Minori e gioco, piaga diffusa

Molti esercenti spesso “si dimenticano” di verificare se chi compra un Gratta e vinci o gioca una schedina abbia la maggiore età: rischiano una sanzione e la chiusura dell’esercizio per 15 giorni

Difficile fornire indicazioni o stime, anche se dati ufficiosi non mancano e le inchieste mediatiche cercano quotidianamente di scoperchiare il fenomeno, ma il gioco minorile rappresenta il più serio e sottovalutato problema legato al mercato del gioco italiano. Perché, ricordiamolo chiaramente, l'accesso a tutte le forme di gioco è consentito solo ai maggiori di 18 anni. Scommesse, Lotto, SuperEnalotto e Gratta e vinci sono i giochi sui cui, troppo spesso, i gestori chiudono un occhio cercando di incrementare i propri guadagni o preferendo sorvolare sull'età del cliente. Da diversi anni è in particolare il “grattino” ad attrarre le maggiori critiche. Non è infatti difficile trovare in fila alla cassa minorenni pronti a comprare e tranquillamente accontentati. Un problema aggravato dalla presenza di distributori automatici di Gratta e vinci a disposizione di chiunque.

Norme più severe per gli esercenti
«Il Gratta e vinci è a tutti gli effetti un gioco d'azzardo - spiega un portavoce del Codacons - e quindi è vietata la partecipazione ai minorenni (art. 719 c.p.). Nonostante ciò, sono centinaia in tutta Italia i distributori automatici di grattini a cui possono accedere persone di ogni età, bambini compresi. Anche molti bar non guardano l'età e ciò comporta conseguenze gravi, visto che negli ultimi anni si sente parlare spesso di disturbi della personalità provocati proprio dal gioco d'azzardo».
Recentemente il Secolo XIX ha pubblicato un video inchiesta: si vede un ragazzo di 15 anni che va in giro per bar e tabacchi di Genova a comprare Gratta e vinci, ricevendo un solo diniego. Un servizio della trasmissione “Crash” (Rai3) ha filmato un minorenne romano intento a scommettere, giocare con le new slot, acquistare grattini e tentare la fortuna con il SuperEnalotto. Il tutto nella massima tranquillità.
Il Rapporto Gioco & Giovani 2009 dell'istituto di ricerche Nomisma evidenziava come nel 2008 il 68% dei giovani studenti italiani delle classi oggetto di indagine (tra i 16 e i 19 anni) avessero tentato almeno una volta la fortuna con una spesa media mensile di circa 10 euro. Una quota nettamente superiore a quella stimata per la popolazione totale con più di 15 anni, che si attesta al 55%. Un segno quindi inequivocabile di come ad oggi manchi qualsiasi tipo di prevenzione.
Se infatti Aams ha preferito interessarsi principalmente ad altre problematiche, è innegabile che la principale responsabilità sia addebitabile agli esercenti. Per il futuro prossimo il quadro sembra però pronto a cambiare. Nel maxiemendamento del Governo alla Finanziaria 2010 sono state inserite norme più severe sul divieto di partecipazione ai giochi con vincita in denaro, da parte dei minori. Si è infatti indicato come “il titolare dell'esercizio che consente la partecipazione ai giochi pubblici a minori di 18 anni è punito con la sanzione amministrativa da 500 a 1000 euro e con la chiusura dell'esercizio fino a 15 giorni”. Ne vale ancora la pena?

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