Grandi opportunità dal pane surgelato

Assortimento –

Studiare proposte specifiche per i diversi target (donne, uomini, bambini ecc.) e per i vari momenti di consumo della giornata è la chiave per sviluppare le vendite. Con la proposta dolce si è cominciato a farlo, con i panini c’è ancora molta strada da fare

Dopo le brioche, il pane? Nel canale bar, l’industria del surgelato ha conquistato negli anni una quota di tutto rispetto nell’ambito dei prodotti per la prima colazione. Poco meno di un cornetto su tre di quelli esposti nelle vetrinette dei bar diurni, infatti, sono prodotti surgelati. Con punte del 50% al Nord. Un successo figlio dell’alto contenuto di servizio - per il barista - che ha il prodotto surgelato. Dopo le brioche, anche i prodotti di pasticceria surgelati hanno saputo conquistarsi il proprio spazio nelle vetrinette dei bar.
Il pane surgelato, invece, al momento è ancora quasi del tutto assente, non solo da bar e ristoranti: a livello di consumi complessivi, in Italia pesa appena il 3,3% contro il 22,4% della croissanteria. Un dato che da solo spiega il motivo per cui gli analisti si aspettano da questo comparto una crescita importante nei prossimi anni.

Panini tutto il giorno

Merito della combinazione di due elementi: la scarsa penetrazione nel mercato e la grande dimensione dei consumi. La quantità di panini farciti consumata tutti i giorni nel canale fuori casa, infatti, è di oltre tre volte superiore a quella delle brioche: 17 milioni contro 4,5 milioni.
Un luogo comune piuttosto radicato è quello secondo il quale il consumo di panini è un “rito” legato quasi esclusivamente al pasto di mezzogiorno. Le analisi di mercato indicano però il contrario: il pranzo si conferma l’occasione principe, ma si limita a meno della metà degli acquisti totali di panini.
Un dato che fa il paio a quello che indica nelle varie occasioni legate allo snacking l’occasione di consumo che mostra il maggior dinamismo in termini di crescita. I motivi sono sia economici, visto che la spesa legata allo spuntino è di norma inferiore a quella legata alle occasioni “classiche”, sia sociologiche, legate a uno stile di vita sempre più nomade.

La segmentazione

L’industria ha saputo interpretare l’evoluzione dei gusti, delle necessità e dei desideri del consumatore offrendo una gamma di prodotti sempre più ampia è diversificata, a partire dalla prima colazione. Sono così arrivati i minicroissant, le linee benessere (integrali, ai cereali ecc.), i dolci monoporzione pensati per “tappare il buco nello stomaco” di metà mattina o metà pomeriggio. La proposta salata è un po’ in ritardo nell’imboccare questa strada, fatta di diversificazione dell’offerta anche al bar.
Tre i filoni da seguire: da un lato la proposta di panini di diverse dimensioni per soddisfare esigenze che cambiano nell’arco della giornata: il panino con cui pranzare non può essere lo stesso di quello che serve per uno spuntino.
In secondo luogo è opportuno tenere conto dei diversi target a cui il locale si rivolge per calibrare la proposta sia in termini di tipologia di pane sia di farcitura: donne e bambini, per esempio, hanno esigenze diverse dagli uomini. E chi fa lavori manuali ha fabbisogni calorici maggiori rispetto alle persone che stanno in ufficio.

Valorizzare l’offerta

L’ultimo fattore da valorizzare è quello della presentazione del prodotto: proposte differenti per i vari target e per momenti di consumo diversi hanno bisogno di un’esposizione capace di valorizzarne la specificità. Perché un conto è trovarsi alle cinque di pomeriggio in vetrina un panino “avanzato” dal pranzo, un altro è vedere allestita una vetrinetta con snack invitanti.

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