Albergo al femminile

Locali –

La prospettiva di sette barlady, protagoniste dell’ultimo Lady Drink, su gioie e dolori del lavoro in hotel. Senza dimenticare cocktail e menù

Nella realtà alberghiera la presenza femminile dietro al banco bar sta diventando un affare serio. Un dato la dice lunga: all'ultima edizione di Lady Drink - la competizione riservata alle barlady organizzata da Danilo Bellucci, presidente dei sostenitori Aibes - circa un quinto delle concorrenti selezionate (137) lavora in alberghi e resort. A questo numero, in effetti, andrebbero aggiunte tante free lance occupate stagionalmente. Tra le barlady in questione c'era anche Manuela Forcina, campionessa assoluta della manifestazione intitolata al “bere in rosa” andata in scena lo scorso autunno al Savoy Beach Hotel di Bibione (Ve). Insieme alla neo vincitrice, in forza al Mediterraneo Hotel di Roma, e ad altre sei protagoniste della gara abbiamo scattato una fotografia del lavoro femminile nei bar d'albergo italiani. Con loro abbiamo analizzato pregi e difetti del lavoro in albergo, il loro rapporto con proprietà e ospiti, la scelta dei drink in carta. Come potrete leggere, almeno in base alle dichiarazioni nelle pagine che seguono, quello che riesce a calamitare negli hotel tante professioniste del bere miscelato, è soprattutto lo stile e l'eleganza dell'ambiente. Qui hanno tempo per curare stile, tecnica ed eleganza di esecuzione, senza troppa pressione come succederebbe in un bar comune. Altra forte attrattiva è l'opportunità di lavorare per una clientela multilivello, eterogenea, cosmopolita. Miscelare per attori, politici, calciatori, principi del foro, magnati arabi, imprenditori dall'Est Europa, disposti a mettere mano al portafoglio anche se talvolta in modo discutibile. Non sono infatti tutte rose e fiori. Un'intervistata, a registratore spento, ci ha confessato di lavorare in un cinque stelle, che alcuni notti si trasforma in un cinque stalle. «Al banco - dice - trovi clienti danarosi, che però hanno poco gusto e si comportano da maleducati. Usano l'alcol come scorciatoia per ubriacarsi in fretta e non sanno apprezzare il sano piacere di una bevuta consapevole». Non mancano chiaramente le occasioni piacevoli, le lusinghe, gli apprezzamenti e le gentilezze che non ti aspetti. Sandra Haruko Civieri, al banco del lussuoso Excelsior al Lido di Venezia, ha servito tante celebrità dello spettacolo. «Di solito ogni star ha un addetto che si occupa di saldare il conto, ma a volte capita che il divo di turno si “dimentichi” di pagare. Per fortuna non è sempre così. Nel 2010 Jessica Alba era al Lido per l'anteprima mondiale di “Machete” alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Dopo la proiezione venne da noi con diverse persone. Preparai Bellini per tutta la troupe. Alla fine fu lei stessa, sempre gentile e sorridente, a chiedermi conferma che il conto fosse stato saldato e a fare pure i complimenti per i drink». Soddisfazioni che capitano a chi sta al bar di un grand hotel. Racconta Anna Zuccolotto, bartender la scorsa stagione prima al Miramonti Majestic poi al Cristallo di Cortina d'Ampezzo, che ci sono incontri destinati a rimanere impressi nella memoria come quello avuto con l'esplosiva Tina Turner e altri momenti da dimenticare come quelli in cui ci si trova di fronte a facoltosi, quanto arroganti, clienti stranieri. «Il nostro lavoro regala tante soddisfazioni ma, come in ogni mestiere, ci sono luci e ombre. Le giovani professioniste possono trovare troppo noioso il lavoro in una struttura alberghiera. Alcuni giorni non c'è molto da fare, altre volte c'è solo da montare e smontare buffet e aperitivi mobili su plance e postazioni». Sulla staticità del lavoro in albergo, in realtà, i pareri non sono del tutto unanimi.

Un assalto alla baionetta

«Dalla mia prospettiva - sostiene la campionessa Manuela Forcina - il nostro lavoro è molto intenso. Da contratto dovremmo fare 6 ore e 40, ma sforiamo sempre. Sbaglia chi crede che in albergo ci siano tempi morti. C'è sempre qualcosa da fare tra la sistemazione del banco, il magazzino, il controllo degli arrivi e la gestione degli affari di ogni giorno». Tutte, o quasi, le barlady interpellate sono convinte, quasi si fossero messe d'accordo, che però il lavoro femminile sia di qualità molto elevata. «Non avrei dubbi, se dovessi selezionare una brigata di sala, farei affidamento su una squadra femminile di commis. Sono più rapide, meticolose, abituate a tenere tutto in ordine» Così interviene l'esperta Oriana Deriu, divisa tra stagioni estive al Colonna Pevero Hotel di Porto Cervo e periodi invernali all'Hotel Europa di Cervinia. Sembra quasi una questione genetica. «Ogni volta che ho affrontato un colloquio per una posizione in albergo - continua Oriana Deriu - ho sudato sette camicie. È durissima farsi accettare. Anche con gli ospiti non è facile, siamo nel 2012 ma capita sempre quello che ti guarda come una marziana». Più soddisfazioni vengono dalle comande. Con una clientela internazionale, non mancano le occasioni per rispolverare grandi classici e cocktail fossili. Parliamo di specialità come Mary Pickford, Moscow Mule, White e Pink Lady, Stinger, Martini Cocktail in tutte le salse e “quella cosa arancione che bevete voi in Italia”, ovvero il nuovo cocktail mondiale Spritz. Nonostante questo le liste rimangono tendenzialmente uniformi è un po' vecchio stampo. Trovi i soliti classici Iba, distillati, soft drink. Poca fantasia nelle scelte e nelle segmentazioni, gli stessi soft e hot drink, ricettati al caffè senza niente di speciale. Qualche difetto dovevamo pure trovarlo alle nostre signore del cocktail.

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