Congresso Assoenologi, vini Doc in crescita

Mercato –

Una maggiore qualità in cantina permette di realizzare prodotti da ricordare, come conferma l’incremento dell’export del vino italiano. Tenuto ad Alba (Cuneo), l’incontro nazionale degli enologi ha rappresentato il battesimo del fuoco per il neo presidente Riccardo Cotarella.

Si è tenuto di recente nel cuore delle Langhe, una delle più famose zone vitivinicole, il 68° congresso di Assoenologi, l’organizzazione degli enotecnici ed enologi italiani. Oltre 600 i partecipanti che hanno affollato il Teatro Sociale G. Busca di Alba (Cuneo), sollecitati dal titolo dell’evento “Cinquantanni di Doc, il territorio, il vino, l’enologo”. Salutati dal nuovo ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il deputato Nunzia De Girolamo, i partecipanti hanno potuto approfondire la situazione del mercato dalla viva voce di chi il vino lo fa nascere e crescere in cantina.
«In cantina riusciamo a fare sempre meno poesia - ha esordito il neopresidente Assoenologi, Riccardo Cotarella (nella foto) - e a impiegare una crescente professionalità. Gli amanti del vino Doc italiano sono sempre più appassionati e informati, e continuano a crescere, in particolare oltre i confini nazionali». Umbro, comproprietario con il fratello Renzo dell’azienda Falesco a Montecchio (Terni), Riccardo Cotarella è anche titolare di un importante studio di consulenze enologiche operante in tutto il mondo.
Eletto alla fine di aprile dal consiglio nazionale, Cotarella ha sostituito Giancarlo Prevarin, direttore generale delle Cantine Colli Berici di Lonigo (Vicenza). Nell’occasione è stato confermato alla vicepresidenza Emilio Renato Defilippi, responsabile tecnico dell’azienda Castello di Cigognola (Oltrepò Pavese) e nominato Filippi Stephan direttore della Cantina Produttori Bolzano. Confermato all’unanimità anche l’esperto e infaticabile direttore generale (carica non elettiva) Giuseppe Martelli che è anche presidente del Comitato nazionale vini del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Riportiamo la sintesi dei tre più interessanti interventi.

«Il vino italiano rappresenta il 20,6% dell’export dell’intero settore alimentare - ha precisato Piero Antinori, presidente della Marchesi Antinori di Firenze - mentre con 5 miliardi di euro in valore rappresenta quasi il doppio del settore dolciario, più del doppio del lattiero-caseario, una volta e mezzo il settore della pasta. Per riuscire vincenti nella competizione globale - ha continuato - bisogna organizzarsi sempre meglio. Per questo si sta formando per la prima volta in Italia un gruppo formato dall’Istituto del vino italiano di qualità grandi marchi, dal Consorzio Italia del Vino e da altri soggetti come l’Enoteca nazionale di Siena, allo scopo di promuovere collettivamente il prodotto made in Italy».

«In Italia non si è mai bevuto così bene come ai giorni nostri - ha sottolineato Angelo Gaja, titolare dell'omonima azienda di Barbaresco (Cuneo) - e buona parte del merito va al prezioso e attento lavoro degli enotecnici che ha permesso negli ultimi venticinque anni di creare una vera e propria primavera del vino Doc italiano. Il nostro settore è rappresentato per il 53% dalle cooperative che raccolgono tanti piccoli coltivatori, per il 26% dalle grandi aziende e per il 21% dalle piccole aziende indipendenti. Fino a pochi anni fa si imputava agli “artigiani” del vino la colpa di essere un freno alla crescita perché troppo piccoli. Io non sono un sostenitore del “piccolo è bello”, dico invece che “piccolo è utile”. Utile perché fornisce vino sfuso di qualità agli imbottigliatori, grandi e piccoli, che poi lo esportano, segnalandosi per l’originalità dei prodotti e mettendo in movimento e un vero e proprio enoturismo verso il nostro Paese».

«Due sono i punti di forza di aziende in crescita come la nostra - ha sostenuto Angelo Maci, amministratore delegato delle Cantine Due Palme di Cellino San Marco (Brindisi) - il rispetto delle tradizioni in un’ottica di sviluppo sostenibile e una visione fortemente improntata al recupero e alla valorizzazione delle radici del territorio, in collaborazione di enti scientifici come l’Università del Salento e il Cnr, Comitato nazionale delle ricerche».

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