Ok, il prezzo è giusto! Ma non è sempre vero

Caro scontrino –

Dopo le polemiche estive sui raggiri ai danni dei turisti, Fipe e Federconsumatori studiano come tutelare i clienti ed esercenti onesti. Intanto i pubblici esercizi, nell’ultimo anno, hanno applicato rincari superiori al tasso d’inflazione

Tasto da sempre dolente, quello dei prezzi. Tasto che vede spesso contrapporsi le associazioni dei consumatori e quelle dei pubblici esercenti, in un confronto sovente simile a un dialogo tra sordi.
L’estate, stagione turistica per eccellenza, sembra fatta apposta per accendere le polemiche, visto che non di rado sono i turisti - meglio se stranieri - le vittime più o meno consapevoli di raggiri o presunti tali.

Un’estate di polemiche

Le polemiche d’agosto quest’anno hanno investito anche i bar, accusati di raddoppiare i prezzi ai turisti stranieri, ignari visitatori che hanno l’unica colpa di tradire la loro origine facendo l’ordinazione al cameriere. Le accuse ricorrenti: fare prezzi più alti del 30-50% rispetto a quelli praticati agli italiani, non battere gli scontrini, presentare maxiconti di 6,50 euro per un decaffeinato e un bicchier d’acqua, come è accaduto in centro a Milano.
Per non parlare dei ristoranti, accusati tra l’altro di denunciare “redditi da pensionati”. I fatti più eclatanti? 695 euro in giugno per il pranzo di una coppia giapponese in un locale del centro di Roma, 954 euro per la cena a lume di candela di due fidanzati a Milano, quest’ultima a base di scampi di Mazara, aragoste della Sardegna, astice, tonno, spada e branzino, piacevolmente degustati in un privé fra broccati e taffetà, con piatti placcati oro e posate d’argento.
Lino Stoppani, presidente della Fipe, ci tiene subito a fare dei distinguo: «Una cosa sono le truffe e le furberie, che sono senz’altro da condannare, che fanno male al cliente e danneggiano l’immagine della categoria, della città e del Paese. Altro è il consumatore che deve cominciare a svegliarsi. Il cliente deve guardare la pubblicità dei prezzi, prima di entrare in un locale può avvalersi dei consigli delle guide gastronomiche, dei listini e dei menu esposti e quindi sa dove va a parare. Se è giusto risarcire il cliente ingiustamente “tartassato”, non si può giustificare chi entra in un locale di lusso alla leggera e poi protesta per il conto salato».
Federconsumatori fa la voce grossa: «Denunciare i casi di truffa è il minimo che si possa fare - sbotta il presidente Rosario Trefiletti -. I prezzi sono stabiliti e i listini devono essere esposti per legge. Gli esercenti disonesti devono essere sanzionati, espulsi e condannati a risarcire le vittime».

Verso una conciliazione

Il solito muro contro muro? Almeno questa volta sembrerebbe proprio di no.
«Stiamo studiando un protocollo d’intesa con la Fipe - annuncia Trefiletti - sulle conciliazioni in caso di controversie fra turisti e imprese».
Il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva, conferma l’atteggiamento intransigente verso gli esercenti scorretti: «Oltre al protocollo sulle controversie - spiega - pensiamo a un marchio di trasparenza dei prezzi a beneficio dei tanti operatori onesti che si rivolgono in modo professionale ai clienti. Ai consumatori daremo la possibilità, chiamando un numero verde, di segnalare difformità nei comportamenti. Nel caso di infrazione accertata, le imprese saranno sanzionate e private del marchio».
La trasparenza del Veneto

Un buon esempio di regolamentazione dei listini arriva dal Veneto, dove la legge regionale n. 29/2007 rende obbligatoria la “pubblicità dei prezzi”. Gli esercenti sono tenuti a esporre i corrispettivi delle consumazioni, indicando il servizio offerto al banco o al tavolo in modo chiaro, ben leggibile e visibile al pubblico anche dall’esterno. In questo modo, tutti i consumatori prima di entrare al bar, al ristorante o in pizzeria possono valutarne la convenienza. Non ci possono essere sorprese, a meno che il cliente chieda del vino particolare in bottiglia senza consultare prima la lista dei vini.
La legge regionale veneta prevede anche sanzioni dure: se l’esercente non ha esposto il listino o il menu, rischia una pesante sanzione e il cliente può addirittura chiamare la polizia.
Prezzi pubblicizzati anche in Lombardia, come dispone la legge regionale n. 30/2003.
Il cliente deve essere messo nella condizione di sapere che cosa spenderà per consumare, in piedi o al banco, i prodotti della lista esposta al pubblico in modo ben visibile. Per i contravventori scatta la sanzione di 308 euro.

I rincari dei listini

Casi limite a parte, i listini dei bar registrano quest’anno rincari indiscutibili. Tra luglio 2008 e lo stesso mese del 2009, l’Uffico Studi Fipe Confcommercio ha rilevato aumenti medi del 2,29%, che risaltano in un anno d’inflazione quasi zero. Gli incrementi maggiori riguardano i toast (+3,28%) e il tè (+3,08%), mentre quelli di caffè e cappuccino si attestano sui livelli più bassi (+1,87% il primo, +1,75% il secondo).
Incrementi consistenti anche per aperitivi (+3,19%), panini e analcolici (+2,73%).
La campagna “Prezzo Amico” della Fipe ha tenuto fermi i prezzi fino al 28 febbraio, almeno nei bar che hanno aderito all’iniziativa.
Come si spiegano gli aumenti successivi? «Ci sono stati importanti aumenti dei prezzi in numerosi settori, in alcuni casi a doppia cifra - spiega Luciano Sbraga, responsabile dell’Ufficio Studi Fipe Confcommercio -. Basti citare le multinazionali delle bibite, che in gennaio hanno aumentato i listini del 4-5%. Nel 2009 le materie prime sono cresciute di 2-2,5 punti percentuali, il costo del lavoro del 2,3% e gli affitti per le locazioni commerciali sono schizzati in alto».
Con l’estate l’inflazione nei pubblici esercizi ha però frenato: la variazione media dei prezzi in luglio 2009 rispetto al mese precedente è stata dello 0,06%. Un segnale di inversione di tendenza? È presto per dirlo.

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