C’è americano e americano

Spiegare i cocktail partendo dall’analisi degli ingredienti e dei loro punti di contatto. L’approccio di Giuseppe Gallo alla divulgazione dei drink

Non esiste l’Americano perfetto. La ricetta aurea del Dry Martini non è stata scritta. Di Negroni sbagliati (non di Negroni Sbagliato) sono piene le fosse. Sull’argomento cocktail nessuno può ergersi a unico depositario del sapere. Le stesse codificazioni Iba sono indicazioni di percorso e non il verbo. Perché ogni miscela è una storia a sè. Ci sono ricette storiche che rilette oggi fanno sorridere: altri tempi, altri spiriti e, soprattutto, altri palati. C’è solo un tipo di cocktail che non si estinguerà mai ed è quello che sta per ordinare l’ospite seduto al vostro banco. Si tratta della stessa persona che, negli ultimi anni, ha imparato a chiamare i drink e i loro ingredienti con nome e cognome. By brand, se vogliamo dirla all’inglese. E non importa che chieda un Cuba Libre “pestato”, scoperto in chissà quale villaggio turistico. Il nocciolo è che il consumatore medio sta ampliando il suo bagaglio di conoscenze. In altre parole sarà sempre più difficile farlo fesso.

Cinque anni di divulgazione

L’ampia premessa è necessaria per introdurre l’attività di Giuseppe Gallo, global brand ambassador di casa Martini dal 2009. Lo incontriamo in occasione delle celebrazioni per i 150 anni della Martini. Beppe, come è noto tra amici e conoscenti, ha viaggiato in questi anni in 30 Paesi raccontando a migliaia di bartender i punti di forza dei drink preparati coi suoi prodotti. Non impone le cose dall’alto, ma spiega il perché e il percome. Un atteggiamento più unico che raro. «Ogni Dry Martini è una storia a sè. Un tempo l’approccio era: metti 8/10 di questo e 8/10 di quell’altro. Perché? Perché sì. Oggi invece la missione dell’ambassador è mettere in risalto le peculiarità degli ingredienti e i punti di forza delle varie combinazioni. Un esempio: guarnisco con l’oliva il Dry Martini preparato con Bombay Sapphire, perché il twist di limone è superfluo. Tra i botanical del nostro London Dry Gin ci sono già tante note agrumate, meglio non aggiungerne altre. L’oliva ha il potere di addolcire ma, allo stesso tempo, di portare in primo piano l’iris del gin o il carattere salmastro della cascarilla delle Bahamas del Martini Rosso». Senza dubbio le nozioni di merceologia e di miscelazione, fuse nella stessa lezione, possono contribuire ad acquisire maggiore consapevolezza e a essere più sicuri anche davanti agli ospiti più preparati. Sono temi che nessuna scuola, almeno per il momento, insegna. «Il Bitter Martini - conclude l’ambassador - che utilizziamo per i nostri Americano e Negroni ha un carattere dolce e floreale che va a nozze con Martini Rosso, uno spirit che rispetto ad altri ha meno note vanigliate o legnose, ma ha una caratteristica punta erbacea tipica dell’artemisia». Nietzsche diceva: “Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore”. C’è sempre tempo per recuperare.

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