L’ospitalità? Far vivere gli ospiti all’interno di un’opera d’arte

È quanto pensa l'architetto Simone Micheli, autore di ardite e rivoluzionarie realizzazioni in ambito horeca. Lo abbiamo intervistato a Rimini in occasione della presentazione del progetto - laboratorio Beach Bar Restaurant HOTEL

Rompere con gli schemi e avere il coraggio di percorrere nuove strade, partendo proprio dall’interior design e arrivando ad adottare soluzioni d’arredo che restano impresse nella memoria e fanno vivere all’ospite un’esperienza. È da sempre il mantra dell’architetto Simone Micheli, professionista che ha all’attivo un cospicuo numero di realizzazioni nel mondo dell’ospitalità italiana e internazionale, mettendo la propria firma a progetti sempre originali e anticonvenzionali. Lo stesso ha fatto a RiminiFiera per “Beach Bar Restaurant HOTEL” in occasione dei saloni SUN, SIA GUEST e TTG Incontri (13 -15 ottobre): ambiente prototipale dedicato all’ospitalità e all’intrattenimento fuori dall’ordinario, all’interno del quale le aree comuni si ibridano e danno vita a contesti sempre diversi. Uno spazio scenografico che è stato anche al centro di un’intensa attività di workshop (Laboratorio FREL) sui temi del made in Italy e una “vetrina” per arredi, applicazioni, attrezzature e soluzioni gestionali presentare da una ventina di note aziende produttrici e fornitrici del settore horeca.

Qual è la filosofia che ti ha ispirato nella progettazione dello spazio “Beach Bar Restaurant HOTEL”?
Il concetto è semplice: voglio portare all’attenzione di imprenditori e gestori che oggi per vincere le sfide commerciali bisogna pensare in modo diverso, alternativo, fuori dall’ordinario. E che occorre ibridare ambienti e contesti. Un concetto ben rappresentato dallo spazio riminese che può essere la lobby di un albergo, ma può diventare, all’occasione, un bar o un ristorante. Un luogo che può vivere economicamente 24 ore al giorno. Pensiamo a una sala colazione di un albergo che vive solo poche ore alla giornata. Ma lo stesso si può dire per la sala ristorante. Sono generalmente luoghi che stanno chiusi per gran parte della giornata senza generare nessun ricavo per l’operatore. La morale è che bisogna finalmente pensare e raccontare delle storie che escano della norma, che siano “abnormali”: occorre farlo per diventare economicamente sostenibili.

Questo approccio finisce anche cambiare il vissuto dell’ospite. Come?
Questo tipo di ambienti ibridi fanno vivere agli ospiti delle vere e proprie esperienze. Queste esperienze si catalizzano nelle memorie e diventano un volano comunicativo. Si stabilisce così un circolo virtuoso che genera notorietà, reputazione e, ovviamente, business.

Ci sono nel mondo esempi di questi luoghi esperienzali?
Sì ce ne sono ormai moltissimi e devono il loro successo proprio al fatto, come dicevo prima, di essere alternativi e diversi dalla normalità. Sono inaspettati e hanno una capacità penetrativa che un locale costruito su standard architettonici o di servizio ordinari o già sperimentati non riesce a dare. Sono luoghi suggestivi, indimenticabili, affascinanti che regalano all’ospite la sensazione di vivere all’interno di un’opera d’arte

Quando devi progettare un nuovo locale come ti prepari?
Facendo tabula rasa del passato e di ogni stereotipo o pregiudizio. Certo di tornare bambino in un decimo di secondo per partire da zero e creare qualcosa di assolutamente inedito. Senza vincoli o riferimenti di alcun tipo. Per fare un esempio attinente al mondo del bar, ho progettato e realizzato per un locale della zona del lago di Garda un banco che annulla la separazione tra chi somministra e l’ospite. Si tratta di una bancalina in vetro che funge non da barriera ma da struttura d’appoggio, il vero banco è, in questo caso, il retrobanco. Ora sto progettando dei nuovi modelli di gelateria dove il gelato sarà erogato da “sorgenti” alternative.

A proposito di progetti, su quali fronti sei impegnato?
Attualmente sto lavorando a una settantina di progetti nel settore alberghiero e residenziale, di cui molti all’estero. Ad esempio, in Albania, Iran, Brasile e Cina. Proprio in Albania sto completando un progetto a cui tengo molto che sorgerà a Tirana in pieno centro a metà strada tra il museo d’arte contemporanea e il municipio. Si chiamerà Simone Micheli Art Museum e sarà un polo culturale dove organizzare incontri, mostre e momenti di interscambio tra diverse filosofie di lavoro in campo architettonico.
Credito foto Simone Micheli: Francesca Mandelli D’Agostini

DETTAGLI DEL PROGETTO
Evento curato ed organizzato da Simone Micheli Architectural Hero in collaborazione con Comufficio, ITA - ICE e Consorzio FIA
PARTNER
Abet Laminati
AD design
Agrob Buchtal
AX FORM
Bencore
Consorzio AMP
ERA
Irinox
Gewiss
MB Sedie
MEF Distribuzione Materiale Elettrico
Mosaico Digitale
Orved
Pugi.rg
Quadriga
Rise
Rober Glass
SCAB DESIGN

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