Etilometri obbligatori per chi chiude dopo le 24

Norme&fisco –

Il nuovo codice della strada impone anche ai gestori alcuni obblighi, tra cui rigide indicazioni sugli orari di vendita. Le regole entreranno in vigore, per tutti, dal 13 novembre

L'entrata in vigore del nuovo codice della strada ha dato una stretta ai consumi di alcol, introducendo una serie di obblighi anche per i gestori di locali pubblici.
Da sottolineare che la norma introduce una distinzione tra i locali che svolgono attività di intrattenimento (serate danzanti, spettacoli) e locali che si limitano alla sola somministrazione. I primi già dall'entrata in vigore delle norme, cioè lo scorso 13 agosto, devono essere in grado di dare ai loro clienti la possibilità di misurare il tasso alcolemico, con appositi tester messi a disposizione del pubblico. Questo stesso obbligo è differito di tre mesi, ed entra in vigore il 13 novembre prossimo, anche per tutti gli altri locali che, dice la norma, “prolungano l'apertura oltre la mezzanotte”. Le aree di servizio sulle autostrade sono soggette a una disciplina ancora più rigida: non possono vendere bevande superalcoliche da asporto dalle 22 alle 6 e non possono somministrarle mai. Le bevande alcoliche possono essere invece servite nelle aree di servizio, tranne che dalle 2 alle 6. Chi trasgredisce rischia una multa da 300 a 1.200 euro. Molto peggio può andare però a chi viola le nuove norme sui tempi di somministrazione degli alcolici, che non possono essere venduti o serviti dalle 3 alle 6, salvo eccezioni disposte dal questore. I negozi e le rivendite, definiti dalla legge come esercizi di vicinato, non possono vendere alcolici dalla mezzanotte alle 6 del mattino. Le sanzioni in caso di inottemperanza vanno da 5.000 a 20.000 euro.
Gli esercizi interessati sono dunque praticamente tutti quelli che possono vendere o somministrare alcolici: hotel, trattorie, locande, pensioni, osterie, ristoranti, caffè, enoteche, agriturismo, wine-bar, sale biliardo, locali all'aperto e anche fiere e sagre.
Il punto dolente della norma pare quello che impone ai gestori di dotarsi di alcol test o, come vengono definiti tecnicamente, di “precursori alcolemici”. «Le disposizioni non dicono nulla riguardo alle loro caratteristiche tecniche - dice Cesare Martino, consulente e tecnologo alimentare, autore di un interessante blog a tema normativo (www.cesaremartino.it) - per cui i gestori si trovano un po' spiazzati. Nella scelta d'acquisto è sempre bene verificare che siano contrassegnati con il marchio CE e che siano dotati di certificazioni». La scelta può andare dai tester monouso, a quelli elettronici con beccuccio intercambiabile. I primi hanno margini d'errore un po' più elevati, ma questo di per sé non è un problema, perché il gestore non deve assicurare una precisione totale dello strumento che mette a disposizione e non è responsabile nel caso in cui un suo cliente venga “pizzicato” per eccesso di alcolemia anche dopo essersi sottoposto al test in un locale.
«Le forze dell'ordine sono comunque orientate a interpretare il codice in senso restrittivo», spiega Martino, e questo potrebbe avere ripercussioni anche per i gestori, per esempio quando il gestore stesso deve calcolare quanti alcol test deve tenere in casa, magari a fronte di 100 coperti e un'alta rotazione di tavoli. 200, 300 di più? E con quali costi a carico dei gestori? Secondo Nazzareno Sacchi, presidente della sezione romana di Fipe Confcommercio, «L'obbligo di detenere gli etilometri ricade solo sui locali aperti dopo le 24, che ovviamente avranno un costo in più rispetto agli altri».

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