Beermouth Baladin, il “vermouth” che sa di birra

Baladin Beermouth

Non c’è nessuna irriverenza nel Beermouth, appena lanciato sul mercato da Birra Baladin, uno dei primi birrifici artigianali ad apparire in Italia alla metà degli anni Novanta. Non c’è nel nome, che richiama comunque l’ormai “totemico” vermouth nato proprio in Piemonte oltre un secolo fa, e non c’è soprattutto nel contenuto che prevede l’impiego come base della Xyauyù, birra da 14% vol nata, seguendo un insolito processo ossidativo, dalla sempre fervida mente di Teo Musso, artigiano, imprenditore, creativo e prestigiatore di questo birrificio artigianale “perso” nella culla langarola del vino piemontese. «Beermouth è il risultato di un progetto sul quale abbiamo lavorato a lungo», ha spiegato Teo nella serata di presentazione alla stampa che si è tenuta all’interno di un’altra sua creatura, l’Open Garden. «E uso il plurale perché questo prodotto è figlio mio ma anche di Dennis Zoppi e di Giacomo Donadio, figure molto note nel mondo della mixology e, come me, ricercatori e creatori di gusti. Come base siamo partiti dai 14% vol della Xyauyù alla quale sono state aggiunte tredici botaniche diverse lavorate singolarmente con tecniche estrattive innovative (ultrasuoni e distillazione sottovuoto a bassa temperatura, ndr.). Il grado alcolico finale raggiunto è di 19% vol e la prima produzione prevede circa undicimila bottiglie tutte destinate al canale horeca».

Quello che si trova nel bicchiere è un liquido ambrato scuro, privo di qualsiasi gasatura come del resto già la birra base, ma ricco di note speziate e terrose, di frutta esotica e di quella nota di umami che caratterizza la birra usata. Un prodotto decisamente innovativo, capace di sfuggire al rischio di scimmiottare il vermouth e all’altrettanto rischiosa possibilità di svilire lo splendido fulgore della Xyauyù.

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