Kava Bowl secondo Roner

Ricetta base presentata a Baritalia tappa di Bari Villa de Grecis 1 febbraio 2016

È un viaggio lontanissimo nello spazio e nel tempo, quello fatto rivivere dal team Roner. Destinazione: gli arcipelaghi del Sud del Pacifico, diversi secoli fa. Lo scopo è la riscoperta di un’antica bevanda dal nome kava e del rituale che ne accompagnava la preparazione e il consumo. L’occasione di questo lungo viaggio è offerta dal Kava Bowl, il cocktail a base di rum e frutta, creato negli anni Trenta da Trader Vic (al secolo Victor Jules Bergeron), ispirandosi a questa bevanda, sebbene, paradossalmente, il drink abbia in realtà poco a che fare con la bevanda originale. E anche la squadra guidata da Gian Nicola Libardi, piuttosto che dei twist del cocktail in stile tiki di Trader Vic, ha puntato a reinterpretare in chiave moderna l’antica kava, lavorando sugli aspetti di convivialità e l’idea di condivisione che ne caratterizzano i momenti di consumo.

La kawa è una bevanda a base di un’erba (Piper Methysticum) della famiglia del pepe nero, il cui principio attivo, la kavalattina, si concentra nelle radici. Si pensa che la bevanda sia stata inventata dalle popolazioni della Melanesia, da dove si è poi diffusa nell’arcipelago polinesiano, e da qui in tutta l’Oceania, sebbene non tutti concordino con questa ipotesi.

Usata per i suoi effetti calmanti e perché favorisce la socializzazione (la kavalattina è un rilassante muscolare), la kava è presente in tutti i raduni ricreativi e sociali e ancora oggi è consumata durante cerimonie convenzionali e informali, come forma di benvenuto, per festeggiare eventi, (nascite e matrimoni, la preparazione e la conclusione di un lavoro).

Elementi ripresi dal team Roner nella sua reinterpretazione del rito. Al centro della sala è stata posta una grande ciotola di legno, chiamata Tanoa, proveniente dall’India (secondo l’etnologo Williamson la cerimonia del kava deriva proprio dai rituali soma vedici indiani), dove si prepara la bevanda. Sulla Tanoa sono presenti corde rossastre con delle conchiglie bianche orientate verso un capo o l'ospite d'onore. I partecipanti si siedono intorno alla ciotola disposti a cerchio e, dietro il Tanoa, prende posto il capo oratore che dirige la distribuzione del kava, con al fianco colui che la serve.

La stessa disposizione è stata seguita dal team, con i tre giudici nel ruolo degli ospiti, con i posti adornati di conchiglie e fiori, Libardi in quello di capo oratore e i tre bartender ad alternarsi nell’offerta delle loro creazioni.

Teo Stafforini, con Roner Club 2.0, ha utilizzato uno shrub relax composto da un mix di erbe rilassanti (malva melissa jasmine finocchio camomilla), a richiamare l’effetto calmante dell’antica bevanda, insieme a Kravenit, distillato di prugnole selvatiche.

Ha puntato, invece, sull’aspetto conviviale Charles Flamminio nel suo Cigargunter, utilizzando come base la grappa Blauburgunder Roner aromatizzata al sigaro all'arancio (altri ingredienti: distillato di mora, sciroppo di agave e salvia, succo di lime), dove appunto è il sigaro a sottolineare l’atmosfera festiva associata al consumo della kava.

Debora Tarozzo ha invece giocato su un’altra ipotesi sull’origine del rituale, che lo vuole derivato dalla cerimonia del tè cinese. Il suo Nok punch (Not ordinary kava punch), è infatti un drink caldo dove, insieme a grappa di moscato e Chardonnay, Roner Williams Reserv, Roner Geist di Nocciole, è stato utilizzato un mix di te nero, il tutto servito in tazza da tè.

La storia

Non ci sono testi che documentino il rituale del kava prima dell'arrivo dell'uomo bianco, che avvenne con il viaggio del capitano Cook nel 1768. Secondo alcuni, sarebbe stata creata dalle popolazioni della Melanesia, ma altre ipotesi sostengono che la pianta, originaria della zona della nuova Guinea e dell'Indonesia, sia stata diffusa in tutta l'Oceania dai navigatori polinesiani. Un'altra teoria la collega a quella del tè cinese o, ancora, ai riti veridici del sud dell’India. L’unica certezza è che si tratta di un elemento centrale della cultura delle popolazioni del Pacifico del Sud, dove è utilizzata in cerimonie e occasioni conviviali. Originariamente preparata da ragazzi dai denti sani o da ragazze vergini che masticavano la radice sputandola nella ciotola, per poi pressarli in acqua per estrarne il succo, oggi è ottenuta mescolando la polvere della radice con acqua o latte di cocco, formando un liquido bruno e amaro che anestetizza le labbra.

A partire dagli anni Trenta, con la miscelazione e la ristorazione di Don the Beachcomber (Beaumont Gantt), i riflettori si accendono sui riti e le culture delle popolazioni tribali delle isole del Pacifico, da cui nascono i locali tematici della Tiki culture del dopoguerra. In questo periodo, il misterioso mondo delle tribù diventa veicolo di una nuova proposta commerciale, ispirando artisti, designer e sperimentatori della miscelazione, tra i quali Trader Vic che si ispira all'idea di bevuta conviviale, alle immagini e le atmosfere tribali legate all’antica bevanda medicinale e al suo rituale, per creare il suo drink Kava Bowl.

Ricetta Kava Bowl secondo Roner

Ingredienti

3,5 cl Asbach Original

1,5 cl Grappa Roner Gold

1,5 cl Roner Williams Reserv

1,5 cl sciroppo di zucchero aromatizzato con vaniglia e cannella

5 cl spremuta di arancia

5 dash Angostura Bitters

Preparazione

Tecnica flash shake, versare in tumbler alto con ghiaccio, decorare con rondelle di arancia e cannella.

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