La favola di Alice ispira gli affari

Modelli –

A Milano sboccia il Bloom, un polifunzionale aperto dalla colazione fino alla notte. All’interno sembra il giardino incantato, e un po’ psichedelico, di Alice e del Bianconiglio. Un locale tematico che in tempi di crisi invita all’evasione.

Il richiamo della foresta. Non è solo uno dei più famosi romanzi di Jack London. Dalla natura e dal suo mondo hanno preso spunto molti locali. Qualche esempio. La pianta architettonica di un noto club europeo, il Peacock di Goteborg (firmato da OlssonLyckefors Architects), è stata disegnata prendendo come modello il pavone. Al ristorante Flood di Parigi l'interior designer Matthieu Lehanneur ha collocato un acquario da cento litri al cui interno galleggia spirulina platensis, un'alga diffusa dalla notte dei tempi, in grado di purificare e nutrire di ossigeno l'aria. Per non parlare del Fioraio Bianchi di Milano, primo esempio, di spazio ibrido in grado di coniugare rose e cappuccini, gardenie e calici di vino, croissant e viole. C'è chi ha declinato il tema naturale nei modi più originali.
Caffetteria e lounge in versione Beat Generation
È il caso del Bloom, un “fiore” come recita l'insegna, una caffetteria e lounge nella pratica. Affacciato su via Statuto, a pochi passi dal via vai di Largo La Foppa e di Brera, il Bloom si presenta come il giardino incantato di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il progetto è frutto di Bertero, Panto, Marzoli (ovvero Bpm Studio), architetti e designer d'interni, in collaborazione con l'artista Paolo Polli. I progettisti hanno sviluppato il tema della fiaba di Lewis Carroll, adattandolo al contesto cittadino: un'Alice metropolitana. Sulle pareti del locale si alternano immagini come Alice e il suo specchio vicino agli alberi del Parco Sempione, il Bianconiglio che salta dalle parti della Torre Velasca, il Cappellaio Matto in posa al Castello Sforzesco, lo Stragatto sul Pirellone. Che si tratti di un'interpretazione della favola di Alice, ma in versione Beat Generation, risulta chiaro da questi e altri particolari: sul vestito della protagonista è impressa una frase dello psichedelico Timothy Leary, mentre lo Stragatto ha la bocca di Mick Jagger.
All'interno, tra sedute in stile Sixties dai colori sgargianti, c'è anche una vetrina incastonata nella parete come un gioiello dove sono esposti prodotti pregiati. Inizialmente, per scelta del titolare Andrea Prisco, conteneva prodotti gastronomici, soprattutto salumi, di qualità. Attualmente accoglie una selezione di etichette importanti. «Ci siamo resi conto che la vetrina, osservata dalla strada, veniva percepita in modo sbagliato. Chi guardava dall'esterno, con tutti quei salumi, ci scambiava per una gastronomia, non per un lounge. Per questo, in corsa, abbiamo cambiato l'allestimento». Commenta così Alessandro Aiello, direttore del Bloom, che ci fa strada illustrando l'attività del locale, che apre alle 8.00 con muffin e croissant e chiude alle 2.00 col cocktail della staffa. Momento clou è il pranzo durante cui è proposto un ventaglio di 15 insalate (prezzo medio 8 euro).

Insalatone e tanti panini a tema

Per i clienti - poche famiglie, molti impiegati della zona - la carta propone Bianconiglio, specialità vegetariana con rucola, pomodoro, mais, carote e finocchi e Stilegatto, insalatona con tonno, pomodoro, capperi, acciughe e olive. Tra le più apprezzate la classica Caesar Salad, tra le più autoctone la Padana, insalata mista con Gorgonzola, noci, pere, mele e Grana. La lista dei panini (prezzo medio 5 euro) è segmentata in base all'ingrediente protagonista del sandwich. Troviamo otto specialità alla voce prosciutto di Praga, quattro nella sezione bresaola, due panini nella sezione mortadella tra cui il “politico” Prodix e il sandwich proletario Magüt, con peperoni e crema di Gorgonzola. Inoltre ogni giorno, a rotazione, tre primi e tre secondi oltre a un'ampia gamma di piatti freddi. Dalle 17.30 alle 21.30 si svolge il rituale dell'aperitivo, comune a molti locali della zona. A differenza di altri la proposta del Bloom si distingue per il servizio. «Abbiamo eliminato il buffet - spiega Aiello - e proponiamo il servizio di piattini al tavolo. La soluzione è dettata da motivi pratici, igienici ed estetici. Le dimensioni del locale non consentono il via vai di persone dal tavolo al buffet. E poi non è bello vedere gli ospiti azzuffarsi al banco».

Drink “metalizzati” per stupire

Su questo punto è d'accordo anche il bartender Gianmario Barlocco. Come potrebbe essere diversamente. Barlocco è un protagonista del flair nazionale: per esprimersi ha bisogno di spazio. Al Bloom shakera cocktail classici, ma anche cocktail da favola. Durante l'aperitivo (8 euro) sul suo banco vediamo sfilare Spot On, short drink a base vodka, preparato con polvere alimentare “metallizzata”. L'aspetto è glitterato, piacerebbe a Madonna. Al fianco di Spot On c'è Cabezas, mix dal sapore deciso e caldo, realizzato con Tequila anejo, Grand Marnier, vermouth chinato, vermouth rosato e un cucchiaio di miele di castagno. Il problema è che queste specialità sono proposte di rado. Forse perché non sono comunicate da una carta, né vengono segnalate da una lavagna. Un peccato. «Non consegniamo la drink list - dice Aiello - perché alla fine chiedono sempre gli stessi cocktail. Stiamo sperimentando un'offerta particolare: portiamo le bottiglie al tavolo insieme ai soft drink, come succede in discoteca. E lasciamo che siano gli stessi clienti a servirsi». La scelta è azzardata, per stessa ammissione del direttore. D'altra parte chi non risica...

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