La grappa scala la classifica dei consumi

Indagine –

Dal 1990 i bevitori del distillato in Italia sono cresciuti del 50%. Lo indica uno studio di Astra Ricerche

Negli ultimi 15 anni il numero dei consumatori italiani di grappa è aumentato del 54% e ha raggiunto gli 8 milioni. Ad avvicinarsi per la prima volta a questo distillato sono stati soprattutto i giovani e le donne, attratti da profili sensoriali più morbidi, rotondi e aromatici, ma anche da un'immagine di prodotto profondamente rinnovata.
La grappa, infatti, ha saputo mantenere tutto il fascino della tradizione, ma allo stesso tempo è riuscita a soddisfare anche una serie di bisogni sempre più importanti agli occhi dei consumatori moderni: la dolcezza del vivere, piuttosto che il gusto del centellinare, e il calore della convivialià.
Tutto questo è stato frutto di un lungo processo di valorizzazione, che affonda le radici nella nostra cultura contadina, e che oggi contribuisce a dare a questo distillato un'identità ben determinata e riconoscibile, lontana dai troppo “freddi” whisky, vodka e gin, e dai troppo “vivaci” rum e tequila.

I dati sulle nuove abitudini
Questi temi sono stati affrontati da una recente ricerca commissionata da Distillerie Bonollo a Nomisma e Astra Ricerche, presentata in occasione del Grappa Day di Greve in Chianti (Fi), evento organizzato a cadenza biennale che si è celebrato lo scorso 15 settembre.
L'indagine ha confermato la crescita d'immagine ottenuta nel nostro Paese da questo prodotto. Il 61% degli italiani d'età compresa tra i 14 e i 79 anni, innanzitutto, condivide l'opinione che oggi la grappa “ha un grande successo”, e così facendo avvalora l'ipotesi che questo distillato è ormai diventato “di moda”, non più confuso con un'immagine di stereotipata virilità.

I consumatori negli ultimi 25 anni

1980 4.600.000
1990 5.200.000
2000 7.400.000
2006 8.000.000

Ci troviamo ormai di fronte a un prodotto considerato non solo prestigioso e sofisticato, ma anche sicuro e qualificato, che nell'immaginario dei consumatori non ha nulla a che vedere con la “sindrome del sabato sera” e con le relative situazioni di esagerazione e di iper-euforia.
I consumatori di grappa che hanno fatto registrare i maggiori tassi di crescita numerica, infatti, sono proprio quelli con una frequenza di assunzione limitata, pari a qualche volta al mese (+ 85%).
I “forti consumatori”, che all'inizio degli anni Novanta rappresentavano un settimo del totale, oggi superano invece a malapena la soglia del 10%.

I risvolti per la ristorazione
Il miglioramento dell'immagine della grappa presenta interessanti opportunità di sviluppo anche per la ristorazione. A essere d'accordo con il fatto che la grappa “viene bevuta sempre più spesso nei buoni ristoranti, e nei locali raffinati” è oggi ben il 64% degli intervistati, con un incremento del 56% rispetto a un'analoga ricerca condotta nel 1990.
Le suggestioni e le atmosfere legate al mondo della grappa, insomma, tendono ad essere correlate positivamente con la “qualità percepita” dei bar e dei ristoranti.
Nei prossimi anni, tuttavia, questi esercizi dovranno imparare a modulare con precisione la propria offerta in funzione delle nuove abitudini d'acquisto dei consumatori, i quali tendono oramai a dimostrarsi affezionati e fedeli a una determinata tipologia di prodotto, escludendo esplicitamente tutti gli altri.

Approcci personalizzati
Comincia insomma a farsi strada un inedito approccio alla scelta della grappa, individuale e personalizzato, e il mondo della ristorazione risponde inserendo in carta una gamma più ampia, che spazia dalle monovitigno a quelle invecchiate o aromatizzate.
Il 58% dei consumatori intervistati in occasione dell'indagine ha dichiarato di preferire e bere “solo alcuni tipi di grappa, e non altri”, con un raddoppio rispetto al 29% dell'inizio degli anni 90. Trend segnato soprattutto dalle donne, i cui consumi sono in forte crescita e orientati verso le grappe morbide e “speciali”, soprattutto quelle da monovitigno.
I consumi, che una volta erano concentrati soprattutto in Veneto e in Piemonte, si stanno diffondendo sempre più anche nel Centro Sud, grazie alla modernizzazione della rete di distribuzione nelle regioni meridionali, che ha visto negli ultimi anni un vero e proprio boom di nuovi supermercati e centri commerciali e, contestualmente, l'affermarsi di un moderno concetto di punto vendita specializzato, dove è sempre più facile trovare prodotti rari, selezionati e quindi anche di elevata qualità.

«La grande forza della grappa - sottolinea Enrico Finzi, sociologo e presidente di Astra Ricerche - è stata la sua capacità di qualificarsi come un prodotto alla moda, e trendy, anche di fronte a un pubblico di classe media e medio-bassa, che negli ultimi anni ha ampliato i suoi orizzonti, viaggiando molto più di quanto non accadesse in passato e conoscendo nuovi distillati». Nell'immaginario collettivo, quindi, la grappa si colloca ai vertici qualitativi dei superalcolici in commercio.
Pochissimi invece i punti deboli. L'indagine di Astra Ricerche li individua nei prezzi troppo elevati, soprattutto per quanto riguarda le grappe monovitigno, nella bassa mixability (percepita e non reale), e in una strutturale difficoltà nell'affermarsi all'estero.
*foto: Archivio Bonollo

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