Per gli hotel a quattro stelle Internet è un dato di fatto

Ricerche –

Nell’85% dei casi le categorie superiori utilizzano le tecnologie, ma il Web è ancora un miraggio per il 42% delle strutture a una e due stelle

Un'Italia a due velocità quella che risulta dall'indagine sulla “competitività delle Pmi del turismo di fronte al cambiamento” presentata durante l'assemblea Asshotel-Confesercenti, tesa a fare il punto sull'utilizzo delle tecnologie, e in particolare del Web, presso le strutture ricettive del nostro Paese.
Se le strutture alberghiere con 3 o 4 stelle utilizzano in modo massiccio Internet e i sistemi informatici in oltre l'85% dei casi, il 42% degli alberghi con 1-2 stelle è invece privo del Web. Internet ha rivoluzionato soprattutto i sistemi tradizionali di vendita limitando l'intermediazione tradizionale. Come canale di vendita prevale nettamente la “diretta” con il 43,5% di risposte (internet ha il 17,4%) mentre cresce anche l'intermediazione tramite siti online (11,8%). Quella con le agenzie di viaggio si attesta invece all'8,6%.
Il sondaggio ha indagato anche la propensione al marketing delle Pmi turistiche, evidenziando che, anche in questo caso, c'è una certa disparità a seconda della categoria di appartenenza: in generale il 59% delle imprese fa ricorso a tecniche di marketing, con un minimo del 46,4% per le strutture ad 1-2 stelle e un massimo del 72,5% per i 4 stelle.

Sul fronte degli investimenti per migliorare struttura e offerta (programmati o realizzati dall'88% degli intervistati), i più dinamici sono risultati invece i 3 stelle con il 93,3%, poi i 4 stelle con l'87,5%” e infine gli 1-2 stelle con il 62%.
Ecco dove vanno gli investimenti: prevale l'attenzione a ristrutturare camere o spazi comuni con il 24,5%, ma spicca soprattutto la destinazione verso efficienza energetica e ammodernamento degli impianti (17%). Tra i servizi offerti si impone il centro benessere con 11,3% di risposte, mentre solo il 5,7% investe in servizi tecnologici.
L'indagine presentata da Asshotel-Confesercenti rileva anche quali sono, secondo le imprese, gli elementi che limitano la competitività dell'Italia e quelli che, al contrario, rappresentano i punti di forza. A pesare sul piatto negativo della bilancia sono soprattutto la carenza di infrastrutture e servizi del territorio, seguita dall'assenza di strategie e politiche turistiche delle Amministrazioni pubbliche, senza trascurare il degrado ambientale ed umano e la mancanza di iniziative di stimolo della crisi economica. In positivo pesano invece qualità del servizio e attenzione ai clienti, localizzazione in aree strategiche, rapporto qualità-prezzo e, ovviamente, qualità della ristorazione.

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