World Sandwich

Dal mondo –

Ecco come, nel mondo, le fette di pane accolgono verdure, salumi, formaggi, germogli, salse e molto altro ancora. Con qualche buona idea da mettere in pratica

La creazione del sandwich risale alla seconda metà del '700 ed è opera dello statista inglese John Montagu, Conte di Sandwich, cittadina inglese non lontana da Londra. Perché Montagu inventò il sandwich? Pare che il lord inglese cercasse semplicemente un metodo per mangiare mentre continuava a giocare a carte, sua grande passione. La soluzione? Semplice: farsi servire durante le partite dei panini imbottiti nei quali erano state racchiuse le portate del pasto che altri consumavano nel modo tradizionale. Insomma, nonostante molti ritengano che il farcire il pane con salami o formaggi sia un'invenzione italiana, sono in realtà gli inglesi ad andare giustamente orgogliosi di questa loro creazione alla quale dedicano concorsi nazionali ed eventi come il Britain's Best New Sandwich per il cui titolo si sfidano migliaia di “paninari” con il loro sandwich preferito: dall'Aberdeen angus beef con chutney di cipolle rosse al chicken sandwich in salsa teriyaki. Per diffondere la cultura di questa icona del british fast food sono nate istituzioni come la British Sandwich Association  che pubblicano on line ricette e stimoli sul sandwich d'autore.

Hamburger vs Sandwich

Sul fronte Usa, le catene di fast food a stelle e strisce e la popolarità raggiunta a livello globale dall'hamburger e dall'hot dog hanno di fatto monopolizzato l'attenzione internazionale su queste preparazioni. Eppure sono decine e decine, se non addirittura centinaia, le varianti che si trovano viaggiando dalla Louisiana fino a New York, passando da Philadelphia. Alcuni sono entrati nella storia, sebbene decisamente curiosi, come l'Elvis sandwich, che imprigiona tra due fette di pane tostato e spalmato con burro di arachidi, fettine di bacon fritto, rondelle di banana e miele… una rivisitazione inventata dalla celebre star di un grande classico: il peanut butter and jelly sandwich. Altri evidenziano nel nome e nella formula l'origine italiana se non addirittura regionale, come la muffoletta di New Orleans, introdotta da un emigrato siciliano: pane con semi di sesamo farcito di provolone, capocollo o salame e insalata condita all'olio d'oliva. I sandwich rappresentano oggi uno dei modi preferiti dai newyorkesi per mangiare per strada e negli ultimi anni si è registrata una vera esplosione di food carts & vans itineranti nonché la nascita di una nuova generazione di sandwich, quelli etnici. Come i Bánh mì vietnamiti, per esempio, resi celebri dalla catena Lees. Si tratta di panini realizzati con baguettes francesi, farcite di carni caramellate e aromi di anice stellato e cannella, servite con verdure orientali e mediterranee e insaporite con intingoli del sud est asiatico.
Curiosando tra le pagine del sito che seleziona i migliori street food vendorse tra quelle dei membri della New York Food Truck Association  si scoprono decine di postazioni che servono sandwich di fantasia ispirati ai sapori del mondo: dai kimchi tacos coreani, agli hummus sandwich con quinoa di Taim Mobile. Tra le tante proposte in voga in questo momento negli Usa non vanno poi dimenticati i flatbread (tacos o pita per esempio) che possono venire farciti con ogni bendidio e, spesso, con salse “naturali” come l'hummus o il guacamole e poi arrotolati.

Tra multistrato e open sandwich

Per tornare in Europa, non vanno poi dimenticati i danesi che, grandi amanti del sandwich, preferiscono di gran lunga i loro open sandwich o smørrebrød: semplici fette di pane integrale di segale o di altri cereali (rugbrød) che spalmano con burro salato e farciscono con almeno due strati di ingredienti: aringhe in salamoia o in salsa, marinate, oppure formaggi spalmabili alle erbe o in fette sottili, paté di fegato (leverpostej) ai quali possono venir aggiunte a piacere uova sode, cetriolini in agro dolce, insaccati e maionese. Da qualche tempo però la Danimarca è interessata da un fermento culinario importante, che la pone ai vertici mondiali dell'alta gastronomia; la rivoluzione iniziata dal ristorante Noma di Copenhagen e dei dieci ristoranti stellati Michelin della capitale ha interessato anche questa icona della cucina scandinava. Oggi a fare notizia non sono più le 177 varietà proposte dal guru degli smørrebrød, Ida Davidsen, nel suo ristorante; se oltre alla quantità si cerca la qualità le migliori sono quelle del ristorante Schønnemann, mentre le più innovative come design e abbinamenti possibili sono quelle del ristorante Aamanns.

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