Camparino in Galleria festeggia 100 anni

Storica istituzione della città di Milano, Camparino in Galleria ha festeggiato ieri il traguardo dei cento anni di attività (1915-2015) con una grande festa e la mostra “I volti dell’aperitivo”

.DIEGO ABATANTUONOcamparino_by_marco_curatolo

Sarà solo un caso ma Camparino in Galleria festeggia i suoi primi cento anni in concomitanza con il ritorno di Expo a Milano (dopo le edizioni 1881, 1894, 1906). Due eventi storici, ognuno nel proprio genere, che rilanciano l’immagine della metropoli lombarda come centro di attività e iniziative economiche e culturali. Oltre che con uno spettacolare party che ha visto l’intervento di vari personaggi del mondo dello spettacolo, cultura, politica, finanza ed impresa, a cominciare dal sindaco Giuliano Pisapia, il compleanno è stato arricchito da un’esposizione di foto di personaggi che hanno frequentato e frequentano il locale milanese. Come per molti altri locali pubblici, il gestore del Camparino in Galleria, a cominciare dal fondatore Davide Campari, proponeva ai clienti più importanti (o semplicemente più simpatici) di firmare una foto personale con dedica al locale. Così dagli archivi Campari sono emerse e sono state selezionate dieci foto con personaggi di ieri e oggi, alcune delle quali esposte in permanenza presso la Galleria Campari presso la sede dell’azienda a Sesto San Giovanni: il comico Erminio Macario, gli attori Eduardo e Peppino De Filippo, la soprano Tamaki Minura, l’attore Vittorio De Sica, l’attrice Paola Borboni, l’attore Diego Abatantuono, il presentatore radio-tv Federico Russo, la modella Martina Colombari, la cantante Nina Zilli. Non a caso alcuni di loro erano presenti all’evento. Allestita nello spazio dell’ammezzato, la mostra resterà aperta al pubblico fino al 7 luglio, durante l’orario di apertura del Camparino in Galleria, dalle h. 9 alle h.22 (campari.it)

.Nina Zilli.

Una storia molto shakerata

Il grande portale sud di Galleria Vittorio Emanuele II che si affaccia su piazza Duomo a Milano è sempre stato uno dei punti di ritrovo preferiti da milanesi e visitatori, per incontri d’affari, di cuore o di amicizia. Fin dall’inizio (1867) Gaspare Campari aveva creduto nelle possibilità offerte dalla grandiosa struttura progettata dall’architetto Giuseppe Mengoni in onore del Re d’Italia, aprendo i battenti del proprio Caffè Ristorante Campari nell’angolo a destra del portale sud. Il figlio Davide, inventore del Bitter Campari che è diventata l’icona dell’aperitivo italiano nel mondo, nel 1915 raddoppia l’attività di famiglia inaugurando nell’angolo di fronte del portale (a sinistra) il Camparino in Galleria, locale più piccolo ma specializzato nel rito dell’aperitivo. Ma non sono solo i 40 mq a disposizione al piano terreno (più l’ammezzato al piano superiore con i tavolini) rivestiti con arredi in legno e colorate vetrate (prima stile Impero, in seguito Art Nouveau) ad attirare i clienti. Per il Camparino in Galleria infatti viene allestito un originale e grande impianto per il seltz il cui compressore, per non togliere spazio al lungo bancone o per non creare disturbo sonoro, viene posizionato nella cantina sottostante.

Grazie anche alla sua posizione, il Camparino diventa negli anni anche punto d’incontro per compassati salotti letterari o per animate riunioni di artisti, a cominciare da quelli futuristi, per finire con il mondo della lirica che vi si ritrova dopo ogni rappresentazione del vicino Teatro Alla Scala. Ma il “primo” Camparino dura solo quattro anni. Esasperato dai continui danneggiamenti (86 vetrate distrutte una dopo l’altra) a causa dei continui scontri tra dimostranti pro e contro l’interventismo italiano nella Prima Guerra Mondiale, Davide Campari cede la gestione all’amico e concorrente Carlo Zucca che ne farà la culla del concorrente aperitivo al rabarbaro. Solo la gestione, visto che i muri erano e rimangono a tutt’oggi del Comune di Milano. Nel 1923 viene completamente rinnovato in base ai temi liberty dell’epoca, arricchito da un grande bancone in legno con intarsi opera dell’ebanista Eugenio Quarti, dai mosaici del pittore Angelo D’Andrea e dal grande lampadario in ferro battuto di Alessandro Mazzuccotelli. Dopo i bombardamenti alleati dell’agosto 1943 che colpiscono duramente la Galleria, il testimone passa a Guglielmo Miani, affermato sarto milanese e proprietario del marchio Larus (oggi LarusMiani), i cui discendenti sono gli attuali gestori. Con un accordo nel 1983 la Campari ottiene d’installare le insegne “Camparino” sulle vetrate del Caffè Miani. Nel 1990 il locale viene ampliato annettendo i locali dell’adiacente ex Libreria di Stato. Decaduta la licenza di utilizzo per “Camparino”, nel 1996 il locale di Teresa Miani (figlia di Guglielmo Miani) e del marito Orlando Chiari rialza le insegne “Zucca in Galleria” grazie a un accordo con Illva Saronno. Tornato a potersi chiamare dall’inizio del 2012 (24 gennaio) “Camparino in Galleria”, il locale ha mantenuto l’arredo originale degli anni Venti, mentre l’insegna è stata reinterpretata dall’artista Ugo Nespolo. Sul banco tornano quindi alla grande le specialità tipiche a base di Bitter Campari, da quello semplicemente shakerato con ghiaccio e scorza di limone, ai cocktail più famosi come Americano, Negroni, Negroni Sbagliato, Garibaldi, Orange Passion.

Martina Colombari.

In concomitanza con i sei mesi di apertura di Expo Milano (fino ad ottobre), Camparino in Galleria sta ospitando una serie di eventi che hanno tutti come base il noto “aperitivo rosso”. In particolare vengono ospitati personaggi della mixability internazionale come i “londinesi” Agostino Perrone, Salvatore Calabrese, Luca Cinalli, Simone Caporale, il “bavarese” Mauro Mahjoub, insieme con gli italiani Leonardo Leuci, Roberto Artusio, Guglielmo Miriello, Paolo Sanna e Fulvio Piccinino. Nella foto, una delle splendide modelle "colorate Campari" che hanno partecipato all'evento.

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