Al via il restyling del Camparino in Galleria, icona dell’aperitivo milanese

Camparino

Restyling in vista per il Camparino in Galleria, locale tra i simboli di Milano e della cultura dell’aperitivo. Aperto nel 1915 nel cuore della città, la Galleria Vittorio Emanuele II, da Davide Campari, figlio di Gaspare il creatore del noto bitter e fondatore dell’azienda Campari, il locale sarà sottoposto nelle prossime settimane a una serie di interventi di rivalorizzazione degli ambienti interni finalizzati, da un lato, a valorizzarne la sua identità storica e, dall’altro, a ridefinirne quella futura. I lavori, che saranno conclusi per la fine dell’estate, rientrano infatti in un progetto più ampio che punta a fare del Camparino un punto di riferimento a livello internazionale per gli amanti della mixology e dell’innovazione gastronomica, con un’offerta totalmente rinnovata.

A curare il restyling sarà l’architetto Piero Lissoni, fondatore dello studio Lissoni Associati di Milano, secondo un progetto che prevede la radicale trasformazione degli spazi e dell’arredamento del piano superiore: gli ambienti che affacciano sulla Galleria saranno completamente rimodellati per essere dedicati a un’offerta di mixology e dining di alto livello, che mira ad affermarsi come innovativa e distintiva nel panorama milanese. Il Bar di Passo al piano terra, invece, sarà sottoposto a un restauro conservativo finalizzato alla valorizzazione della sua storia. Questa parte del locale conserva e si caratterizza per lo stile e l’atmosfera di inizio Novecento, affondando le proprie radici nei canoni estetici dell’Art Nouveau, diffusa a quel tempo in tutta Europa. Le decorazioni, gli intarsi e le geometrie dei suoi arredi sono stati realizzati in pieno stile liberty da grandi artisti e artigiani di quell’epoca, quali l’ebanista Eugenio Quarti, il pittore Angelo D’Andrea e il mastro ferraio Alessandro Mazzucotelli: un patrimonio artistico di alto pregio che sarà riportato al suo splendore originario. Un patrimonio artistico che non poco ha influito sull’immediata fortuna del Camparino, da subito impostosi come meta dell’aperitivo milanese e luogo di ritrovo per intellettuali e celebrità del calibro di Carlo Cattaneo, Camillo Ranzoni, Arrigo Boito, gli scapigliati, Marinetti e i futuristi che, tra un Campari e l’altro, si incontravano per discutere di politica e cultura.

Un passato che Gruppo Campari, che dallo scorso anno è tornato a gestire direttamente il locale, dopo che dal secondo dopoguerra la sua guida era stata affidata alla famiglia Miani, vuole recuperare, donandogli però una nuova anima cosmopolita e internazionale.

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