Le vicende di un lime col tappo

Mixability –

I Rose’s Cordial Mixer raccontati da chi li studia, analizza e manipola 365 giorni all’anno. Bargiornale a tu per tu con Steinar Jensen

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Lo spremiagrumi manuale è la sua passione. Nulla di strano, nei posti che contano le preparazioni à la minute sono all’ordine del giorno. La cosa diventa singolare quando a dirlo è Steinar Jensen, brand ambassador dei Rose’s Cordial Mixer. «Amo miscelare i preparati freschi con quelli in bottiglia. Non c’è concorrenza, l’uno è complementare all’altro. Per esempio, pochi si concentrano sull’olfatto. Eppure il naso è un’arma di seduzione straordinaria. Come regola si dovrebbe creare un’aurea di 30 centimetri di aroma, tra il bicchiere e il cliente. Per creare quel profumo, servono delle scorze di limone in polpa e ossa».
Il vero nodo, secondo Jensen, è un altro: il prodotto in bottiglia offre standard qualitativi elevati. Non si sbaglia, quello è il gusto. E poi è facile da gestire, destagionalizzato e disponibile ovunque: «Da Copenaghen a Oslo, dall’Italia alla Spagna, riusciamo a garantire alla discoteca o al boutique bar un prodotto a regola d’arte, preparato con un lime che ha un nome e un cognome. Non con un agrume qualsiasi. La preparazione home made è la nuova tendenza ed è sacrosanta. Ma pochi conoscono le regole e rischiano, con un prodotto fatto in casa, di buttare alle ortiche il loro Daiquiri. Sapete quanta ricerca serve per creare un prodotto adatto alla miscelazione?». La risposta è nel bottigliere di Jensen dove c’è l’intera gamma dei Rose’s Cordial Mixer (onestigroup.com). In primo piano il nobile antenato Rose’s Lime Cordial di Mr. Lauchlin Rose, primo a brevettare un metodo per conservare il succo di lime senza l’uso di alcol. Era il 1867, anno di pubblicazione del Merchant Shipping Act che imponeva a ogni nave mercantile di stoccare per l’equipaggio una certa quantità di lime (o di agrumi in genere) per combattere lo scorbuto.

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