Macinatura, la perfezione del caffè

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Saper regolare il macinadosatore nel modo corretto è vitale per ottenere un espresso coi fiocchi. Ecco come

Dalla corretta macinatura dei chicchi di caffè dipende il risultato finale in tazza. Così per esempio se la grana è grossa il prodotto, erogato rapidamente in tazza, risulta sottoestratto, sormontato da una crema chiara e disomogenea e caratterizzato da un gusto scialbo. Una macinatura troppo fine invece causa una discesa lenta del caffè che si presenta con una crema scura e scarsa e un gusto aspro e amaro. Anche la presenza di fondi in tazza si può attribuire a problemi di macinatura, per esempio quando si utilizzano macine usurate. Per averne la prova basta osservare il macinato: se vi si trova polvere molto fine che macchia le mani mescolata a frammenti più grandi, è giunto il momento di effettuarne la sostituzione.
A questo proposito vale la pena ricordare che esistono due tipi di macine. Le piane sono composte da una coppia di dischi contrapposti: quello superiore è fisso, mentre quello inferiore gira a 1.400 giri al minuto. Questo tipo di macine sono consigliate per quantitativi giornalieri fino a 3-4 chili di caffè. Se sottoposte a un lavoro più intenso, si surriscaldano, bruciando il caffè.
Le macine coniche invece hanno rispettivamente forma di cono, quella montata sull'albero motore, e di tronco di cono rovesciato quella montata sulla ghiera filettata.
Girano a una velocità di 4-600 giri al minuto, dunque non danno problemi di surriscaldamento anche se lavorano a lungo. In fase di acquisto, perciò, una discriminante è il volume quotidiano di macinato. Una curiosità: per chi predilige la longevità, senza badare ai costi, sono disponibili macine rivestite al titanio.

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