Sommelier professionisti, un superclub per migliorare

Iniziative –

Nasce Aspi, una nuova associazione dedicata solo a chi lavora in ristoranti, hotel e nel catering

Alla fine il momento è arrivato. Dopo anni di discussioni e di polemiche sul ruolo delle associazioni dei sommelier in Italia, è il turno di una nuova realtà. Si chiama Aspi, Associazione della sommellerie professionale italiana (www.aspi.sm), e si va ad aggiungere ad Ais (Associazione italiana sommelier) e Fisar (Federazione italiana sommelier). In realtà il suo ideatore, Giuseppe Vaccarini (nella foto), campione del mondo nel 1978, non vuole sentir parlare di un organismo che va a sommarsi ad altri. «L'Aspi - sottolinea - è qualcosa di assolutamente nuovo, riservato esclusivamente a chi fa il sommelier per professione, e quindi lavora nei ristoranti o negli hotel. Non è pensata per gli amatori o per i semplici appassionati, ma per chi questo mestiere lo fa ogni giorno e si trova quotidianamente di fronte all'esigenza di aggiornarsi, migliorarsi e confrontarsi con i propri colleghi». L'Aspi entrerà pienamente in funzione a partire dal 2008, ma sono già iniziate le iscrizioni.

I programmi della nuova associazione
Sono già previste alcune iniziative, come per esempio corsi di aggiornamento professionale organizzati in collaborazione con Alma, la Scuola internazionale di cucina italiana con sede a Colorno, vicino a Parma. E si farà carico, sempre nel 2008, del concorso che sceglierà il candidato italiano ai prossimi campionati mondiali di sommellerie. Per cominciare ha commissionato all'Osservatorio San Pellegrino e Acqua Panna un'indagine sulle nuove tendenze della professione. «Ormai il sommelier - dice Vaccarini - non è solo l'esperto di vini. Si occupa anche di tutte la bevande che accompagnano il pasto, poiché anche la tavola italiana oggi è imbandita da suggestioni globali che si fondono in modo trasversale con la cucina mediterranea». Il nuovo sommelier dovrà conoscere e interpretare anche i liquori, le acque, le birre, i tè e i caffè. E perfino i sakè e gli infusi, che stanno conquistando spazi di mercato sempre più ampi anche sulla tavola.

La polivalenza dei nuovi sommelier
«Bisogna sapere come abbinare questi prodotti - suggerisce Enrico Bernardo, anche lui sommelier professionista e socio dell'Aspi - ma non è tutto. Personalmente sono un sommelier che non lavora in ristorante, ma sono un selezionatore e distributore di vini per il circuito horeca. Questo vuol dire che non mi limito a degustare, ma cerco le cantine, sono manager di me stesso e all'occorrenza carico il furgone e vado a fare le consegne». Sì, perché fare il sommelier professionista non è solo vestirsi della livrea e lavorare in sala. Comprende anche moltissimi altri aspetti, meno noti ma fondamentali, necessari per far girare bene la cantina e il locale. E sono proprio questi aspetti che l'Aspi intende curare nel dettaglio, lasciando ad altri il compito di organizzare i corsi per gli amatori.

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