Opportunità di business nel biologico

Professione –

Un mercato frizzante che da otto anni mette a segno incrementi a due cifre. Ormai sufficientemente strutturato per approcciare le imprese del canale horeca e così rispondere alla crescente domanda di pasti fuori casa all’insegna del bio

Non conosce crisi il biologico in Italia. E non c'è batterio killer o, E.coli che dir si voglia, che possa rallentarne il passo. «I recenti fatti di cronaca hanno determinato una leggera battuta d'arresto nell'export - ammette Roberto Pinton, segretario di AssoBio -. Un rallentamento che ha toccato il mondo biologico quanto quello dell'agricoltura convenzionale. Demerito del battage mediatico».

Una crescita costante

Sia come sia va considerato solo un incidente di percorso. «Anzi: nel 2010 i consumi di prodotti biologici hanno registrato l'aumento in valore più elevato degli ultimi otto anni, con performance migliori sia di quello agroalimentare nel suo complesso sia di quello degli altri comparti di qualità (Dop e Igt). Sul fronte dei consumi rilevati nel canale della grande distribuzione, l'incremento del 6,9% registrato nel 2009 (fonte Ismea, ndr) è stato seguito dal +11,6% del 2010. Il trend è confermato dal Panel Famiglie Ismea anche nel 2011: i primi 4 mesi hanno fatto segnare un +11,5% sul corrispondente periodo 2010». Nei supermercati, nei primi 6 mesi del 2010, secondo dati Nielsen e Iri Infoscan, gli italiani hanno speso ogni giorno oltre 65.000 euro per acquistare 15,5 tonnellate di yogurt biologico, circa 45.000 euro per 28.500 litri di latte fresco e quasi 90.000 euro per 272.000 uova. I numeri sono di tutto rispetto, e anche le performance delle aziende: basta ricordare che dal 2006 il leader di vendite nel comparto marmellate e confetture è un'azienda biologica (Rigoni di Asiago), le cui vendite in valore superano quelle delle aziende convenzionali concorrenti, con una quota di mercato superiore al 20%.

Consumi extradomestici
Nel 2010 l'incremento delle vendite è stato più forte nel Nord Est (+20,5%), nel Sud e in Sicilia (21%); in valore assoluto le aree più altoconsumanti rimangono quelle del Nord Ovest (41,8%) e del Nord Est (30,1%). Insomma: il biologico, in controtendenza, continua a crescere anche in un periodo di crisi che ha fatto registrare una flessione del valore delle vendite di prodotti alimentari nel loro complesso dell'1,6% nel 2010. E le cose vanno anche meglio nel canale del dettaglio specializzato: nel 2010 le vendite sono state di circa 800 milioni di euro, con incrementi fino al 19,6%.
Numeri che valgono una riflessione da parte degli imprenditori fuori casa. «Il consumo di prodotti biologici non è limitato all'ambito domestico - conclude Pinton -: se solo una piccola parte di consumatori frequenta abitualmente ristoranti biologici (anche per la disomogenea presenza a livello nazionale), sono più di metà che, occasionalmente, vi si recano».

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