molte variabili: per esempio l'orientamento degli altoparlanti cambia se i clienti stanno in piedi o seduti, quindi con la testa ad altezze ben diverse. Le caratteristiche stesse dei diffusori cambiano: i modelli professionali possono diffondere la musica con coni di angolo diverso, da 60, 80 o 100 gradi. Ancora una volta perciò vale la pena di affidarsi a un esperto.

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