Siete pronti al poker cash?

Giochi di abilità –

Il decreto Abruzzo sdogana il gioco in modalità cash: ogni giocatore avrà a disposizione un monte chips che potrà giocare a ogni mano e reintegrare quando vorrà. Con interessanti opportunità di business anche per i pubblici esercizi. Ma per i dettagli tecnici bisognerà attendere i decreti dei Monopo

Due nuove norme stanno per introdurre sostanziali novità al gioco del poker in Italia, una passione esplosa nel nostro Paese a livelli altissimi nel giro di pochi anni e che oggi coinvolge centinaia di migliaia di appassionati e muove un giro di giocate che, solo su internet, tocca i 200 milioni di euro al mese. Le norme in questione sono contenute nel decreto Abruzzo, approvato alla fine di giugno, e nella legge Comunitaria 2008, che al momento in cui andiamo in stampa è ancora in discussione alla Camera. Questo secondo dispositivo dovrebbe sostanzialmente “espropriare” della possibilià di organizzare tornei dal vivo i circoli, sorti in Italia a centinaia sotto l'egida di diverse associazioni. Le partite di poker live potranno invece essere tenute soltanto in strutture dotate di concessioni, che lo Stato intende vendere alla cifra di 100.000 euro, oltre che naturalmente nei casinò, dove questo già avviene da tempo.

Liberalizzazione al via

Il decreto Abruzzo intende invece liberalizzare ancor più il gioco del poker online, finora reso accessibile soltanto in forma di torneo a iscrizione e quindi senza puntate dirette da parte dei giocatori. In pratica finora chi voleva giocare pagava semplicemente l'ammissione al torneo, per cifre modeste, in genere 5-10 euro, e comunque mai superiori ai 100 euro. Ora invece è stata introdotta anche la possibilità di puntare a ogni giocata, con il cosiddetto poker cash: ognuno avrà a disposizione un monte di chips di 100 euro, con un'unità minima di 50 centesimi, che potrà giocare a ogni mano e reintegrare quando vorrà. Con il torneo invece, spesa la cifra di iscrizione non si deve più sborsare nulla: ogni giocatore ha a disposizione un tot di chips virtuali e alla fine i vincitori si spartiscono il montepremi costituito dalle quote di iscrizione.
Naturalmente i concessionari di questi giochi, tutti rigorosamente autorizzati dai Monopoli di Stato, ricavano i loro guadagni dalle puntate dei giocatori: il 10% sulle quote di iscrizione nel caso del torneo e il 4% di ogni piatto nel caso del poker cash. E a sua volta lo Stato si rivale su di loro in termini di tassazione. Il gettito che ne deriva è ingente, anche per effetto della crescita esponenziale nel gioco. Lo scorso maggio si è arrivati a una punta di 6,5 milioni di euro raccolti in un solo giorno con l'attuale offerta di poker online (i tornei), con una previsione di raccolta per la fine del 2009 di 2,2 miliardi di euro. Le novità introdotte dal decreto Abruzzo sono state pensate per portare all'erario ogni anno almeno 500 milioni di euro. Ma ci sarà da attendere, perché dopo il varo del decreto l'Aams (Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato) dovrà mettersi al lavoro per definire le norme tecniche e le piattaforme tecnologiche necessarie per regolamentare e tenere sotto controllo il poker cash. Cosa che è già avvenuta per i tornei. Tutti i concessionari italiani, in totale 55 di cui però solo una parte attivi, si devono dotare di una piattaforma internet che consenta ai Monopoli un controllo degli inizi dei tornei, delle giocate, delle chiusure e del totale delle vincite, oltre che naturalmente verificare che il gioco sia “sicuro”, cioè senza possibilità di irregolarità e imbrogli.
Tra i concessionari (i dati risalgono a marzo) quello che fa più proseliti è Gioco Digitale (58,6 milioni giocati a marzo), seguito da Microgame, piattaforma in comune a diversi concessionari, e poi da Lottomatica, con il suo Poker Club. Ma altri importanti attori si sono affacciati soltanto di recente a questo mondo, come Sisal.

Il poker entra al bar

Al mondo dei bar tutto questo movimento che cosa può portare? Innanzi tutto la possibilità di vendere le carte ricaricabili per il conto gioco online, uno strumento utile, perché consente ai giocatori di controllare la spesa e, soprattutto, di non correre rischi telematici usando la propria carta di credito su internet, senza far circolare propri dati sensibili sul Web. Ogni concessionario ha le sue card ricaricabili, con possibilità di diverse tipologie di contratto per i rivenditori. Ora stanno prendendo piede anche vere e proprie carte di credito di questo tipo, non soltanto conto di gioco ma anche conto Visa, da utilizzare per le normali spese. Gli esercenti qui possono avere possibilità di guadagno attraverso le ricariche. Ci sono poi i cosiddetti totem, postazioni fisse dotate di monitor e di collegamento internet che consentono di giocare online direttamente all'interno del bar. Sui totem però i pareri degli operatori sono contrastanti. Chi ha provato a farne funzionare qualcuno riporta impressioni anche molto diverse.
Roberto Giuliani, amministratore delegato di Modena Giochi che propone poker online attraverso il sito www.youbet.it, ha sensazioni tutto sommato positive: «Abbiamo provato ad attivare qualche postazione online nei bar, riscontrando un buon successo: la gente discute, si confronta, si fa aiutare dal barista nello svolgimento del gioco. Ci sono molti giocatori che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, preferiscono giocare al poker online al bar piuttosto che a casa, proprio perché hanno bisogno di aiuto per muoversi sull'applicativo online e anche per scegliere le giocate».

Non solo totem

Più critico Gianluca Ballocci, direttore Internet & trade marketing di Lottomatica: «Abbiamo fatto un esperimento nei nostri punti vendita autorizzati, ma la sensazione è che una postazione possa restare occupata anche per un'ora o due da una sola persona, con francamente pochi vantaggi per il gestore di un locale pubblico.
Credo che il totem sia uno strumento più efficace per il gioco immediato, come le scommesse per esempio, ma non con il poker online. E adesso che per il poker si apre la strada di nuove possibilità di gioco, prima di formulare una proposta specifica per i bar e i locali pubblici aspettiamo di vedere le norme tecniche, che quasi sicuramente non saranno emanate prima della fine del 2009».

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