Guardo chi sei e capisco come prenderti

Capire le persone guardandone la faccia e conoscere i modi migliori per renderli contenti (nel caso dei clienti) o per far sì che diano il meglio sul lavoro (nel caso dei dipendenti): sono le opportunità che offre lo studio e la conoscenza dell’enneagramma e della fisiognomica, due discipline che, combinate insieme, permettono di collegare le caratteristiche esteriori di una persona alla sua personalità. L’obiettivo? Migliorare le interazioni con gli altri.

«Fondamentalmente - afferma Chiara Pardini, che a queste discipline e al loro uso pratico nelle relazioni personali e sul lavoro ha dedicato un libro ("Riconoscere il carattere", ed. Tecniche Nuove) - le persone si dividono in tre tipologie: mentali, d’azione e emotivi. Saper individuare a quale tipologia uno appartiene permette di mettere in atto i comportamenti più adeguati per entrare in una buona relazione con lui e di evitare le parole e gli atteggiamenti che creano diffidenza o addirittura ostilità». Più facile a dirsi che a farsi? «Con una conoscenza di base, un intuito allenato e un po’ di esercizio si può cominciare» dice Pardini.

L’enneagramma identifica nove caratteri principali cui appartengono le persone, a seconda della loro passione  dominante, cui corrisponde una fissazione: rabbia e perfezionismo, orgoglio e falsa generosità, vanità e autoinganno, avarizia e distacco, invidia e autofrustrazione, paura e autoaccusa, gola e autoindulgenza, lussuria e vendicatività, indolenza e iperattività.

Questi nove caratteri, a loro volta, si possono ricondurre alle tre tipologie fondamentali: persone mentali, d’azione, emotive.

Come individuare a che tipologia appartengono? «Le persone mentali in genere hanno un viso allungato e uno sguardo più enigmatico - sintetizza Pardini -. Sono spesso ricercati e raffinati e tendono a trattenere le emozioni. Quelli d’azione tendono ad avere un volto più spigoloso, uno sguardo un po’ più freddo e un abbigliamento meno curato. Gli emotivi danno più spazio ai sentimenti; hanno, in genere, un viso largo, uno sguardo profondo, una mimica più accentuata. Le loro emozioni - entusiasmo, paura ecc. - trapelano in modo evidente. Sono molto curati e più attenti all’immagine. Si tratta naturalmente di indicazioni di carattere generale, da vedere poi caso per caso».

Verso i dipendenti

Fin qui può sembrare solo un passatempo divertente. Ma Pardini insiste sulle implicazioni in ambito lavorativo.

«Ogni tipologia ha caratteristiche proprie - ribadisce l’esperta -, rispetto alle quali alcuni modi di comunicare sono efficaci e altri, invece, controproducenti». Vediamolo in pratica, cominciando con i dipendenti: «Gli emotivi sono più sensibili: meglio non riprenderli in pubblico. Eventuali feedback negativi vanno dati in privato. Come? Dicendo loro prima qualcosa che hanno fatto bene, poi quello su cui devono migliorare, per finire con un giudizio positivo». Strategia diversa per i mentali: «Non amano essere messi al centro dell’attenzione. Se messi sotto pressione, possono andare in ansia. Con loro, è molto importante essere chiari sul da farsi».

I caratteri d’azione «sono “macchine da guerra”. Sono pratici, attivi, metodici; in genere sanno bene cosa fare. Tra di loro si “pescano” ottimi leader».

Verso i clienti

La conoscenza del carattere può aiutare anche a sviluppare una miglior relazione con i clienti: «Gli emotivi - spiega Pardini - vanno valorizzati. Con loro funzionano bene i complimenti. I caratteri mentali, invece, si conquistano con le parole: raccontategli i segreti di un piatto o le caratteristiche di un vino. Riservati e attenti ai dettagli: meglio dargli del lei. Con le persone d’azione, invece, bando a troppe chiacchiere: bisogna essere pratici, andare dritti all’obiettivo, rispondere senza troppi dettagli». Mettetevi alla prova.

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