Ho in mente un bel progetto per il privé

Tendenze –

Esplosi all’epoca di Discoring, consacrati ai tempi del velinismo, i privé da spazi nascosti e indifferenziati si trasformano in spazi connotati, spettacolari e tecnologici. Luoghi che affascinano il pubblico. Una tendenza confermata dal primo workshop dedicato

Dai privé indifferenziati e senza identità si è passati ai privé con i connotati. Così va la notte. «Frequentare un privé di una discoteca vuol dire appartenere a un gruppo. Significa dichiarare la propria identità attraverso lo spazio che si frequenta. E gli spazi devono essere griffati come i vestiti delle persone che li frequentano. Se il privé è arredato con stile attireremo celebrità, happy few e aspiranti tali. All'opposto se lo spazio è kitsch, nella rete finiranno ospiti di serie B».

Format per la notte

L'equazione del professor Danilo Morigi non fa un plissé. Fa un privé. Il docente del corso di laurea in design d'interni del Politecnico di Milano è stato impegnato di recente nel primo project work dedicato agli spazi riservati dei club. Dodici gruppi di lavoro, composti da giovani talenti del Politecnico, hanno ridefinito il format dei privé. Il tema proposto chiedeva di disegnare un salotto privato dedicato a Wiborowa Exquisite, versione a cinque stelle della nota wodka polacca. Unico “limite” ai progetti è che la bottiglia icona, creata dall'archistar Frank Gehry, fosse riconoscibile, per la sua forma, per il logo o per la sua trasparenza. «L'input fornito agli studenti era di costruire un luogo dove il pubblico potesse interagire e soprattutto provare esperienze nuove e coinvolgenti. Il progetto “Ghiaccio Bollente” è stato ritenuto il più valido. Il motivo è presto detto. Nell'allestimento proposto da Silvia Sacchi, Carlotta Schnabel, Silvia Sichel, Laura Soliveri e Sonia Zanzi, lo spazio, in apparenza freddo, si accende e prende vita interagendo con le persone che lo occupano. Il led-wall sulla parete di fondo si illumina quando qualcuno si avvicina, creando una sorta di aura intorno ai frequentatori del privé. Anche i tavolini reagiscono alla presenza della bottiglia di Wiborowa e si illuminano, rendendo i convenuti ancora più protagonisti della serata».

L'era dei salotti bianchi

Sulla dinamica esperienziale, sulla trasparenza e la pulizia delle forme (molte evidente il richiamo alla bottiglia di Wiborowa), gioca anche il progetto Stage Privé. Un format che rompe le regole del privé classico. Si abbandonano i tradizionali toni scuri e si introduce il bianco come colore dominante. All'interno si trovano due diverse pavimentazioni, una ludica che si anima al contatto coi piedi e una scenografica. All'ingresso di “Stage Privé” si accede attraverso una soglia eterea e luminosa, in materiale trasparente blu, che accoglie l'ospite sottolineando l'esperienza del passaggio da un mondo all'altro. “Sliding doors” che proiettano l'ospite in un altro mondo: dallo spazio indifferenziato del locale si passa a quello esclusivo del clan di appartenenza.
Progetti che hanno fatto storia

E pensare che agli albori della discoteca e della discomusic il privé non era presente nella mappa dei locali. Ai tempi degli Abba e dei Bee Gees, la pista occupava quasi tutto il locale, i tavoli erano per tutti, la discoteca era la piazza del popolo in pantaloni a zampa d'elefante. Il privé è nato in un secondo momento. Per dare uno spazio privato ai vip, agli amici dei vip e agli amici degli amici. Era una zona della discoteca nascosta, segreta, poco illuminata. Storie e leggende del perché i privé fossero così nascosti e bui si sprecano. Diciamo per questioni di riservatezza. Alla fine degli anni '80 la discoteca appare in televisione. Sono gli anni di “Discoring” e poi delle ragazze del “Drive In”, delle veline, di Ambra e di “Non è la Rai”. Il privé diventa una passerella aperta sulla pista, inaccessibile ai più, dove sfilano gli ospiti e le cubiste, dove si può vedere ed essere visti, dove si è attore e spettatore al tempo stesso. Negli anni Novanta dal singolo privé si passa ai privé multipli. Nelle discoteche la pista si restringe e si moltiplicano i salottini.

Spazi ripensati e rinnovati
A partire dal 2000 i più influenti progettisti della notte realizzano locali dove il confine tra spazi pubblici e spazi riservati diventa sempre più labile. Beppe Riboli col Qi di Erbusco realizza un locale spettacolare con un anfiteatro (cilindro) di tavoli riservati alle piccole compagnie intorno alla pista. Simone Micheli crea allo Spazio A4 di Santhià un'area lounge con televisori alle pareti e un divano di design nell'antibagno. Giuseppe Dondoni pennella per l'Ultraviolet di Teramo un privé-fumoir arredato in stile Seventy, salottini mobili su rotelle, una zona da decompressione, arredata con grandi letti e una toilette a vista che ha il fascino di un privé. Una delle novità più interessanti è che, complice soprattutto la diffusione dei locali-salotto (lounge), i privé hanno traslocato dalle discoteche agli altri locali serali, dai discobar ai cocktail bar, dai lounge ai beach bar. Nelle baite e sulle spiagge, in città e in campagna gli spazi si sono frammentati. I locali sono stati suddivisi in più locali. Un effetto matrioska. Lounge e ristoranti, come il “libanese” Lyr di Milano, ospitano zone privé studiate ad hoc per chi non gradisce essere osservato. Clienti arabi in cerca di privacy, vallette e calciatori in fuga dai paparazzi.

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