Laboratorio e palestra di talenti

Locali –

A Senigallia il Lab American Bar&More fa della ricerca e della rivisitazione dei classici della mixability un impegno quotidiano. Un locale cosmopolita che potrebbe benissimo trovarsi a New York

Senigallia, cittadina dai passati (ma rinverditi) fasti balneari, è un sospettabile laboratorio di tendenze anche nel settore bar, dopo essere assurta recentemente alle cronache per la ristorazione gourmet di Uliassi, Madonnina del Pescatore & co., nonché per essere teatro del mitico Summer Jamboree, dedicato a swing, rockabilly e boogie. Nasce qui, in pieno centro storico - e non banalmente in zona spiaggia, per staccarsi completamente da una dimensione stagionale - il Lab American Bar&More, grazie a Romano Bonacorsi, titolare e barman, con la socia Maria Paola Pizzi, e con i due bartender, Mario La Pietra e Davide Colombo. «Il Lab nasce dalla forte determinazione di raccontare una storia, un pezzo di noi stessi dopo tanti anni di esperienza nel settore della somministrazione e della ristorazione», dicono i titolari. «Il nome vuole indicare immediatezza, ricerca, intuitività. L'obiettivo è far vivere a tutti, staff compreso, un'esperienza speciale. In questo vogliamo superare la logica del rapporto imprenditore/dipendente attraverso il coinvolgimento emotivo del personale verso un unico scopo: condividere il successo». Accanto all'attenzione verso il cliente c'è anche la ricerca dei talenti: il Lab diventa così anche luogo di sperimentazione. Qui una figura talentuosa come Mario La Pietra ha brillantemente coniugato l'esperienza estera con quella del Lab, trovando un suo spazio esclusivo dove esprimersi. Il suffisso “More”, inoltre, è parte integrante del nome: indica un progetto, ossia ampliare l'offerta del buon bere con la buona cucina. Lo chef Ricky Rotatori interpreta in stile Lab la tradizione marchigiana con creatività e originalità; Racconta Romano Bonacorsi: «Un'autorevole firma di un quotidiano nazionale, sorseggiando il nostro French 75, mi disse che il Lab potrebbe benissimo trovarsi a New York: abbiamo voluto creare un ambiente cosmopolita dentro una città di provincia. L'intenzione era di bypassare il luogo comune del turismo marittimo e di inventare un american bar per tutto l'anno». Sia come immagine, sia come offerta, il Lab ha dunque puntato subito in alto: in primo luogo, ha formulato una ricca proposta cocktail con distillati premium e prodotti freschi, poi ha lavorato sugli abbinamenti ricercati e sull'esecuzione tecnica, oltre che sulla creazione di alcune esclusive chicche d'autore.

In lista ben 11 ricette di Martini

Al Lab la qualità del bere bene si declina in 140 referenze in carta drink divise in 16 sezioni, ma sempre più peso viene dato anche al ristorante. Si vuole rendere il bar anello di congiunzione fra cucina e mix studiando accuratamente ogni tipo di accostamento. Non pochi i cocktail innovativi, per esempio a base di sake, petali e pietre aromatizzate. Come il 'Saketini': vodka, sake, vermouth dry, nell'ambito di una sezione della carta che vede in lista ben 11 ricette Martini. Tra i punti di forza della carta c'è una sezione dedicata ai drink di famosi mixologist europei con reinterpretazioni che fanno la felicità di intenditori e neofiti della mixability. I “signori” dell'aperitivo restano comunque Americano, Negroni e i Martinis sia classici, utilizzando distillati rigorosamente premium, sia nelle versioni Fruity ed Herbal, che prevedono l'utilizzo di frutta in combinazione a erbe e spezie. Il dopocena è caratterizzato invece da una maggiore richiesta di creazioni d'autore. Due parole infine sul food. Niente buffet, ma raffinati finger food e prodotti locali rielaborati e preparati direttamente dall'eclettica cucina del Lab.

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