Parte da Milano il rilancio di birra Asahi Super Dry

All'insegna della "contaminazione" tra cucina italiana e giapponese, birra Asahi Super Dry è stata presentata in un caratteristico loft milanese nel corso dell'evento Discover Karakuchi.

L'etichetta di Asahi Super Dry.

Dopo il debutto in Giappone nel 1987, birra Asahi Super Dry è diventata una superpremium conosciuta e riconosciuta a livello internazionale. Alla base del successo c'è il particolare processo di fabbricazione karakuchi che comprende l'impiego di un particolare lievito messo a punto all'interno dell'azienda (Asahi n.318) capace di esaurire il processo di fermentazione (con un tempo più lungo) utilizzando tutti gli zuccheri del malto d'orzo e di riso lasciando un gusto pulito, secco (dry) ma non amaro, e con l'utilizzo della microfiltrazione na-ma al posto della pastorizzazione per garantirne a lungo la freschezza.

A seguito della fusione nel 2016 tra le multinazionali Ab-Inbev e Sab-Miller, per motivi di limitazione della concorrenza, marchi birrari come Birra Peroni (Italia), Royal Grolsch (Olanda), Meantime Breweries Company (Gran Bretagna) e Pilsner Urquell (Cekia) sono stati acquisiti dalla giapponese Asahi Group Holdings che ha costituito la società Asahi Europe Ltd (con sedi a Zugo-Svizzera e Woking-Gran Bretagna). In questo modo è stato costituito un trampolino di lancio per conquistare direttamente il mercato europeo (in precedenza birra Asahi Super Dry era importata e distribuita in Italia dalla Biscaldi di Genova), partendo da vendite (2017) pari a 1.800 milioni di euro, il 28% delle quali dovute a Birra Peroni (con Nastro Azzurro in testa). Per la produzione di Asahi Super Dry, Asahi Europe ha scelto lo stabilimento Birra Peroni di Padova che rifornirà il mercato italiano ed europeo, grazie agli impianti dotati dei più elevati standard tecnologici.

Per la presentazione del rilancio di Asahi Super Dry con il nome Discover Karakuchi, è stata scelta una capitale europea degli affari e del design come Milano, a ridosso della Week Design, e un loft postindustriale in zona Ripamonti (via G.F.Pizzi, 29) con una scenografia razionalista con molti complementi d'arredo anni '50 e una colonna sonora curata dai dj Hirokömeister e Gak Sato, alla presenza di Federico Sannella, direttore relazioni esterne e affari istituzionali Birra Peroni e di Sabrina Fontana, marketing manager Asahi Super Dry.
«Siamo particolarmente soddisfatti - ha precisato Sabrina Fontana - di presentare a Milano, città sempre più proiettata nel futuro, un prodotto come Asahi Super Dry che, a distanza di anni dal suo primo lancio, rimane una birra unica e tecnologicamente insuperata».

Fondata nel 1889 con il nome di Osaka Beer, il gruppo Asahi (sole nascente) è diventato una multinazionale del settore alimentare con migliaia di prodotti come birre, liquori, soft drink, food. Per il settore birre il punto di svolta è avvenuto nel 1987 con il lancio della innovativa Asahi Super Dry, premium beer campione di incassi in Giappone e distribuita nei più diversi Paesi del mondo. Con un grado alcolico di poco superiore (5,2%) e un retrogusto meno amaro rispetto alla media delle lager a bassa fermentazione, Asahi Super Dry può essere servita a 4-5 °C a tutte le ore e per il gusto leggero e morbido si sposa perfettamente con quasi tutti i cibi, a cominciare ovviamente dal sushi. È disponibile sia in bottiglia 33 cl sia in fusto per impianti spina.

Ne ha dato dimostrazione lo chef stellato Yoji Tokuyoshi, che in occasione dell'evento milanese Discover Karakuchi, ha presentato abbinamenti gastronomici studiati per esaltare il gusto pulito e secco di Asahi Super Dry. Grazie all'esperienza maturata per circa dieci anni accanto allo chef pluristellato Massimo Bottura (Osteria Francescana, Modena), Yoji Tokuyoshi ha servito piatti con ingredienti italiani "contaminati" da idee e tecniche di preparazione giapponesi, come Rigatoni croccanti cacio e pepe e Riso soffiato e grigliato alla polvere Wasabi. Dal 2014 Yoji Tokuyoshi gestisce l'omonimo ristorante milanese  all'insegna della sua personalissima cucina italiana "contaminata".

 

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