L’ora del gin made in Italy

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Materie prime locali, lavorazioni artigianali, ricette vintage e quantità limitate sono le caratteristiche dei gin italiani, vecchi e nuovi. Otto specialità di territorio sotto la nostra lente d'ingrandimento.

Come Bargiornale non potevamo non indagare un fenomeno che è ormai ben più che una moda, ma una vera e propria tendenza consolidata nel mondo della bar industry e della miscelazione nazionale. Parliamo del boom dei gin “made in Italy” o di distillati, sempre aromatizzati al ginepro, realizzati impiegando prevalentemente materie prime dei nostri territori o creati da master distiller italiani. In queste pagine abbiamo tentato di stilare una mappa di alcune delle ultime novità arrivate sul mercato, senza ovviamente aver la pretesa di essere esaustivi, collocando i gin all’interno delle loro regioni di origine.

Elementi botanici local
Un’origine che è quasi sempre sinonimo di identità. Per la maggioranza dei nuovi distillati tricolore è, infatti, il territorio di nascita a plasmarne il profilo. Pensiamo, ad esempio, al trentino Tovel’s Gin che nasce dall’incontro tra le acque sorgive del lago di Tovel nel Parco Adamello Brenta e nove erbe botaniche locali o al sardo Giniu, i cui elementi botanici provengono tutti da un territorio situato a pochi chilometri dell’azienda produttrice, la Silvio Carta di Zeddiani in provincia di Oristano. Altro esempio è il Fred Jerbis: prodotto a Spilimbergo (Pn), è un “concentrato” di 43 botaniche tutte provenienti dall’Italia e coltivate nella zona collinare delle Prealpi friulane. Per alcuni il territorio è un dato solo parzialmente decisivo. È il caso del gin Imea Gineprina d’Olanda, espressione italiana della cultura liquoristica di fine ‘800 e prodotto in Piemonte dalle Distillerie Quaglia nel rispetto di una ricetta vintage con pochissimi aromatizzanti. Qui ovviamente non si può parlare di gin territoriale in senso stretto. Lo stesso si può dire per distillati che utilizzano materie prime locali ma sono prodotti all’estero. Come il Sabatini Gin, realizzato con botaniche di provenienza toscana, ma distillato Oltremanica. In sintesi, ciò che distingue questi distillati è, a seconda delle specialità, l’italianità delle botaniche, delle ricette e dei processi di produzione: caratteristiche quasi sempre ben evidenziate anche in etichetta. Di fronte a una tale vivacità del mercato è lecito chiedersi se sia mai esistita una tradizione italiana in fatto di gin. Lo chiediamo a Fulvio Piccinino, storico del bere, esperto di miscelazione futurista e creatore di Imea Gineprina d’Olanda.

Manuali di erboristi
«Se parliamo di distillati di ginepro una tradizione esiste e riguarda però il nostro Nord Est e, in particolare, i territori che in passato erano sotto la dominazione austriaca. Mi riferisco al Trentino Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia dove sono storicamente popolari prodotti come il Kranebet, un distillato di bacche di ginepro dolcificato». Non è, dunque, un caso che la maggioranza dei gin italiani inclusi nella nostra rassegna provengano proprio dal Nord Est, con il Trentino Alto Adige a far da capofila con ben 6 prodotti (Z44, Luz, Dol Gin, Tovel’s Gin, Biostilla Gin, Gilbach Gin). «Nel resto d’Italia lungo la dorsale appenninica e le Alpi Cozie - continua Piccinino - erano invece abbastanza conosciuti gli infusi a base di ginepro declinati come digestivi o diuretici. Il ginepro era anche il principale aromatizzante di un ratafià ed era impiegato anche nell’infuso per produrre il vermouth. Bisogna, quindi, attendere fino alla fine dell’Ottocento per poter parlare di “gin italiano” con la diffusione dei primi manuali di liquoristica scritti da chimici, erboristi ed enologi italiani che insegnano come creare un gin, utilzzando il classico alambicco o assemblando alcolati prodotti da terzi mancando in molte realtà produttive l’expertise della distillazione delle erbe. Molti liquoristi fiutarono il business e cominciarono a creare distillati autoctoni come il Ginepro delle Alpi o il Ginepro di Dalmazia. E, durante il Ventennio, quando fu vietata l’importazione di prodotti inglesi e l’uso di nomi stranieri, si assistette alla creazione di specialità come la Gineprina d’Olanda». Dunque, il nostro Paese, può vantare una certa prossimità storica e culturale al mondo del gin che rimane comunque legato, anche a livello di immaginario, al Nord Europa.

Evoluzione premium
Ma fino a quando durerà questo di boom? «È probabile - risponde Samuele Ambrosi, gin lover e autorevole esperto del settore - che presto assisteremo a un assestamento del mercato. Molte aziende non hanno la forza economica per fare cultura sul proprio prodotto e promuoverlo come si deve e una volta passato l’effetto moda, c’è il rischio di una caduta verticale di interesse per certe referenze. Quello che è certo è che assisteremo a una crescita qualitativa dell’offerta. I gin italiani sono già di livello medio - alto e hanno una particolarità che li differenzia dal resto dei gin europei: sono prodotti che a livello botanico sono espressione autentica del territorio d’origine. Un‘identità territoriale che li accomuna ad altri prodotti alimentari premium della Penisola».

