Ritorno al futuro per le macchine da caffè

Prende il via nel 1959 con la commercializzazione in Italia di distributori automatici prodotti negli Stati Uniti la storia di Bianchi Industry, ai tempi Nuova Bianchi, fondata da Angelo Trapletti: tranne una breve parentesi la famiglia Trapletti ha sempre mantenuto il comando dell’azienda che, oggi, è guidata dai figli Massimo, presidente e ad, insieme a Fabrizio, Roberto, Nadia e Mariella. I suoi primi distributori risalgono al 1963, agli albori del vending in Italia, e da allora la storia aziendale è contraddistinta da una ricerca continua, da numerosi brevetti e da una strategia di espansione con l’acquisizione nel 1976 del marchio Faema e delle sue attività relative alla distribuzione automatica. Gli anni ’90 vedono la produzione crescere in modo esponenziale: allo stabilimento di Zingonia (Bg) si affianca quello di Latina e dal 2000 si apre una fase di intensa internazionalizzazione, che permette la diffusione del marchio (che dal 2002 è Bianchi Vending) in più di cinquanta Paesi nel mondo. Nell’ottobre dello scorso anno, un altro colpo da maestro con l ‘acquisizione di uno dei marchi più rappresentativi e conosciuti nel mercato delle macchine da caffè espresso: Brasilia. Un’operazione che rafforza la divisione interna dedicata al mercato horeca e che oggi rappresenta un asset strategico per lo sviluppo industriale e commerciale di una realtà che nel dicembre 2015 prende il nome Bianchi Industry, brand ombrello a cui fanno capo Bianchi Vending (distributori automatici e macchine superautomatiche per ristorazione e alberghi) e Brasilia, macchine espresso. Una realtà capace di affrontare al meglio sia il mercato horeca, sia quello della distribuzione automatica.

Sinergie e nuovi modelli

«Il nuovo corso di Brasilia ha preso il via a Host 2015 - afferma Massimiliano Cortellazzi, responsabile vendite horeca di Bianchi Industry - e molti operatori si sono mostrati contenti di ritrovare un marchio al quale erano affezionati, sinonimo di qualità e di ricerca . A breve prenderà il via la produzione di quattro macchine che il mercato ha già avuto modo di apprezzare: Excelsior, Opus Sublima, Major e Cadetta. Frattanto lo staff tecnico sta lavorando a un nuovo modello, Rito, che si caratterizza per l’uso avanzato dell’elettronica che gli ha già fatto meritare il premio Europa al Cypress Time 2016 in California. Si tratta della prima tra le numerose soluzioni di nuova generazione che si concretizzeranno nel futuro grazie alle sinergie tra due marchi di primo piano nei loro rispettivi settori». Il nuovo corso industriale del brand prevede investimenti nella formazione del personale interno, nella ricerca (il 5% del fatturato sarà investito in r&s) e un’organizzazione basata sul principio del miglioramento continuo che si riassume nello slogan: “Meglio di ieri, meno di domani”.

 

Intervista a Massimiliano Cortellazzi è responsabile vendite horeca di Bianchi Industry

Gli investimenti in innovazione giocano un ruolo importante in Bianchi Industry. Riguardo a Brasilia dove si concentreranno?

Per le macchine di fascia alta come Excelsior e Opus Sublima la produzione prende nuovamente il via con la tecnologia Sublima, che permette di realizzare una sorta di “spremitura del caffè”, in quanto riproduce la preinfusione e l’infusione della macchina a leva: un processo che dà un risultato in tazza elevato. Riteniamo inoltre che nel futuro delle macchine espresso l’elettronica avrà una parte sempre più importante, che nel nuovo modello Rito si riassume nel controllo totale dei settaggi della temperatura di estrazione e di tutti i parametri di lavoro.

Quali sono le principali richieste da parte del barista nei confronti della macchina espresso? 

C’è una fascia ristretta di operatori che cerca macchine molto sofisticate con performance di livello. La maggior parte fa ricadere la sua scelta su una tecnologia più semplice, in grado di dare un buon risultato in tazza. In questa ottica è stata sviluppata la nuova Rito, che avrà il “bullone rosso”, un brevetto Brasilia. Prevede la presenza di una piccola caldaia che immette acqua riscaldata in quella principale: grazie a ciò, anche nelle fasi di maggiore lavoro, ai gruppi arriva acqua a una temperatura costante, senza cali e conseguente decadimento della qualità in tazza.

Il vending ha qualcosa da insegnare al mercato dell’horeca?

In Bianchi Vending è stata brevettata una macchina che fa del vero upselling: alla richiesta di un espresso, chiede se per caso non si voglia un cappuccino, un decoro particolare o altro. In tal modo la macchina innesca un vero e proprio “dialogo” con il cliente, cercando di andare incontro anche ai bisogni dei consumatori più giovani. Dal modo di dialogare di questa macchina il barista potrebbe trarre interessanti spunti per dare più valore allo scontrino della colazione. Anche la qualità del prodotto in tazza dei distributori è sempre più elevata, grazie a una ricerca continua e alle richieste sia dei torrefattori, sia degli utenti finali; una “spinta” verso la qualità che purtroppo si avverte solo in pochi locali.

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