Nuovi luoghi pieni di idee

Tendenze –

Si moltiplicano i locali realizzati, in accordo con le Pubbliche Amministrazioni, all’interno di spazi multifunzionali. Propongono formule spesso innovative da cui prendere spunti interessanti

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Se il cibo è cultura, gli spazi culturali si aprono al cibo. Da nord a sud dello Stivale, le realtà artistiche contemporanee che stanno animando la vita dei centri urbani di dimensioni maggiori e delle realtà di provincia fanno della multifunzionalità e dell’integrazione con un’offerta di piatti e bevande una ragione identitaria comune. Accanto a mostre, serate teatrali, performance, musica, letture, i locali si animano anche grazie a una ristorazione curata e a prezzi contenuti, con buone etichette di vino e birra. Sempre più spesso le proposte culturali e quelle culinarie si fondono in un’azione sinergica che permette di moltiplicare gli stimoli, offrendo momenti di consumo di grande convivialità che richiamano un target giovane e attento alle tendenze più moderne.
Così, si stanno diffondendo anche alle nostre latitudini quelle realtà vive già da qualche tempo nei paesi del nord Europa, anche se, a marcare una differenza tradizionale d’approccio e a evidenziare una peculiarità tutta italiana in questo senso, è l’attenzione alla qualità e alla varietà di cibi e bevande proposte.

Eventi, cibi di qualità e prezzi contenuti

Lo spazio multidisciplinare Zo nasce in un’ex raffineria di zolfo, ristrutturata con un finanziamento pubblico e gestita dalla cooperativa Officine, costituita nel 1997 da un gruppo di giovani operatori culturali catanesi. «L’attività e l’offerta della ristorazione di Zofood – dichiara Sergio Zinna, direttore artistico dello Zo di Catania è fortemente condizionata dal tipo di evento: per esempio ogni martedì abbiamo una serata che si chiama “muovitifermo”, un modo di dire siciliano per dire viaggiare con la fantasia, in cui si esplorano Paesi diversi a 360° gradi: dalla cultura, alla musica passando naturalmente per il cibo».

Esperienza analoga anche per il ristorante e caffetteria del Circolo dei Lettori di Torino: «Cerchiamo di mantenere prezzi più contenuti – afferma Gabriele Torretto, uno dei proprietario nonché chef del ristorante e caffetteria – pur proponendo un’ottima qualità dei prodotti, che seleziono personalmente con grande cura. Organizziamo diverse serate speciali, come la cena proustiana o futurista, in cui proponiamo assieme alle letture anche piatti in tema, cercando di offrire al target molto variegato dei nostri clienti, che comprende dallo studente, al politico, allo scrittore, un’esperienza culturale e gastronomica più ampia possibile».

Attenzione ai prezzi anche al Laganà di Bologna, bar caffetteria all’interno dello spazio Salaborsa: «La nostra clientela – spiega la titolare Donatella Laganà – è composta in principal modo da studenti. Quindi prestiamo attenzione ai prezzi e cerchiamo di offrire una gamma di soluzioni per il pranzo di mezzogiorno, naturalmente senza derogare alla qualità e offrendo solo prodotti artigianali».

A Parma, di recente, è nato l’Hub Cafè, luogo che nelle intenzioni dei realizzatori nasce per riportare germi culturali di nuova generazione in uno storico, e un po’ degradato, quartiere della cittadina emiliana. «Il locale – dichiara Cristina Basoni della cooperativa culturale Lune Nuove, direttore artisitico dell’Hub Cafè – ha un grande spazio dedicato alla parte performativa ed espositiva, che si fonde e si integra con la zona dedicata alla ristorazione. La nostra offerta durante la settimana è quella di un comune caffè, che propone piccola ristorazione a un target piuttosto vasto durante tutta la giornata. Poi, a parte gli avvenimenti del fine settimana nei quali la musica è protagonista, ospitiamo eventi speciali nei quali sensibilizziamo i nostri clienti, per esempio, su temi come il cibo equo, critico e sostenibile: in questo caso abbiamo creato una serata dedicata al diritto al cibo, in cui abbiamo offerto i prodotti di Libera Terra o le verdure a km zero».
L’obiettivo di tutti questi spazi, comunque, è di offrire ai frequentatori la massima multifunzionalità possibile, coprendo tutte le occasioni di consumo durante la giornata e sperimentando formule nuove, magari d’importazione d’oltremanica o oltreoceano nelle quali arte contemporanea e desiderio di aggregazione diano vita a nuovi spazi per il consumo. Si tratta di un fenomeno non più di appannaggio esclusivo dei grandi centri urbani, da sempre più ricettivi nei confronti dei nuovi trend, ma che si sta progressivamente diffondendo anche nelle città di dimensioni minori, a partire da quelle dove hanno sede le Università, i cui studenti – spesso provenienti da altri luoghi – possono rappresentare un interessante “tessuto umano” sul quale far nascere una nuova iniziativa cultural/gastronomica.

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