 

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I magnifici otto gin italiani

Gin Bordiga Smoke
Materie prime/botanicals: prodotto usando bacche di ginepro provenienti dalle Alpi Marittime. È un classico London Dry con la particolarità dovuta al retrogusto affumicato. Gradazione alc.: 42%
Caratteristiche: preparato artigianalmente in small batch.
L’azienda utilizza ancora antichi pot still da 80/90 litri alimentati a legna.
Servizio: perfetto per donare ai mix una caratteristica nota fumè. È prodotto anche nelle versioni classica (con prevalenza di timo) e Rosa (con boccioli).
www.bordigaliquori.it

Gin 43 Fred Jerbis
Materie prime/botanicals: 43 gradi alcolici e 43 botaniche. Questa la combinazione “magica” di questo gin friulano che s’ispira a una ricetta segreta di un aromatiere e utilizza solo ingredienti italiani. Alcune piante sono coltivate direttamente dal master distiller.
Gradazione alc.: 43%
Caratteristiche: si tratta di un distillato compound prodotto in piccole quantità.
Servizio: si sposa benissimo con la maggior parte delle toniche, in quanto è presente nel gin sia la parte amaricante,
sia quella più dolce.
www.fredjerbis.com

Giniù
Materie prime/botanicals: provengono tutte dal territorio a pochi chilometri dall’azienda produttrice. I botanici sono: ginepro coccolone, foglie di mirto, lentisco, finocchietto selvatico, scorze di limone, timo, elicriso e salvia Desoleana.
Gradazione alc.: 40%
Caratteristiche: la qualità del ginepro è di tipo coccolone (Juniperus oxycedrus), che cresce su terreni sabbiosi e a poca distanza dal mare.
Servizio: dal profumo erbaceo e dal sapore leggermente sapido, è ok per dare una marcia in più ai vostri twist.
www.silviocarta.it

Gin Z44 Roner
Materie prime/botanicals: distilled dry gin con estratto di pigne di pino cirmolo. Tra le botanicals di Z44, oltre al ginepro, l’achillea, le radici di violetta e la genziana.
Gradazione alc.: 44%
Caratteristiche: le pigne fresche vengono lavorate per infusione e successivamente ne viene distillato l’estratto in un piccolo alambicco. Prodotto in Alto Adige, territorio storicamente vocato alla produzione
di distillati di bacche di ginepro.
Servizio: ricettario sul sito. Indicato per la miscelazione di tutti i classici.
www.z44.it

Imea Gineprina d'Olanda
Materie prime/botanicals: distillato storico nato sul finire dell’800 che ritorna nella sua formulazione classica con pochi principi aromatizzanti d’impronta esotica. Al naso, oltre al ginepro, si riconoscono macis, cannella.
chiodi di garofano e anice.
Gradazione alc.: 47%
Caratteristiche: bouquet ispirato alle spezie di Corno d’Africa.
Servizio: gin di forte personalità, perfetto per chi vuole proporre una miscelazione che si rifà alla tradizione italiana e futurista.
www.imeagineprina.com

Sabatini Gin
Materie prime/botanicals: nove i botanicals di provenienza toscana: ginepro, coriandolo, iris, finocchio selvatico, lavanda, foglie di olivo, timo, verbena e salvia. La maggior parte è costituita da piante spontanee raccolte nelle proprietà dei Sabatini
a Teccognano sulla collina di Cortona.
Gradazione alc.: 41,3%
Caratteristiche: la distillazione e l’imbottigliamento sono a cura della Thames Distillers Ltd. di Londra. Servizio: ideale per la miscelazione ma anche per essere offerto in purezza.
www.sabatinigin.com

Tovel's Gin
Materie prime/botanicals: nasce dalla selezione di nove botaniche trentine
che incontrano in infusione di vapore
il distilato puro.
Gradazione alc.: 45%
Caratteristiche: miscelato con acqua di sorgente di Tovel (fonte alpina che dà origine all’omonimo lago situato nel Parco Adamello Brenta in Trentino). Preparato artigianalmente in small batch.
Servizio: perfetto per personalizzare classici della mixability come Negroni, Gin Tonic o Martini Cocktail o creare delle ricette originali. Ricette sul sito.
www.tovelsgin.com

Gino
Materie prime/botanicals: distillato di grano da frumento tenero. Ginepro, liquirizia, rosa, limone, salvia, acqua di fonte Lurisia - Alpi Marittime (Italia).
Gradazione alc.: 45%
Caratteristiche: gin 100% da agricoltura biologica. Prodotto in piccoli lotti di 700/1000 bottiglie. Affinamento
in acciaio inox.
Servizio: ideale per preparare gin “tonici” grazie alla fragranza energizzante del ginepro che è il principale botanico di Gino. In abbinamento con Acqua Tonica di Chinotto di Lurisia.
www.origine-laboratorio.it

 

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2 Commenti

    • Di gin italiani ne abbiamo contatto fino a 18. E abbiamo scelto di citare quelli per noi più interessanti per vari motivi.

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