Una barlady alla conquista del Perù: Solomiya Grytsyshyn vince la gara a base di Pisco

Ci voleva il sorriso di una giovane bartender di origine ucraina per sciogliere il ghiaccio di una gara a colpi di cocktail a base Pisco, con una punta di miele per addolcire la serata. È Solomiya Grytsyshyn del Chorus Cafè, infatti, la vincitrice della competition organizzata lo scorso 19 marzo al Coropuna di Roma da Federico Solari, peruviano d’origine e rappresentante del consorzio del Pisco in Italia, sponsorizzata dai brand di Pisco Portòn e Tabernero.

Oltre a Solomiya, con il suo cocktail in coppetta chiamato Pischoney, hanno partecipato altri quattro giovani bartender della capitale: Flavio Wijesenghe di Latteria Garbatella con il suo #stoPiskos; Claudio Lanzafame del Coffee Pot con il mix denominato Viajante; Kennet Pago, che giocava in casa e che ha dedicato il suo cocktail al vulcano El Misti; Simone Merolla del Club Derrière che ha proposto il suo El Recuerdo.

A far vincere la barlady del Chorus, oltre al buon sapore e all’equilibrio del cocktail presentato, anche la grazia con cui l’ha descritto man mano che lo preparava: un percorso fra i capisaldi della tradizione peruviana, che parte dal pisco e passa per il miele e per l’oro di decorazione finale, simbolo del metallo prezioso per cui il paese è stato sfruttato dai conquistadores.

A precedere la gara, un avvicendarsi di storia e descrizione del prodotto a cura di Federico Solari, quindi la preparazione dell’immancabile Pisco Sour (lo ha mixato Gabriele Rizzi, neo bar manager dell’hotel Eden, che riaprirà a giorni, nonché uno dei giudici della gara) e lo showcooking del ceviche da parte dello chef peruviano del Coropuna, specializzato in cucina nikkei, la fusion giappo-peruviana.

Fra i cenni sul Pisco, Solari ha ricordato come si hanno le prime tracce della produzione di uva pisquera (la più adatta per la preparazione del distillato) già nel XVI secolo. A portare i primi innesti di uva in Perù furono i preti, che avevano bisogno di vino per celebrare messa. Per motivi di conservazione, si cominciò a distillare quest’uva, la Pisquera, dando origine alla produzione del Pisco, che caratterizza il Perù e che si trova per lo più sulla fascia costiera del paese.

“Erroneamente – afferma Solari – il Pisco viene associato alla grappa, nonostante per caratteristiche di produzione abbia qualche attinenza in più con il brandy, perché si usa il mosto e non la vinaccia”. Ci sono diverse tipologie di Pisco, che dipendono dall’uva utilizzata e ci vogliono circa 7/8 kg di uva per produrre una singola bottiglia di Pisco puro, che avviene dopo una singola distillazione (continua o discontinua, a seconda della scelta del distiller), senza aggiunta di alcun agente contaminante, neanche l’acqua. Per fare il cosiddetto Mosto Verde, ce ne vogliono invece 10/12 kg, con il risultato di un prodotto più fruttato e morbido. Infine c’è l’Ancholado, che è un blend di vari tipi di uve.

Infine un cenno alla diffusione del Pisco, giunto a una produzione di 7/8 milioni di litri annui e le cui esportazioni stanno aumentando in maniera esponenziale, grazie alla diffusione della cucina peruviana e nikkei. Anche in Italia questo tipo di cucina sta vivendo un momento di gloria, di pari passo con l’introduzione nella nostra alimentazione di superfood come la quinoa, provenienti appunto dalle regioni andine.

Pischoney di Solomiya Grytsyshyn

Pischoney

Ingredienti:

4 cl acqua di miele, 3 cl succo limone, 22 gocce di acqua ai fiori d'arancio, Pisco Acholado Tabernero, splash albume

Servire in coppetta

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