Southside secondo Roner

Ricetta base presentata alla tappa Baritalia tenuta il 21 marzo 2016 al Teatro Santa Cecilia di Palermo

L'epopea dei moonshiner, i distillatori clandestini americani di alcol, è stata rievocata dal maestro di cerimonia del team Roner, Gian Nicola Libardi, presentando i tre twist del cocktail base Southside, realizzati da Elis Carriero (Tubooza Café, Vignola-Mo), Jonatan Abarbanel (Les Rouges, Genova), Debora Tarozzo (Mentelocale, Brescia).

Uno strillone, il maestro di cerimonia Gian Nicola Libardi, distribuisce tra il pubblico l’edizione appena stampata del Roner Times, urlando a gran voce il titolo in prima pagina: arriva il team Roner. Ed ecco dietro il bancone Jonatan Abarbanel, Debora Tarozzo ed Elis Carriero, barba lunga, cappello, camicia a quadri e salopette, vestiti da moonshiner, i contadini che distillavano illegalmente alcol negli Usa.

Recupera un pezzo di storia americana caduto un po’ nell’oblio la squadra Roner, prendendo spunto da una delle storie sull’origine del Southside. La storia dei moonshiner comincia con quella degli Stati Uniti, quando dopo la Dichiarazione di Indipendenza (4 luglio 1776), fu introdotta una tassa sull’alcol per sostenere la guerra con la ex madrepatria, la Gran Bretagna. Manovra che danneggiava i contadini per i quali trasformare grano in whiskey, nelle brutte annate, significava garantire la sopravvivenza delle famiglie. Iniziarono così una serie di scontri con i revenuer, gli agenti federali che riscuotevano la tassa, che degenerarono in vere sommosse. Le tattiche dei distillatori clandestini divennero sempre più intimidatorie, con attacchi alle famiglie degli agenti e alla popolazione, perché non svelasse i luoghi dove erano nascosti gli alambicchi, generando il pubblico risentimento verso l'alcol e i suoi produttori che portò a vietarne vendita e consumo. Paradossalmente, il proibizionismo fece la fortuna di moonshiner e contrabbandieri, tanto che per tenere il passo della domanda si cominciarono a produrre distillati più scadenti a base di zucchero e annacquati, mentre la criminalità organizzata apriva speakeasy (bar clandestini) in tutte le città.

Eccoci dunque nei ruggenti anni Venti a Chicago. La città vive un periodo di magica effervescenza, ma è anche forte la presenza della criminalità organizzata. Le bande che dominava la parte nord detengono il mercato degli spirit di alta qualità provenienti dal Canada. Quelle del sud smerciano i distillati dei moonshiner, prodotti di pessima qualità e dal gusto spigoloso e forte che viene mascherato con l’utilizzo di zucchero, limone e menta o comunque con l’aggiunta di forti integrazioni aromatizzanti. Da qui il nome “Southside” a indicare lo stile di bevuta di questa parte di Chicago.

Su questi aspetti hanno giocato i bartender nelle rivisitazioni del classico, lavorando su una base di Gin Z44 Roner e andando a sostituire la parte aromatica dell’originale, con basilico, Caldiff (acquavite di mele), sciroppo balsamico (al posto della menta) e sciroppo balsamico nel Northside di Jonatan Abarbanel, con liquore al cirmolo (Zirbel) nel Secret South di Elis Carriero, liquore al sambuco, brandy, aceto balsamico del trentino, cedrata e affumicatura con tabacco nel Camuoflage di Debora Tarozzo.

La storia del cocktail

Ci sono tre diverse storie sull’origine di questa miscela. La prima in ordine temporale racconta del Southside in versione fizz, preparata allo Sportmen’s Club a Long Island, New York, intorno al 1890 quando questi drink erano al massimo della loro popolarità. La bevanda a base di gin, limone, zucchero, menta e soda era sicuramente molto apprezzata dopo una seduta sportiva.

Un drink simile era bevuto anche nella Chicago degli anni Venti. Il nome indicherebbe la bevuta tipica della zona sud della città, dove, venivano smerciati distillati di pessima qualità, il cui gusto spigoloso veniva mascherato dall’utilizzo di zucchero, limone e menta.

L’ultima versione ne colloca la creazione negli stessi anni, ma a New York, al Jack e Charlie, aperto nel 1922 e divenuto famoso con il nome di Twenty-one Club. Simbolo degli speakeasy più glamour, era frequentato dalle celebrità del tempo, ed era dotato di un sistema di leve che all’occorrenza faceva sparire tutti gli alcolici e di una cantina segreta che oggi custodisce bottiglie private appartenenti a personaggi come Frank Sinatra, Ernst Hemingway, Marilyn Monroe, Richard Nixon e John Kennedy. Nel The Savoy Cocktail Book (1930) di Harry Craddock viene riportata la formulazione servita a Long Island, con soda, ingrediente assente nelle altre due versioni: ciò fa ritenere che si tratti della ricetta originale.

La ricetta di Southside secondo Roner

Ingredienti

6 cl Z44 Dry Gin Roner

2 cl succo lime

2 cl sciroppo zucchero

7 foglie menta

Preparazione

Tecnica shake & strain, servire in coppetta.

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