Quando negli alberghi si superano i limiti dei rumori?

Al fine di verificare la tollerabilità per gli individui dei rumori cui sono sottoposti si applicano due criteri:

a) quello c.d. «assoluto», che prevede la fissazione di una soglia limite di rumorosità e valuta se l’immissione sonora in contestazione sia tollerabile o meno a seconda che essa sia inferiore o superiore a quella certa soglia, a prescindere dalle condizioni generali dell’ambiente circostante e dall’eventuale presenza di altre fonti di inquinamento acustico rilevante;

b) quello c.d. «comparativo», determina, come punto di riferimento, il rumore di fondo dell’ambiente circostante (costituito dal complesso dei rumori indistinti, continui e caratteristici di una certa zona, senza l’apporto della fonte rumorosa che si assume inquinante) e giudica intollerabili le immissioni che lo superano oltre una certa intensità.



I due metri di misura sopra descritti sono stati richiamati in alcune norme di carattere pubblicistico, come ad esempio nel d.p.c.m. 1° marzo 1991, pubblicato sulla G.U. 8 marzo 1991, n. 57, e recante «Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno», il quale li citava entrambi.



La giurisprudenza predominante nei giudizi di tutela della proprietà ex art. 844 c.c., applica ai fini della valutazione del limite di tollerabilità delle immissioni acustiche, il criterio comparativo,

«…consistente nel confrontare il livello medio del rumore di fondo senza disturbi provenienti da altre fonti, con quello del rumore risultante dalle immissioni, e nel ritenere superato il limite della normale tollerabilità nel caso in cui i rumori abbiano intensità di oltre 3 decibel superiore al livello sonoro del fondo determinato come sopra» .


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