Il bar del Sud, tra speranze e difficoltà

La testimonianza –

Pubblichiamo un interessante contributo di Biagio Passalacqua, titolare della Caffè S.Passalacqua di Napoli, che racconta la non facile realtà dei pubblici esercizi di tanta parte del Meridione

Questa è la storia di un piccolo bar del Sud. Non di estrema periferia, perché non vi è traffico continuo di gente e nemmeno di pieno centro città, perché in tale zona i fitti, anche per locali di pochi metri quadrati, li possono pagare soltanto gli alchimisti, sì proprio quelli che hanno la diabolica capacità di trasformare il piombo in oro. Quindi, questa è la storia di uno dei tanti piccoli bar ubicati in strada "verso il centro".
C'era una volta una persona di mezza età, un uomo prossimo alla pensione che, quando la sera passeggiava per le vie semibuie, era affascinato dalle luci dei bar.
Avendo due figli, molto maggiorenni (ancora senza un lavoro fisso e certo per il futuro) decise che, a pensione raggiunta, avrebbe acquistato un bar, anche perché non era il tipo da restare in pantofole tutto il giorno davanti al televisore.
Il tempo vola e venne il giorno fatidico dell'acquisto di un bar in zona "verso il centro". Non lo si poteva però certamente acquisire con un piccolo esborso.
Fu venduta quindi la casa di campagna con annesso ampio terreno coltivato.
ll bar però non è soltanto fatto di luci smaglianti di sera, è quasi un essere vivente e come tale ha bisogno di cure e crea, ogni giorno, problemi da risolvere con immediatezza.
ll caffè in tazzina, nonostante venisse fatto da un esperto barista, lasciava molto a desiderare e, poiché il fornitore abituale aveva un solido contratto firmato, fu indispensabile raggranellare una bella sommetta per poter annullare il vigente obbligo di fornitura di caffè in esclusiva. Fu inoltre necessario acquistare una nuova macchina da caffè bar e il relativo macinino perché quanto utilizzato fino a quel momento era stato concesso, in comodato d'uso gratuito, dal vecchio fornitore di caffè e ovviamente si doveva restituire.
Fortunatamente c'era un piccolo residuo del ricavato dalla vendita della casa di campagna e con esso furono acquistati gli accessori indispensabili al buon funzionamento del bar e altra merce varia di consumo corrente, approvvigionandosi anche di una buona miscela di caffè.
Le vendite di caffè in tazza successivamente furono in continuo aumento e ogni giorno si notava una sempre maggiore affluenza di pubblico perché finalmente le tazzine di caffè, preparate sempre dallo stesso vecchio provetto barista, erano veramente invitanti e ottime.
La buona tazzina (indubbiamente la migliore di tutto il circondario) continuava ad attirare nuovi clienti e le vendite aumentavano di valore anche perché il più delle volte, oltre al caffè o al cappuccino, veniva aggiunto un cornetto o un piccolo assortimento di caramelle. Non mancavano le richieste di bibite varie e alle ore 12 appetitosi panini ben farciti sparivano subito non appena posti in vendita.
Però la nera recessione che imperversava cominciò lentamente a farsi sentire anche nel piccolo bar. Le vendite del caffè in tazza continuavano ad essere numerose ma, via via, tutte le altre voci di vendita iniziarono a diminuire fino quasi allo sparire del tutto e la sera, alla chiusura, gli incassi non coprivano più le spese.
Il prezzo della tazzina non poteva però assolutamente aumentare, per l'accanita concorrenza dei bar vicini che la continuavano a vendere a un prezzo ancora più basso. Come se non bastasse, il vecchio esperto barista decise di ritirarsi.
I due figli, molto maggiorenni, del pensionato non avevano la minima idea di come dovesse funzionare una macchina espresso da bar né voglia di diventare baristi. La extra-comunitaria assunta porgeva agli ignari clienti larghi e luminosi sorrisi ma con una tazzina di caffè che era o troppo densa e amara oppure infìma brodaglia senza crema.
ll tempo passava veloce e ogni mese bisognava fare fronte a spese impegnative per energia elettrica, fitto del locale eccetera.
Un giorno si presentarono due figuri che pretendevano soldi per le famiglie dei carcerati e che, non contenti di quanto ricevuto, promisero di ritornare la quindicina successiva.
ll momento più nero fu quello quando, sotto la veste di venditore, un tale propose al vecchio pensionato l'acquisto di sei pacchi da 3 kg. di caffè senza fattura al prezzo, veramente di favore, di 40 euro al kg, tanto diceva, perché ad altri bar della zona lo vendeva a 50 euro al kg. Tale acquisto, da fare una volta al mese, avrebbe evitato al bar pericoli di eventuali incendi. ll ricatto non fu accettato e quindi fu necessario premunirsi, stipulando una polizza assicurativa per tutti i rischi, compresi atti vandalici, il cui costo fu molto elevato.
Tempi ancora più neri non potevano capitare, tanto che fu accolta con indifferenza la notizia della prossima apertura di altro bar sullo stesso marciapiede a una distanza di circa cinquanta metri.
La persona di mezza età che aveva venduto la casa di campagna per tentare di assicurarsi un futuro economico con un bar continuava a ordinare avvedutamente per i suoi clienti una miscela di caffè ottimale. I pagamenti però, cominciarono a non avvenire più per contanti alla consegna della merce, ma venivano dilazionati nel tempo e via via sempre più dilazionati. Quando fu avvisato che il fìdo di cui godeva non poteva ulteriormente essere ampliato, qualcosa brillò nei suoi occhi (forse una lacrima di disperazione che, per dignità, veniva trattenuta).
ll fido concesso fu successivamente pagato in piccole rate settimanali ma, ovviamente, l'acquisto del caffè passò ad altro fornitore che, oltre a concedere un più ampio scoperto, consegnò, in contanti e in anticipo, anche un ipotetico sconto che avrebbe potuto essere quantificato soltanto a fine anno, in base al consumo effettivo. Attualmente il pensionato si alterna alla cassa con un figlio e lo stesso, con l'altro figlio, alla macchina espresso. Le luci del piccolo bar continuano ogni notte a illuminare la strada semibuia. Ma fino a quando?
Questa è la storia di un piccolo bar del Sud, gestito da persone oneste e laboriose che hanno investito tutti i loro averi e lottano, giorno dopo giorno, perché sperano che il futuro possa essere diverso e migliore.
Di piccoli bar come questo ve ne sono tantissimi, indifesi e vessati ed anche castigati da sbagliate disposizioni di legge che, per gli sprovveduti, sembrano ottime, ma che in realtà si rivelano invece semplicemente deleterie moralmente ed economicamente.

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