I giochi sono chiusi. I cento super esperti di Barawards hanno fatto le loro selezioni. E le votazioni sono chiuse. La seconda edizione del premio promosso da Bargiornale e Ristoranti ai migliori locali dell’anno si avvia alla conclusione. Ed è tempo di uscire allo scoperto.
Iniziamo con il ringraziare i nostri “giudici” per aver fatto una selezione oculata dei migliori locali dell’anno. Uno speciale ringraziamento va anche alle aziende partner per aver creduto e condiviso sin da subito gli obiettivi di Barawards: rendere omaggio ai professionisti e ai locali ambasciatori dell’eccellenza del saper fare italiano. E soprattutto ringrazio coloro, clienti e professionisti, che hanno votato: oltre 37.000 le preferenze raccolte in un mese.
E veniamo al nocciolo: è giusto affidare a un voto popolare le “sorti” dei migliori bar d’Italia? Rivoltando la frittata, potremmo chiedere se sia giusto affidare agli umori di un giudice tale potere? Così facendo tuttavia perderemmo di vista la vera questione: il fatto che solo coloro che sono stati segnalati dai nostri esperti e verificati dalla redazione di Bargiornale possono aspirare al nostro titolo.
Solo, dunque, i migliori esempi di ospitalità e coloro che durante l’anno hanno saputo mettersi in mostra. Certo, alla fine del gioco, sono premiati i locali e i personaggi che più degli altri hanno saputo “spingere”, hanno saputo convogliare sul proprio locale o su di sé le preferenze del pubblico e il numero maggiore di segnalazioni da parte dei nostri giudici.
Ma questo a nostro modo di vedere è il vero valore di Barawards: uscire dal vicolo cieco di classifiche inamovibili (con eterni secondi a cui non rimane che sperare che i primi si dedichino ad altro) e soprattutto dare la possibilità a tutti di poter vedere riconosciuto il frutto del proprio lavoro. Ai bar delle metropoli ma anche a quelli dei piccoli centri, da Nord a Sud. Così capita di vedere sullo stesso podio locali di Milano e Praiano (Na), caffetterie di Palermo e Venezia. Alcuni possono rivelarsi meteore, capaci di infervorare la folla solo per un brevissimo periodo per poi scomparire. Altri dei talenti come è successo a Martina Caruso, cuoco dell’anno ai Barawards 2015, insignita subito dopo la nostra celebrazione con la prima stella Michelin e oggi nel circuito dei Jeunes Restaurateurs. O il caso della start up Smart Touch, premio innovazione 2015 categoria tecnologia, notata da un colosso come Zucchetti. Il che non vuol dire che Bargiornale premi i migliori in assoluto, ma nessuno (tantomeno noi) ne discute il valore. Prova è che ai maestri della miscelazione e della caffetteria, ai cuochi stellati e ai migliori hotel dedichiamo ogni mese i nostri servizi (leggete su questo numero gli articoli su Knam, Biasetto e Caridi).
Perché l’arte si impara dai fuoriclasse.

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