The Soda Jerk, i ragazzi della soda

The Soda Jerk a Verona, nato dal duo Claudio Perinelli e Thomas Bianco, è un elegante salotto dove sfilano straordinari drink e creature: formiche comprese

Lo trovate in un vicolo appartato nel centro storico di Verona, ma potrebbe essere a Londra o Berlino. Non è un secret bar, ma non ha insegna (c’è solo una targa in ottone, giusto per dire: “sei arrivato a destinazione”) e per entrare occorre suonare il campanello, perché qui all’accoglienza vogliono guardarti negli occhi, darti il benvenuto. È il The Soda Jerk, nato a settembre 2016 dal binomio Claudio Perinelli e Thomas Bianco. Dove c’era un ex barbiere, ora c’è questo locale veramente scenografico. Una volta entrati, ci si ritrova catapultati in una stanza dominata dal bancone di marmo Verde Alpi sorretto da un’imponente base dorata, illuminato ad arte (le luci modulano l’intensità a seconda dell’orario, divenendo via via più soffuse lungo la serata). Ci si può accomodare sugli sgabelli – alti, comodi – oppure in una seconda saletta, tra sedie e divanetti.

«Il nome del locale richiama i soda bar americani - racconta Claudio Perinelli - dove si potevano consumare bevande sodate analcoliche, magari addizionate di erbe o droghe, a scopo curativo. La soda serviva proprio per veicolare e attivare meglio queste sostanze. Bastava un ragazzino per servire la soda, che veniva appunto chiamato soda jerk. Jerk è anche un modo aggressivo per dire idiota. Nel locale abbiamo posizionato una vecchia spina di soda in bronzo, da cui esce acqua filtrata naturale e fredda, che offriamo al cliente durante la degustazione del cocktail».

La cocktail list è ridottissima. Nove signature drink (prezzo medio € 8) all’insegna di presentazioni scenografiche, calembour lessicali, tecniche di cucina avanzate, grandi classici reinterpretati. El Giannissero (vodka, Jerk liqueur, limone, cranberry, aceto di mele, bitter speziato e ginger beer) è un po’ un cavallo di battaglia: un long drink fresco e beverino, con quel cotone appiccicato al bicchiere cui viene dato fuoco al momento del servizio, come a dire: siamo qui per stupirvi, ma non prendeteci troppo sul serio. Al suo opposto, l’Old New Fashioned: un classicissimo della miscelazione, riformulato non negli ingredienti ma nella tecnica, per un risultato di potente equilibrio e armonia, e i Bottle Aged Cocktail, ovvero classici come Manhattan, Martinez, Boulevardier, Negroni, imbottigliati e pronti al servizio. Nel mezzo, la provocazione dell’intrigante Piazza il Bra’, servito in una coppa a forma di seno. Ed ecco che il nome gioca con l’inglese, ma anche con la piazza più famosa di Verona, sulla quale si affaccia l’Arena. Giocoso contenitore, per un contenuto ancora fresco, eppur deciso (vodka, rafano, cordiale di Edamame, spiga di grano, bacche di goji, lime). E ancora il Puff (vedi ricetta), che è un’armonia di spezie e aromi (curry, spuma di bergamotto, tè matcha) arricchita dalle formiche essiccate  che galleggiano sulla spuma e sembrano in cammino verso il giardino verde del tè matcha. Le formiche in questione provengono dalla Norvegia, e a occhi chiusi ricordano il lime, per via dell’acido formico che contengono.

«Dall’apertura abbiamo lavorato tanto sulla velocità del servizio, che riteniamo fondamentale. Abbiamo tagliato i tempi di lavoro, impostando dei pre-batch dove possibile, preparando le garnish in anticipo. L’obiettivo è essere top, ma molto speedy. Merito anche di uno staff molto affiatato, autentica chiave del nostro successo».

Bello e possibile

Sono cocktail sempre belli a vedere – incentivare la foto da pubblicare su Instagram è quasi una mission – complessi ma mai complicati da bere, che fanno ampio uso di tecniche di cucina e home made. «Il nostro obiettivo è stato quello di costruire una drink list bilanciata nei sapori e nella sua composizione, apprezzabile tanto alle 18 quanto alle 2 di notte». Ad accompagnarli, c’è una bella proposta di cucina, attiva fino alla chiusura: ingredienti sfiziosi e ricercati (caviale, foie gras, gamberi, salmone), piatti pop come il Club Sandwich (anche nella versione gourmet con carpaccio di cervo, radicchio rosso, polvere di porcino, maionese al lampone e senape di Digione), vellutate, tartare e carpacci si mescolano in una carta non banale, pensata esattamente per accompagnare i cocktail senza cerebrali tentativi di food pairing.

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