Usa, l’ondata dei club per obesi

Nuovi target –

Negli Stati Uniti si diffondono i locali dove gli “oversize” sono i benvenuti. Non ghetti, ma luoghi dove possono socializzare senza timori, stereotipi o pregiudizi. Un modello che si sta estendendo

Sono una “tribù” vastissima, che si sente sempre più discriminata: parliamo degli obesi. Negli Stati Uniti, stando ai dati del Cdc (Center for Disease Control and Prevention), sono oltre 60 milioni: dopo un quarto di secolo di vero e proprio boom, negli ultimi anni il loro numero si è stabilizzato. Ma la percentuale resta molto alta, toccando il 30% della popolazione adulta americana (dai 20 anni in su), e si prevede che nel 2018 raggiungerà il 43%. Lisa Marie Garbo è una di loro. Famosa per l'aver lanciato, nel 2003, un modello di nightclub dove gli obesi possono sentirsi a loro agio e scatenarsi nel ballo. Il suo locale di Long Beach (con tanto di succursale a Phoenix) si chiama Club Bounce; nell'affezionata clientela figurano anche diverse celebrità ed atleti. Spiega: «Fa piacere trovare un posto dove andare la sera, senza doversi preoccupare della gente che fa commenti sgradevoli. In alcuni locali capita addirittura che rifiutino l'ingresso a una cliente perché grassa; a me è successo a Hollywood». E aggiunge: «Da noi invece nessuno riceve un trattamento speciale; ogni singolo cliente è uguale agli altri e non esiste assolutamente nessun tipo di discriminazione». Regole ferree anche nel modo di vestire: uomini con camicia elegante, niente scarpe da ginnastica o berrettini; e per le donne un look “sexy, ma di classe”. Club Bounce può ospitare fino a 400 persone (donne in maggioranza e anche i magri, ovviamente, sono ben accolti) e organizza frequenti serate a tema (la filosofia è quella della “one night”) come la “Camouflage Night” o la “Glam Night”. Il suo esempio è stato imitato in diversi locali degli Stati Uniti: ad esempio, sono sorti nuovi club per obesi in California (The Butterfly Lounge a Costa Mesa), Arizona (Club FullFilled di Phoenix) e in Florida (Club Tastebuds a Orlando).
Un modello frutto del web 2.0
«La triste realtà è che noi obesi siamo ancora ghettizzati - spiega Garbo - e la colpa è soprattutto dei media. Così capita spesso che disertiamo i club normali per la pressione e gli sguardi di amici e avventori. Non siamo accettati in tanti ambienti: dalle linee aeree, che non installano sedili adatti alle nostre misure o ai ristoranti che non pensano ad ambientazioni ed arredamenti calibrati». Agli inizi per promuovere le sue serate, l'imprenditrice è ricorsa a Internet e al passaparola. «Il web - spiega - è stato di grande aiuto: un canale straordinario per scambiare informazioni e socializzare». Ora si parla addirittura di portare Club Bounce in tourné in diverse città: «Ho ricevuto tante richieste, un po' da tutt'America. Vorrebbero che il club diventasse un modulo itinerante». Kat Fay, analista della società di ricerche di mercato Mintel International di Chicago, evidenzia il fatto che esistono pochi imprenditori che hanno per target la comunità degli obesi: «Quei pochi possono ottenere grandi guadagni. E osservando le abitudini degli americani a tavola, si può ben capire il perché».

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