Le cantine non mollano e investono in qualità

Indagine –

Il settore vinicolo tiene nonostante la recessione. Ottimista almeno il 25% delle principali società italiane. È quanto emerge dal rapporto annuale Mediobanca

Lo diamo per certo: la congiuntura negativa ha cambiato irrimediabilmente le abitudini di consumo. Almeno 7 italiani su 10 hanno sentito la crisi e, di conseguenza, mutato i comportamenti d’acquisto. Cosa aspettarsi dal futuro? Chi ha perso fortune in Borsa smetterà di bere buoni vini? La fiducia delle imprese vinicole non sembra aver perso colpi e gli indici continuano a essere positivi. Dal rapporto annuale di Mediobanca emerge un quadro di un sistema vinicolo che può ben dire di aver superato quella che a detta dei più è stata la fase più acuta della crisi. L’andamento commerciale nel 2008 ha riservato un risultato positivo, con il fatturato aumentato dell’1,4%. Merito di una crescita solo modesta sul mercato interno (+ 0,2%) e un più sostanzioso incremento registrato all’estero (+2,8%). E, sebbene i risultati denotino una brusca decelerazione del tasso di crescita, se paragonato al +6,6% del 2007, ben peggio era andata nel 2005, quando l’Italia aveva fatto registrare il segno meno dinnanzi alle vendite. Per il 2009, la metà delle imprese contattate da Mediobanca (97 società con un fatturato superiore ai 20 milioni di euro rappresentative del 48% del valore totale della produzione italiana nel 2007) prevede uno scenario stazionario; un quarto è pessimista (contrazione superiore al 3%), mentre il restante 25% si dichiara in crescita.

L’innovazione di prodotto

La ragione di un sentimento, a conti fatti, positivo è presto detta. L’asso nella manica delle cantine sembra essere l’innovazione: tra il 1996 e il 2009 vi è stato un aumento di circa 1.300 etichette (39% in più); nello stesso periodo la variazione per i vini di qualità (Doc, Docg, Igt) è stata pari al 40%, ma per i grandi vini il numero è aumentato di oltre 2 volte: nel 2009 questi ultimi costituiscono poco meno del 6% del totale (erano il 2,7% nel 1996). Il che conferma la tendenza a privilegiare la crescita qualitativa: nel 2009 le imprese si stanno presentando al mercato con un aumento del numero di etichette dei grandi vini pari al 3%. A questo proposito vale la pena fare un’ultima considerazione: il 45,8% delle vendite transita per il canale horeca e il 28,4% per enoteche e wine bar, con la grande distribuzione a quota 6,9% (era il 7% nel 2007); quest’ultima percentuale è in regresso rispetto al 7,4% del 2006 e ciò conferma quanto detto a proposito di politiche commerciali che puntano sulla qualità.

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